PDP per alunni con DSA, mappe e tempi aggiuntivi non bastano: cosa scrivere perché le misure funzionino davvero. Modello compilabile
La stessa diagnosi non richiede necessariamente gli stessi interventi. Dalle verifiche al lavoro a casa, esempi per scegliere strumenti e dispense e tradurli in indicazioni utili ai docenti…

Una mappa consentita, ma troppo complessa da consultare. Un computer disponibile, che l’alunno non sa ancora utilizzare. Più tempo per una verifica, senza aver individuato che cosa rallenta il lavoro. Sono situazioni nelle quali una misura prevista nel Piano didattico personalizzato può non produrre il beneficio atteso.
Per gli alunni con Disturbi specifici dell’apprendimento, il PDP formalizza gli interventi didattici individualizzati e personalizzati, gli strumenti compensativi, le misure dispensative e le modalità di verifica e valutazione che la scuola è tenuta a garantire. La sua utilità dipende quindi da quanto le indicazioni scritte riescono a rispondere alle difficoltà incontrate nelle attività quotidiane.
La Legge 170/2010, il DM 5669/2011 e le relative Linee guida costituiscono i riferimenti per costruire questo percorso. Per la valutazione e gli esami di Stato si aggiungono le disposizioni del D.Lgs. 62/2017, in particolare gli articoli 11 e 20. La legge prevede anche il controllo periodico dell’efficacia delle misure adottate: predisporre il documento è l’inizio del lavoro, non la sua conclusione.
Quali disturbi rientrano nei DSA
La Legge 170/2010 riconosce quattro disturbi specifici dell’apprendimento:
Dislessia: riguarda la lettura e si manifesta con difficoltà nella correttezza e nella rapidità della decodifica.
Disgrafia: riguarda la realizzazione grafica della scrittura, quindi gli aspetti del gesto grafico.
Disortografia: riguarda i processi di transcodifica nella scrittura, con difficoltà nella correttezza ortografica.
Discalculia: riguarda gli automatismi del calcolo e l’elaborazione dei numeri.
Questi disturbi possono presentarsi separatamente oppure insieme. Non sono sinonimo di scarso impegno o di ridotte capacità intellettive. Una difficoltà scolastica, inoltre, non equivale da sola a una diagnosi di DSA: l’osservazione dei docenti e l’accertamento clinico hanno funzioni differenti.
Prima dello strumento, individuare l’ostacolo
La diagnosi offre informazioni indispensabili, da leggere insieme alle osservazioni dei docenti. Due alunni con dislessia possono avere livelli diversi di autonomia, strategie di studio differenti e una diversa familiarità con i supporti digitali.
Una domanda utile nella compilazione è: quale passaggio impedisce all’alunno di mostrare ciò che sa?
Se durante una verifica di storia la lettura delle consegne assorbe gran parte del tempo disponibile, occorre intervenire sull’accesso al testo. Se invece l’alunno comprende la richiesta ma fatica a organizzare la risposta, può servire una guida alla pianificazione.
Indicare soltanto “difficoltà nella lettura” o “uso delle mappe” lascia irrisolto il collegamento tra il bisogno e l’intervento.
Strumenti compensativi: specificare quando e come usarli
Sintesi vocale, videoscrittura, calcolatrice, tabelle e formulari possono sostenere prestazioni rese difficoltose dal disturbo. Il loro impiego richiede anche un accompagnamento didattico: metterli a disposizione non significa che l’alunno sappia già utilizzarli con autonomia. È un aspetto richiamato dalle Linee guida ministeriali e dall’articolo 4, comma 4, del DM 5669/2011..
Nel PDP conviene precisare la funzione del supporto e le attività nelle quali viene utilizzato. Questi esempi mostrano come rendere più operative le indicazioni:
Indicazione generica | Formulazione da adattare al singolo alunno |
Uso delle mappe | In storia, impiego di una mappa con parole chiave e collegamenti, costruita e utilizzata durante lo studio, anche nel colloquio di verifica |
Uso del computer | Videoscrittura per elaborati estesi, con correttore ortografico e attività guidate per imparare a revisionare il testo |
Uso della calcolatrice | Calcolatrice nei problemi in cui si verifica la scelta del procedimento; modalità specifiche per le attività dedicate alle abilità di calcolo |
Uso della sintesi vocale | Ascolto dei testi di studio in formato digitale accessibile, dopo averne esercitato l’utilizzo durante le lezioni |
Sono esempi di progettazione, non prescrizioni da applicare a tutti gli alunni con la stessa diagnosi.
