Recalcati: "La maestra ci guardava con odio, detestandoci, mi ammutinai al sapere e fui bocciato in seconda elementare". Quando il maestro fa la differenza
- La Redazione

- 26 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 27 mag
"Il vero maestro non vuole raddrizzare i propri studenti, perché sa che sono perfetti così come sono, è consapevole che..."

“Ero considerato un bambino disagiato, diciamo, probabilmente anormale. Perché mi ero, di fatto, ammutinato al sapere della nostra maestra milanese, che ci raggiungeva dopo un lungo viaggio in periferia con chiaro nervosismo… Era una donna con uno strano chignon, fumava Muratti in classe e ci guardava con odio, detestandoci”.
Attraverso questo ricordo della sua maestra, Recalcati introduce una riflessione su due modi opposti di vivere l’insegnamento: quello del maestro che accompagna e quello del maestro che spegne.
Continua Recalcati: “La maestra un giorno ci chiese quale fosse secondo noi la bellezza del fuoco. Tutti siamo intervenuti dicendo a nostro modo quale potesse essere la bellezza del fuoco… E di fronte a una molteplicità di risposte, anche molto belle, lei ci zittì e ci disse: “Non avete capito! La bellezza del fuoco è una sola. Il fuoco è bello perché si muove!”. Io, dopo questa perla di saggezza, ho pensato di non volere più niente da lei. Mi sono isolato in un autismo mutacico che ha sollevato molte perplessità nei miei genitori e nei miei insegnanti di allora… Quindi fui bocciato in seconda elementare a causa di questo ammutinamento”.
Quando un’insegnante non apre ma chiude, quando esiste un solo sapere considerato giusto, quando osserva gli studenti solo come contenitori da riempire e non come individui dai quali anche il maestro può apprendere allora sta mettendo in pratica tutte quelle azioni che lo definiscono come “cattivo”. Infatti, afferma Recalcati: “Qui si vede bene la versione più insidiosa dell’ignoranza: perché l’ignoranza non è solo ignorare qualcosa che non si sa. Il vero ignorante, il più pericoloso, è il cattivo maestro, quello che pretende di sapere la verità, la sola verità, il solo modo di dire la bellezza del fuoco. Mentre in realtà la bellezza del fuoco si può raccontare e dire in molti modi”.
I giovani hanno bisogno di adulti capaci di trasmettere passione, aprire nuovi orizzonti e accompagnare gli studenti verso modi diversi di guardare il mondo. Solo così un ragazzo riesce davvero a confrontarsi con i propri limiti e a scoprire che, oltre le paure e le insicurezze, esistono possibilità ancora inesplorate. “E, fra l’altro - continua Recalcati - è con questo slogan che la maestra milanese si presentò a noi: “Voi siete tutte viti storte, io sono il paletto e il filo di ferro, il mio compito è raddrizzarvi!”. È una versione botanico-autoritaria dell’educazione che non coglie il punto, perché avrebbe dovuto dire “voi siete tutti delle viti storte, il mio compito è amare la vostra stortura, è quello di credere nella vostra stortura come si può credere al buio”.
Il vero maestro non vuole raddrizzare i propri studenti, perché sa che sono perfetti così come sono, è consapevole che tra quei banchi non tutti diventeranno fisici, matematici, ingegneri, ma questo non toglie l’importanza del sapere. Voler spingere tutti verso un unico modo di pensare rischia infatti di allontanare gli studenti dalla propria autenticità.
Per troppo tempo la scuola ha immaginato l’apprendimento come un semplice riempire un vuoto, quasi che lo studente fosse soltanto un contenitore da colmare.
In realtà, afferma Recalcati: “il vero maestro non compie questa operazione di riempimento del vuoto della testa dell’allievo, ma fa dei buchi… Provoca dei vuoti nella testa in modo tale da mettere in movimento l’allievo verso il sapere”.
Il vero maestro, dunque, è quello che non ha paura dell’errore, dell’incertezza, del nuovo. Non vuole riempire i suoi allievi ma lasciare spazi vuoti, gli stessi che saranno riempiti dallo studente di sogni, speranze ed ambizioni.
Massimo Recalcati, raccontando il suo modo di vivere l’insegnamento, lascia forse anche il consiglio più importante per ogni maestro:
“Ero stato un bambino considerato idiota. Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, mastico le cose sino all’osso. Nelle persone alle quali mi rivolgo mentre insegno, cerco sempre il volto annoiato e un po’ ebete del bambino che sono stato”.
E tu, lettore che ci segui, hai mai incontrato un insegnante capace di cambiare davvero il tuo modo di vedere il sapere?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima.
di Natalia Sessa




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La maestra che ha avuto il meraviglioso prof. RECALCATI, aveva senz'altro qualche problema.Non solo la scuola non era per lei,ma nessun altro impiego avrebbe potyto svolgere...da persona normale.
Gli insegnanti di adesso hanno un contesto operativo... complesso,In ogni caso la VOCAZIONE all' insegnamento credo che sia molto...molto rara.Ho usato il termine Vocazione,volutamente,perche` chi non ce l'ha non dovrebbe mai ...fare scuola...sarebbe DISFARE ,la scuola.
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