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Percorsi INDIRE, una docente SSIS: "Dal nostro percorso al TFA la riduzione è stata molto più ampia. Perché oggi tanti pregiudizi?"

Una docente che ha conseguito prima l'abilitazione SSIS e poi la specializzazione sul sostegno ripercorre l'evoluzione della formazione degli insegnanti e invita a riflettere sul dibattito che accompagna i percorsi INDIRE.

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di una docente di sostegno che ha conseguito prima l'abilitazione attraverso il percorso biennale SSIS e successivamente la specializzazione universitaria sul sostegno. Partendo dalla propria esperienza formativa, propone una lettura del dibattito sui percorsi INDIRE, richiamando il passaggio dalla SSIS al TFA e invitando a una riflessione sul rapporto tra formazione, esperienza professionale e cambiamento del sistema di reclutamento.


A seguire la lettera alla redazione.


"Leggo in questi giorni molte critiche ai percorsi INDIRE. Si sostiene che una riduzione del percorso formativo comporti inevitabilmente una riduzione della qualità professionale dei futuri docenti di sostegno. Da docente che ha conseguito prima l'abilitazione biennale SSIS e successivamente la specializzazione universitaria sul sostegno, mi permetto però di ricordare un passaggio che molti sembrano aver dimenticato.


Con il sistema SSIS l'abilitazione disciplinare rappresentava una condizione indispensabile per accedere alla specializzazione sul sostegno. Due anni di formazione universitaria, seguiti da un ulteriore percorso specialistico di circa 800 ore. Era quello il modello considerato necessario per formare un docente di sostegno.

Con l'introduzione del TFA sostegno quel modello è stato profondamente modificato. L'accesso non è stato più subordinato a una preventiva abilitazione disciplinare e il percorso complessivo è stato notevolmente ridotto rispetto a quello previsto dalla SSIS. Eppure oggi nessuno si sognerebbe di sostenere che i docenti specializzati attraverso il TFA siano professionisti di serie B o meno preparati.


Perché, allora, lo stesso ragionamento non dovrebbe valere oggi?

Ogni riforma porta con sé dubbi e resistenze. È accaduto con il passaggio dalla SSIS al TFA e oggi accade con i percorsi INDIRE. Il cambiamento può essere discusso, migliorato e persino criticato, ma non può essere respinto per principio. A maggior ragione quando riguarda docenti che hanno già maturato almeno tre anni di servizio sul sostegno e che, proprio in virtù dell'esperienza acquisita sul campo, il legislatore ha ritenuto meritevoli di un percorso straordinario finalizzato alla stabilizzazione. L'esperienza non sostituisce la formazione, ma ne rappresenta un completamento essenziale. Per questo, prima di parlare di svalutazione della professionalità, sarebbe opportuno riconoscere il valore di chi, per anni, ha garantito il diritto allo studio degli alunni con disabilità lavorando ogni giorno nelle classi della scuola italiana."


La riflessione proposta dalla docente invita a guardare la questione da una prospettiva storica. Ogni riforma della formazione degli insegnanti è stata accompagnata da dubbi e resistenze. È accaduto con il passaggio dalla SSIS al TFA sostegno e oggi il dibattito si ripropone con i percorsi INDIRE.

La lettera non intende stabilire quale modello sia migliore, ma richiama un principio di coerenza: se il cambiamento introdotto dal TFA ordinario non ha portato a considerare meno preparati i docenti che lo hanno frequentato, lo stesso giudizio preventivo non dovrebbe essere riservato ai percorsi INDIRE, tanto più quando sono destinati a docenti che hanno già maturato almeno tre anni di servizio sul sostegno.

Sarà la qualità della formazione e, soprattutto, la professionalità dimostrata ogni giorno nelle classi a consentire una valutazione seria.

di La Redazione



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