Gesù "alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla". Il poco dell’uomo diventa l’abbondanza di Dio
- La Redazione

- 1 giorno fa
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Cinque pani e due pesci sembrano nulla davanti a una folla immensa. Gesù, però, non rifiuta la nostra pochezza: accoglie ciò che siamo e ciò che abbiamo e lo trasforma in un dono capace di nutrire tutti...

Di Don Vincenzo Carnevale
Gesù, nel Vangelo di oggi, compie gli stessi gesti semplicissimi della Berekah ebraica, la benedizione che ogni giorno viene “pregata” sul pane: “Benedetto sei Tu, Signore, Re del mondo, che fai uscire il pane dalla terra”. Si colga subito la bellezza teologica di questa “benedizione”: non è propriamente il pane ad essere benedetto, ma Dio che lo fa “uscire” dalla terra, il Signore “Re del mondo” che dona pane a volontà e può moltiplicarlo a dismisura e rivelare, così, la Sua immensa bontà e generosità! I gesti e verbi sono conformi alle parole e ai gesti dell’Istituzione dell’Eucaristia: prese… alzò… recitò… spezzò…diede!
Il Testo di Matteo, nella sua dimensione cristologica, rivela il ruolo centrale e dominante di Gesù: Egli si lascia prendere da profonda compassione, accoglie quella folla, guarisce i malati, che gli portano, rimane con loro e parla loro, per tutto il giorno. I discepoli manifestano un certo interesse e una certa attenzione per la folla, e chiedono a Gesù di congedarla per andare a procurarsi da mangiare. “Non occorre che vadano” – risponde loro Gesù -e comanda loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Come possiamo sfamare tutta questa gente, con questi cinque pani e due pesci che ci sono rimasti? “Portatemeli qui”, risponde Gesù, ordina alla folla di “sedersi sull’erba”, prende i pani e i pesci, “prega”, li “benedice”, “spezza” i pani, li da ai discepoli perché li diano alla folla. I Suoi devono solo ascoltare, eseguire, obbedire al Maestro e debbono porsi a Sua completa disposizione, insieme a “quel poco” che hanno e che sono! Che cosa sono cinque pani e due pesci per una folla così numerosa? Eppure, Gesù non vuole fare a meno di questa nostra pochezza! È proprio con “quel poco”, che abbiamo e che siamo e che gli mettiamo tra le mani, che sazia la folla! Il poco dell’uomo diventa l’abbondanza di Dio,la nostra pochezza, è trasformata nel Figlio, abbondanza che nutre e sazia!
Nella prima Lettura, il profeta Isaia indica al piccolo “resto” degli Israeliti esiliati, le vie da percorrere per fare ritorno a Dio e, perciò, alla piena libertà, alla vera gioia della Sua legge. Attraverso questi imperativi, “venite” (tre volte), “ascoltate” (due volte), “porgete l’orecchio”, “comprate senza denaro” e “mangiate”, il Signore Dio promette loro il dono della “alleanza eterna”. “Su, ascoltatemi e mangerete cose buone”! “Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete” (v 3a). Noi, Assemblea domenicale, siamo quegli assetati che Dio ha chiamato all’acqua per essere dissetati pienamente? Ci sentiamo, oggi, invitati a “comprare”, senza denaro, il Vero Pane che sazia e ad ascoltare la Sua Parola per vivere?
Nessuno e nulla, dunque, potrà frapporsi e separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo, e nulla e nessuno, neanche la morte, può assolutamente impedire o vanificare l’ Amore salvifico, che Dio nutre per ciascuno di noi e che ha rivelato e testimoniato nel Figlio, che ha sacrificato per “amore nostro”. Questo è l’annuncio di speranza e di gioia, la professione di fede dell’Apostolo: nessuna angoscia, tribolazione, persecuzione, nessuna potenza del male e “nessuna’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. È l’amore di Dio per noi, in Cristo Gesù, nostro Signore, infatti, ad essere più forte della stessa morte! Solo se radicati in quest’Amore “in Cristo Gesù”, anche Noi saremo ‘supervincitori’, “per virtù di Colui che ci ha amati”. Il Testo si completa con il forte richiamo a 1Cor 3,22ss: “il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.
Oggi, come ogni Domenica, Noi siamo, qui, riuniti per abitudine e per “precetto”, o come quella folla del Vangelo che ha seguito Gesù, facendo a piedi il giro del Lago, per portargli i loro ammalati per essere da Lui guariti, per ascoltarlo tutto il giorno ed essere, a sera, nutriti e saziati del Suo pane “benedetto” e “spezzato”, condividendolo con fraternità e gioia, senza farne perire i “resti” avanzati? Vogliamo anche noi incontrare la Sua Persona ed essere da Lui guariti, illuminasti dalla Sua Parola di verità, saziati dal Suo pane di vita ed essere assimilati a Lui? Siamo disposti ad essere mandati, poi, con le ceste piene di tanto pane, a sfamare i fratelli con la speranza e l’amore di Cristo, dal quale nessuna malattia, nessuna tribolazione, nessuna crisi economica, nessuna angoscia per il futuro può separarci mai?
Si, lo vogliamo! Per questo che siamo qui, tutti insieme: per ascoltare l’unica Parola di verità e per essere saziati e assimilati dal Pane di Vita Eterna e ad andare a distribuirlo a tutti gli affamati di Dio, di verità, di pace e di amore! Il mangiare insieme lo stesso cibo (pane), in fraternità e carità, infatti, è condividere la vita ed impegnarsi a che tutti gli affamati di Dio abbiamo a mangiare questo pane “benedetto” e “spezzato” dal Signore e che a Noi viene affidato perché lo distribuiamo, con lo stesso Suo amore, a tutti gli affamati di Cristo Gesù, Parola di verità e Pane di vita eterna.




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