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IA e scuola: vietare non basta, per l’UNESCO bisogna imparare a governarla

Bloccare l’accesso all’intelligenza artificiale attraverso la rete scolastica non impedisce agli studenti di utilizzarla. La sfida è educarli a riconoscerne limiti, errori e opportunità...

Ogni volta che una nuova tecnologia entra nelle aule, la scuola si trova davanti allo stesso dilemma: adattarsi o difendersi. È successo con gli strumenti di scrittura, con le calcolatrici, con i computer e, oggi, con l'intelligenza artificiale generativa.

Allora il punto è: vietare o governare? Un vero e proprio bivio su cui si gioca il futuro rapporto tra scuola e intelligenza artificiale. Da quando strumenti come i chatbot basati su modelli linguistici sono entrati nell'uso quotidiano di milioni di studenti, molti istituti hanno reagito bloccando l'accesso a questi servizi tramite i filtri della rete Wi-Fi scolastica.

Una soluzione che, secondo le analisi dei principali organismi internazionali, si sta rivelando largamente inefficace.

Il primo limite è tecnico. Qualsiasi modello di intelligenza artificiale generativa è raggiungibile da un normale smartphone tramite connessione dati, indipendentemente dalla rete dell'istituto. Impedirne l'uso durante le ore di lezione non elimina il problema: lo sposta semplicemente fuori dal controllo degli insegnanti, spingendo gli studenti verso un utilizzo non supervisionato e privo di qualunque guida didattica.

C'è poi una questione più delicata, messa in evidenza dall'Unesco nella guida Guidance for generative AI in education and researchil rischio concreto che un divieto scolastico finisca per allargare il divario sociale già esistente tra gli alunni.


Se l'intelligenza artificiale viene bandita da scuola ma resta comunque disponibile a casa, gli studenti provenienti da contesti più favoriti continueranno a utilizzarla, mentre quelli che vivono in situazioni di maggiore svantaggio rischiano di restarne esclusi, con una doppia penalizzazione nel percorso scolastico e nell'ingresso nel mondo del lavoro.

A complicare il quadro si aggiunge un problema strutturale: la tecnologia evolve più rapidamente di quanto i sistemi scolastici riescano ad aggiornare programmi e regolamenti. Secondo l'Unesco, questo ritardo lascia spesso i docenti privi di strumenti operativi realmente aggiornati.


La strada alternativa indicata dagli organismi internazionali è quella del "discernimento tecnologico". In pratica, sostituire i divieti con percorsi di educazione digitale, insegnando agli studenti come funzionano gli algoritmi, quali bias possono contenere e come verificare l'attendibilità dei contenuti prodotti dall'IA, così da contrastare anche il rischio di un plagio passivo e inconsapevole.

Un percorso di questo tipo, però, richiede un investimento serio nella formazione dei docenti. Le prime sperimentazioni indicano che l'introduzione dell'IA nella didattica funziona solo se cambia anche il modo di valutare gli studentiIl punto non è più giudicare il compito finito, che un software può produrre in pochi secondi, ma il percorso che porta al risultato: la capacità di analisi critica, la qualità delle domande poste e la rielaborazione personale dei contenuti.

di Leandro Castagna

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