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Ora di religione, un alunno su cinque dice no. Il Papa: "Aiuta a crescere nella conoscenza di Dio e del mondo"

Quasi il 18% degli studenti non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Leone XIV richiama il valore educativo della disciplina: “Possa ampliare gli orizzonti”

Diciotto studenti su cento non entrano più in classe quando suona l'ora di religione cattolica. Un dato che, anno dopo anno, cresce con regolarità: nel 2021/22 la quota di chi non si avvaleva dell'insegnamento era ferma al 15,8%, oggi è circa il 18%. Nel mezzo, una progressione costante, un punto percentuale alla volta, che il ministero dell'Istruzione registra puntualmente attraverso le rilevazioni sulle scuole. Il fenomeno riguarda tutti gli ordini di scuola, ma con intensità diverse.

Alla scuola dell'infanzia e alla primaria la partecipazione resta alta, sopra l'86%. Il calo più marcato si registra alle scuole superiori, dove la quota di chi segue l'ora di religione scende sotto il 76% a livello nazionale e, nelle regioni del Nord, arriva a toccare appena il 66% nella secondaria di secondo grado. A pesare sul dato nazionale sono soprattutto alcune aree del Centro-NordUndici province italiane hanno ormai superato la soglia del 30% di non avvalentisi: in testa resta Firenze, dove sceglie la materia alternativa quasi la metà degli studenti, seguita da Bologna, Ravenna, Livorno, Aosta, Modena, Mantova e Biella. Se si abbassa l'asticella al 25%, la lista sale a 31 province, quasi una su tre tra quelle censite.

All'estremo opposto ci sono i territori del Sud, dove le rinunce restano marginali: a Taranto, Benevento e nella provincia di Barletta-Andria-Trani non arrivano al 4%. Il Meridione mantiene infatti percentuali di adesione molto elevate, che alla scuola primaria raggiungono il 95-96%. È proprio questo squilibrio geografico a rendere la media nazionale meno drammatica di quanto i titoli sulle grandi città lascino intendere: mentre a Firenze e Bologna la scelta di non seguire religione è ormai maggioritaria o quasi, in gran parte del Sud resta ancora un'eccezione statistica.

La soluzione proposta da Novara è quella Su questi numeri è intervenuto anche Papa Leone XIV, che il 2 settembre, salutando i fedeli polacchi durante l'udienza generale, ha collegato l'avvio dell'anno scolastico al valore della catechesi: "L'anno scolastico, iniziato ieri, segna un'ulteriore tappa nel percorso di acquisizione delle conoscenze e di educazione delle nuove generazioni, grazie alla collaborazione tra genitori, scuola e Chiesa", ha detto il Pontefice, secondo quanto riportato dall'Ansa, augurandosi che le lezioni di religione possano "ampliare gli orizzonti" degli studenti.

Un richiamo che arriva mentre la Cei continua a insistere sul fatto che la maggioranza degli studenti italiani sceglie ancora l'insegnamento della religione cattolica, definendolo uno spazio di crescita personale oltre che religiosa. Tra le principali cause del fenomeno vengono indicate sia la progressiva secolarizzazione della società italiana, sia l'aumento degli studenti stranieri o con genitori appartenenti ad altre confessioni religiose. Il calo si riflette anche sull'organico dei docenti di religione, sceso per l'anno in corso a poco più di 16.600 postioltre cento in meno rispetto al 2024/25.



di Leandro Castagna

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