Dispense e compiti: chiarire quale prestazione si modifica
Le misure dispensative riguardano prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente difficoltose senza essere essenziali all’apprendimento da conseguire. Vanno scelte in relazione al bisogno effettivo, salvaguardando gli obiettivi del percorso.
Anche qui, la formulazione conta. “Meno compiti” non chiarisce quali esercizi mantenere e perché. È più utile concordare una selezione che permetta di lavorare sulle diverse abilità richieste, riducendo le ripetizioni eccessive.
Per esempio, se una pagina contiene molti esercizi dello stesso tipo, il docente può individuarne alcuni rappresentativi. Se invece gli esercizi verificano procedimenti differenti, ridurne semplicemente il numero potrebbe eliminare una parte dell’apprendimento da consolidare.
Il 30% di tempo aggiuntivo non è una regola automatica
Le Linee guida indicano il 30% in più come riferimento ragionevole in assenza di indici più precisi. La scelta deve essere calibrata sulle prestazioni dell’alunno; è prevista anche la possibilità di ridurre il materiale, mantenendolo significativo sul piano disciplinare.
Su una prova di 60 minuti, il 30% corrisponde a 18 minuti aggiuntivi, per una durata complessiva di 78 minuti.
Nel PDP è utile rendere esplicita l’organizzazione: tempo supplementare, selezione degli esercizi o altri adattamenti coerenti con la difficoltà osservata. La generica dicitura “tempi più lunghi” può lasciare decisioni diverse a ogni verifica.
Verifiche e valutazione devono essere coerenti con il PDP
Il documento deve specificare come l’alunno potrà dimostrare gli apprendimenti: struttura delle prove, supporti consentiti, tempi e criteri di valutazione.
Il DM 5669/2011 richiede modalità che consentano di accertare il livello raggiunto, prestando attenzione ai contenuti disciplinari e agli effetti dell’abilità deficitaria. La valutazione resta necessaria, ma deve poter distinguere ciò che l’alunno ha appreso dalle difficoltà con cui riesce a esprimerlo.
Per le lingue straniere, gli adattamenti delle prove non vanno confusi con la dispensa dalle prestazioni scritte o con l’esonero dall’insegnamento. Questi ultimi richiedono condizioni specifiche: non sono opzioni automatiche conseguenti alla diagnosi. La dispensa dalle prestazioni scritte richiede congiuntamente una certificazione che attesti la gravità del disturbo e contenga un’esplicita richiesta di dispensa, la richiesta della famiglia o dello studente maggiorenne e l’approvazione del consiglio di classe.
L’esonero dall’insegnamento delle lingue straniere riguarda invece casi di particolare gravità documentati nella certificazione diagnostica, su richiesta della famiglia e con approvazione del consiglio di classe. Le conseguenze sul titolo di studio cambiano secondo il ciclo: nel primo ciclo sono previste prove differenziate con valore equivalente ai fini del diploma; nel secondo ciclo il percorso differenziato conduce al rilascio dell’attestato di credito formativo, anziché del diploma.
Quando predisporlo e come aggiornarlo
Le Linee guida prevedono la formalizzazione degli interventi entro il primo trimestre scolastico, articolandoli per le discipline interessate e attraverso il raccordo con la famiglia.
Nel monitoraggio, oltre ai risultati delle prove, possono essere osservati l’autonomia, l’affaticamento, la partecipazione e l’effettivo utilizzo dei supporti. Se uno strumento resta inutilizzato, occorre comprenderne la ragione: può richiedere ulteriore esercizio, essere poco accessibile oppure non rispondere adeguatamente al compito.
Il riesame serve a documentare che cosa confermare e che cosa modificare, sulla base delle evidenze raccolte e del confronto con famiglia e studente.
Il modello compilabile AScuolaOggi
L’allegato, presente a fine articolo, contiene spazi per il profilo iniziale, le attività individualizzate e personalizzate, gli strumenti, le dispense, le verifiche e la condivisione con la famiglia. Una scheda conclusiva permette di registrare gli esiti del monitoraggio e le decisioni successive.
È un modello operativo non ministeriale, da adattare all’alunno e alle procedure dell’istituto. Le pagine dedicate alle discipline e al riesame possono essere duplicate secondo necessità.
di La Redazione
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