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Lucangeli: "Se ti senti solo nonostante tanti contatti, il problema non è tuo". I giovani hanno bisogno di adulti consapevoli: così le guide possono fare la differenza

Se i ragazzi si sentono soli anche con centinaia di contatti, il problema non è la quantità ma la qualità delle relazioni. Il ruolo degli adulti diventa decisivo per aiutarli a crescere davvero...

“Se ti senti solo nonostante centinaia di contatti, il problema non è tuo.” È da qui che parte la riflessione di Daniela Lucangeli su una delle contraddizioni più profonde del nostro tempo: essere sempre connessi e sentirsi comunque soli.

In tal prospettiva appaiono significative le parole di Daniela Lucangeli, stimata scienziata e docente di Psicologia dello sviluppo all'Università di Padova, che in tale occasione esprime il suo pensiero in tal modo:

“L’essere umano si è evoluto tramite la relazione. Per esistere abbiamo bisogno dell’altro. Non si tratta in questo caso di dipendenza ‘negativa’: abbiamo un comando di sviluppo che serve all’autodeterminazione della nostra specie, vale a dire che per vivere e per evolvere dipendiamo l’uno dall’altro. Si tratta di un segnale biologico che indica una sete, un bisogno dell’altro. La solitudine, dunque, è un segnale che arriva dal nostro cervello limbico — la parte più antica del cervello, sede delle emozioni costitutive. Se ti senti solo, dovresti chiederti: come mai mi sento solo se ho così tanti contatti? È come dire che ho bisogno della luce del sole e invece sono sotto un neon. O come dire che le bibite in lattina non dissetano come fa l’acqua. Tutto questo significa che noi, come organismi, abbiamo precisi bisogni di salutogenesi — ovvero bisogni indispensabili alla vita e alla salute. Uno di questi, fondamentale, è condurre una vita in relazione con gli altri”.

Occorre, per tale ragione, avere piena consapevolezza, comprendendo fino in fondo che la salute di ciascuno di noi presuppone un continuo scambio di informazioni tra corpo e mente. Quando la mente ci manda un segnale, infatti, dobbiamo ascoltarlo. Come tradurre questa consapevolezza nella pratica?

Ecco allora l’importanza dell’azione educativa svolta dagli adulti di riferimento: si tratta, più nel dettaglio, di “adulti consapevoli che non lasciano soli i giovani, che non li viziano, che non si sostituiscono a loro, che non si agitano, ma che stanno. Che sostano. Che sappiano stare nel loro ruolo con una presenza salda e di ascolto, senza delegare né abbandonare — e senza, ripeto, sostituirsi. Un po’ la maieutica di Socrate. Un po’ come quando Maria Montessori diceva: aiutiamo i bambini a fare quello che non sanno fare da soli”.

Pertanto, per fiorire in piena luce e diventare se stessi i giovani hanno bisogno di educatori che, in qualità di magister, siano in grado di svolgere adeguatamente la funzione di guida, supportandoli, riconoscendo il diritto all’errore e valorizzando le loro ambizioni ed inclinazioni personali.

E così, ad esempio, “a scuola i nostri figli non hanno bisogno di essere addomesticati, imparando a memoria anni di contenuti in modo passivo e prestazionale. Serve invece un sistema educativo che sviluppi il discernimento, la fluidità di pensiero e strategie intelligenti di vita. È cambiata la stagione storica: oggi non si tratta più solo di alfabetizzare, ma di fare in modo che bambini e ragazzi sappiano usare tutti gli alfabeti — anche quello affettivo e quello relazionale. Altrimenti l’intelligenza artificiale avrà la meglio…L’addestramento passivo non produce cultura. La cultura si produce solo se si aiutano le menti ad avere desiderio di cultura”, queste le parole utilizzate da Daniela Lucangeli per culminare la sua significativa disamina.

Dunque, occorre un sistema educativo che permetta ai giovanissimi di sviluppare il discernimento e la fluidità di pensiero, facendo rifiorire il desiderio: in tale prospettiva, infatti, un magister può fare la differenza per un allievo.


E tu, lettore che ci segui, pensi che i giovanissimi abbiano bisogno di adulti di riferimento che, in qualità di magister, siano in grado di aiutarli a diventare se stessi, facendo rifiorire le loro passioni ed ambizioni?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

2 commenti


Tecnico ed educare FITARCO
un'ora fa

Una vota che ascolto queste parole rirespiro l'aria "di casa mia" con tutto quello che ho ricevuto, ma anche con i miei fallimenti scolastici, i calci sul sedere dagli insegnanti, giochi pericolosi con ossa rotte, e con i punti di sutura avrei potuto vincere qualcosa di bello. Questa mia infanzia e adolescenza, ormai lontana, mi è stata molto utile e lo capisco bene solo ora. E solo ora queste queste parole mi sembrano quasi ovvie.

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Matilde
2 ore fa

Gli esempi e i punti di riferimento sono fondamentali nella vita di ogni giovane. Nella mia vita il mio punto di riferimento è stato mio padre, sempre presente quando avevo bisogno. Un farò nei suoi modi di comportamento

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