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Recalcati: "La maestra ci guardava con odio, detestandoci, mi ammutinai al sapere e fui bocciato in seconda elementare". Quando il maestro fa la differenza

"Il vero maestro non vuole raddrizzare i propri studenti, perché sa che sono perfetti così come sono, è consapevole che..."

“Sono stato bocciato in seconda elementare. Ero considerato un bambino disagiato, diciamo, probabilmente anormale. Perché mi ero, di fatto, ammutinato al sapere della nostra maestra milanese, che ci raggiungeva dopo un lungo viaggio in periferia con chiaro nervosismo… Era una donna con uno strano chignon, fumava Muratti in classe e ci guardava con odio, detestandoci”.

È con queste parole che lo psicanalista Massimo Recalcati, nel suo ultimo libro “Lo splendore e la polvere” si lascia andare ad un racconto intimo e profondo della sua infanzia. L’esperto in questo intervento fa emergere gli aspetti che caratterizzano un bravo maestro rispetto ad un maestro che detesta la sua professione. Continua Recalcati: “ Un giorno ci chiese quale fosse secondo noi la bellezza del fuoco. Tutti siamo intervenuti dicendo a nostro modo quale potesse essere la bellezza del fuoco… E di fronte a una molteplicità di risposte, anche molto belle, lei ci zittì e ci disse: “Non avete capito! La bellezza del fuoco è una sola. Il fuoco è bello perché si muove!”. Io, dopo questa perla di saggezza, ho pensato di non volere più niente da lei. Mi sono isolato in un autismo mutacico che ha sollevato molte perplessità nei miei genitori e nei miei insegnanti di allora… Quindi fui bocciato in seconda elementare a causa di questo ammutinamento”.

Quando un’insegnante non apre ma chiude, quando esiste un solo sapere considerato giusto, quando osserva gli studenti solo come contenitori da riempire e non come individui dai quali anche il maestro può apprendere allora sta mettendo in pratica tutte quelle azioni che lo definiscono come “cattivo”. Infatti, afferma Recalcati: “Qui si vede bene la versione più insidiosa dell’ignoranza: perché l’ignoranza non è solo ignorare qualcosa che non si sa. Il vero ignorante, il più pericoloso, è il cattivo maestro, quello che pretende di sapere la verità, la sola verità, il solo modo di dire la bellezza del fuoco. Mentre in realtà la bellezza del fuoco si può raccontare e dire in molti modi”.

I giovani hanno bisogno di qualcuno che abbia voglia di trasmettere loro la propria passione, qualcuno che sia in grado di aprire a nuovi orizzonti, a nuovi modi di pensare, solo in questo modo uno studente riuscirà a confrontarsi con i propri limiti, scoprire che al di là delle proprie paure, incertezze ed insicurezze esistono molteplici mondi da esplorare. “E, fra l’altro - continua Recalcati - è con questo slogan che la maestra milanese si presentò a noi: “Voi siete tutte viti storte, io sono il paletto e il filo di ferro, il mio compito è raddrizzarvi!”. È una versione botanico-autoritaria dell’educazione che non coglie il punto, perché avrebbe dovuto dire “voi siete tutti delle viti storte, il mio compito è amare la vostra stortura, è quello di credere nella vostra stortura come si può credere al buio”.

Il vero maestro non vuole raddrizzare i propri studenti, perché sa che sono perfetti così come sono, è consapevole che tra quei banchi non tutti diventeranno fisici, matematici, ingegneri, ma questo non toglie l’importanza del sapere. Ma voler a tutti i costi far convergere decine e decine di menti in un unico pensiero vuol dire allontanarli dalla propria autenticità. Un concetto arcaico dell’apprendimento ci suggerisce che: “l’allievo sarebbe un vuoto e l’apprendimento sarebbe dato dal maestro che versa il liquido del suo sapere dentro questo contenitore”. In realtà, afferma Recalcati: “il vero maestro non compie questa operazione di riempimento del vuoto della testa dell’allievo, ma fa dei buchi… Provoca dei vuoti nella testa in modo tale da mettere in movimento l’allievo verso il sapere”.

Il vero maestro, dunque, è quello che non ha paura dell’errore, dell’incertezza, del nuovo. Non vuole riempire i suoi allievi ma lasciare spazi vuoti, gli stessi che saranno riempiti dallo studente di sogni, speranze ed ambizioni. In conclusione, riportiamo le parole dell’esperto, nel quale racconta la sua esperienza da insegnante: “Ero stato un bambino considerato idiota. Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, mastico le cose sino all’osso. Nelle persone alle quali mi rivolgo mentre insegno, cerco sempre il volto annoiato e un po’ ebete del bambino che sono stato”. Forse l’esperienza più autentica dell’insegnare è proprio questa, rivedere negli occhi di ogni studente tutte le emozioni che abbiamo nascosto dietro a quel banco di legno, dalla noia alla paura, dall’incertezza alla felicità e trasformarle in un’esperienza dell’ essere prima del sapere. 



di Natalia Sessa

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