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Messina, si frattura il polso correndo in palestra: niente risarcimento. I genitori condannati a pagare le spese legali

Il Tribunale dà ragione all'istituto scolastico: l'alunno di undici anni ha ignorato le direttive dell'insegnante e ha agito di testa sua.

La scuola non è un'assicurazione universale chiamata a risarcire qualsiasi incidente accada tra i banchi o durante le ore di educazione fisica. Se un alunno decide consapevolmente di ignorare le regole e si fa male da solo, l'istituto non ha alcuna colpa. È questo il principio alla base della sentenza del Tribunale di Messina, che lo scorso 21 maggio ha respinto in blocco la richiesta di risarcimento avanzata dalla famiglia di uno studente.


 Anzi, la decisione dei magistrati si è rivelata una vera e propria stangata per i genitori: non solo non riceveranno il denaro richiesto, ma sono stati condannati a sborsare oltre 5.000 euro per pagare le spese processuali affrontate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dalla scuola e dall'assicurazione.

Per i giudici la situazione è chiara. Un ragazzino di dieci anni, che frequenta la quinta elementare, è perfettamente in grado di comprendere e rispettare delle direttive semplici. Scegliendo di fare di testa propria e di non ascoltare l’insegnante, l’alunno ha provocato un evento imprevedibile, quello che in gergo viene chiamato “caso fortuito”.


 Di fronte a un comportamento del genere, la tutela che si può pretendere dal personale scolastico si azzera. Inoltre, il tribunale ha ribadito che la normale attività motoria svolta nelle palestre non può essere in alcun modo considerata un’attività pericolosa.

Ma cosa era successo esattamente quel giorno? I fatti risalgono al 10 febbraio 2021. Durante la lezione, la classe stava eseguendo un semplice esercizio: i ragazzi dovevano partire da seduti, fare un piccolo scatto e poi proseguire con una corsa lenta fino a dei coni posizionati a cinque metri dal muro per poi tornare indietro.


Il protagonista della vicenda, arrivato in prossimità della parete, ha improvvisamente accelerato la corsa, andando a sbattere violentemente con le mani contro il cemento. L’impatto gli ha causato la frattura del polso destro.

L’esatta dinamica è stata confermata in aula dalle testimonianze dell’insegnante di educazione motoria e di un collega di sostegno, presente in quel momento per seguire un’altra alunna. Nonostante la chiara disubbidienza del figlio, i genitori avevano rifiutato la prima offerta dell’assicurazione e avevano trascinato la scuola in tribunale, pretendendo quasi 10.000 euro per danni fisici e morali. Una pretesa che i magistrati hanno rispedito al mittente.


di Leandro Castagna





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