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Pagelle sui social e reazioni acritiche online: il rischio della disinformazione, tra privacy dei minori e cittadinanza digitale

La riflessione prende avvio dall’iniziativa di un dirigente scolastico che, tramite una provocazione con l’intelligenza artificiale, ha evidenziato la diffusione della pubblicazione sui social delle pagelle e dei...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime apprezzamento per la riflessione pubblica suscitata dall'iniziativa del dirigente scolastico Alfonso D'Ambrosio dell'Istituto Comprensivo di Lozzo Atestino, che attraverso una provocazione costruita con l'intelligenza artificiale ha acceso i riflettori su una pratica sempre più diffusa: la pubblicazione sui social network delle pagelle e dei risultati scolastici dei figli.


L'esperimento ha prodotto un esito tanto prevedibile quanto inquietante. Migliaia di interazioni, centinaia di commenti, giudizi formulati senza aver compreso il contenuto del messaggio. Una dinamica che non riguarda soltanto il funzionamento degli algoritmi, ma rivela una progressiva trasformazione del rapporto tra persone, informazione e responsabilità.

La velocità della reazione prevale sulla profondità della comprensione; l'impulso sostituisce la riflessione; l'apparenza prende il posto del significato.


La scuola è chiamata quotidianamente a promuovere competenze critiche, capacità argomentative e cittadinanza digitale. Tuttavia, nessun percorso educativo può risultare efficace se il contesto adulto continua a proporre modelli comunicativi fondati sull'esibizione, sulla ricerca del consenso immediato e sulla confusione tra sfera privata e spazio pubblico.

Pubblicare una pagella non significa semplicemente condividere un risultato scolastico. Significa trasformare un momento del percorso formativo, spesso carico di emozioni, aspettative e fragilità, in un contenuto destinato alla valutazione collettiva. Il rischio è quello di ridurre la complessità della crescita personale a un indicatore numerico, alimentando una cultura della prestazione nella quale il valore della persona tende a coincidere con il successo misurabile".


Ogni voto racconta una storia che nessuna fotografia può restituire: impegno, difficoltà, resilienza, contesti familiari, talenti ancora in formazione, ostacoli superati o ancora da affrontare. Esporre pubblicamente tali elementi significa sottrarli alla dimensione educativa della relazione per consegnarli alla logica dell'approvazione sociale, dove il numero dei "like" finisce per sostituire il dialogo autentico.


Il CNDDU richiama inoltre l'attenzione sul diritto fondamentale dei minori alla riservatezza e alla tutela della propria identità digitale. Ogni informazione condivisa oggi contribuisce alla costruzione di un'impronta digitale destinata ad accompagnare bambini e adolescenti ben oltre il tempo della scuola. Il consenso dei genitori alla pubblicazione non esaurisce la questione etica, poiché il diritto all'autodeterminazione digitale appartiene innanzitutto ai futuri cittadini che quei bambini diventeranno.


L'episodio dimostra anche un altro elemento di particolare rilievo educativo: gli adulti non possono limitarsi a denunciare i comportamenti superficiali delle nuove generazioni se sono i primi a praticare modalità comunicative caratterizzate da letture frettolose, condivisioni acritiche e reazioni emotive prive di verifica. L'educazione digitale non si insegna esclusivamente attraverso lezioni o regolamenti, ma soprattutto mediante la coerenza dei comportamenti quotidiani.

L'ulteriore esperimento relativo alla falsa interpretazione della pagella di Albert Einstein conferma quanto la disinformazione prosperi quando viene meno l'abitudine alla verifica delle fonti.


La capacità di sospendere il giudizio, leggere integralmente un testo e accertarne l'attendibilità costituisce oggi una delle competenze civiche più urgenti da coltivare.

La scuola del XXI secolo non può limitarsi a contrastare il cyberbullismo o l'uso improprio delle tecnologie. È chiamata a promuovere una vera ecologia della comunicazione, nella quale il rispetto della dignità della persona, la tutela della privacy, il pensiero critico e la responsabilità nella produzione e nella diffusione dei contenuti diventino elementi strutturali dell'educazione alla cittadinanza.


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che episodi come questo possano favorire un confronto nazionale sul ruolo educativo degli adulti nell'ecosistema digitale. Non basta chiedere ai giovani di essere cittadini digitali consapevoli: occorre che gli adulti dimostrino, con i propri comportamenti, che la responsabilità precede sempre la condivisione, che il rispetto viene prima della visibilità e che il valore di una persona non può essere ridotto alla fotografia di una pagella".

di La Redazione




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