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Tupini: "Con la pretesa di cambiarci, blocchiamo tutto. Se voi accettate di essere come siete, mettete in moto un lavoro stupendo dentro di voi"

Aggiornamento: 29 mag

"Quello che ci porta lontano da noi, non ci appartiene davvero ed è una nostra responsabilità lasciarlo andare..."

Quante volte abbiamo cercato di assecondare, di conformarci, di essere più simili ad una versione apprezzata dagli altri ma molto lontana da quella che per noi andava bene davvero. Ed è proprio quando ci allontaniamo da quello che siamo, che il corpo e la mente lo sentono. In ogni luogo non ci sentiamo mai a casa e iniziamo a domandarci: cos’è che non va in noi?.

Su questo argomento è intervenuta la psicologa, Gabriella Tupini, che con parole semplici e dirette decide di farci rincontrare con la parte più vera ed autentica di noi: “Se voi accettate di essere come siete, con i sentimenti che avete, sicuramente, voi mettete in moto un lavoro stupendo dentro di voi. Non mettete più ostacoli tra voi e quello che siete davvero”. Il nostro obiettivo nella vita non è rendere felici gli altri e neppure vivere in un costante confronto, ma ricercare un equilibrio, un luogo metaforico nel quale possiamo vivere in tranquillità e serenità, un posto dove rifugiarci quando tutto diventa troppo.

Quello che ci porta lontano da noi, non ci appartiene davvero ed è una nostra responsabilità lasciarlo andare. Infatti, continua Tupini: “Con la pretesa di cambiarci, noi blocchiamo tutto”. Quando nelle nostre vite avviene “un blocco”, nel quale non riusciamo a muoverci, non riusciamo a prendere una decisione e restiamo soli con il nostro senso di colpa che ci dice che stiamo perdendo solo tempo, in quel momento forse è necessario fermarsi davvero per capire se tutto ciò che stiamo vivendo ci appartiene.

Magari questa riflessione ci porterà a lasciar andare qualcosa e focalizzarci, finalmente, solo su quello che per noi è davvero importante. Quando sentiamo di non andare bene, conclude Tupini: “costruiamo una mente ipertrofica gigantesca che manovra tutto e che uccide qualsiasi forma di sentimento”. Noi siamo fatti per sentire: gioia, felicità, paura, tristezza e se non sentiamo più queste emozioni allora arriva il momento di riportarci a "casa", di allontanarci da quei posti che non ci nutrono più, da persone che invece di comprenderci aumentano il nostro disagio. La felicità, a volte, non inizia con aggiungere più cose alla vita, ma con sottrarre quello che non è più indispensabile. 


E tu, lettore che ci segui, sei o sei mai stato lontano da te stesso al punto da non riconoscerti più? Cosa hai deciso di fare per riportarti a "casa" ?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima.



di Natalia Sessa

3 commenti


Marcello
27 mag

Inutile dire che spesso ci lasciamo coinvolgere dagli altri senza esserne convinti. È un modo per fare parte del gruppo per non sentirsi esclusi. Alcune volte invece coscientemente ci lasciamo ammaliare da chi ci sta vicino. Sentiamo che la persona che ci sta accanto è quella che ti fa star bene e pensi che sia possibile vivere una relazione. Questo, però, accade inizialmente perché poi ti rendi conto che quella persona, verso cui provi un'attrazione, è l'opposto di te. In un primo momento ritieni che sei tu quello sbagliato, ma poi ti rendi conto che lei ti sta portando lontano da te, da quello che sei veramente. Subentra uno stato doloroso, di tristezza, di colpa e ti metti in discussione…

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Ospite
27 mag

Anche a me è capitato che qualcuno si approfittasse di me e del mio buon cuore cercando di sfruttarmi per i suoi interessi, ma ho imparato a dire no ed avere rispetto per me stessa perché ho capito che non puoi fidarti di nessuno

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Mario
27 mag

L’uomo è un essere in divenire, pronto a modificare continuamente la propria identità, ma sempre impegnato nel delicato equilibrio tra identificazione e differenziazione. È proprio questo compromesso a permettere la costruzione di un’identità sempre più autentica e originale. La Tupini ha il grande dono della semplicità e ci comunica con chiarezza che non sono le emozioni del momento a decidere la direzione della nostra vita. L’albero si riconosce dai frutti. E solo quando un albero è ormai secco, non per impulso o sentimento, ma nella realtà concreta delle sue conseguenze, allora va tagliato. Un bell'articolo...

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