Doppio canale per i docenti, Pittoni: "Nessuna categoria deve restare esclusa dal ruolo"
- La Redazione

- 1 ora fa
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Dagli idonei PNRR agli Elenchi regionali, fino alla possibilità di utilizzare le GPS per le assunzioni: il progetto di reclutamento torna al centro del dibattito. Pittoni: "Non ci si può ritrovare in un 'selezionificio' senza fine".

Il reclutamento dei docenti continua a essere uno dei nodi più complessi della scuola italiana. Tra concorsi, graduatorie e anni di supplenze, il passaggio alla stabilità resta infatti un percorso tutt'altro che lineare. Su questo tema torna a intervenire Mario Pittoni, già presidente della Commissione Cultura del Senato e autore del DDL 1920 del 2020 sul doppio canale di reclutamento.
L'idea di fondo è quella di affiancare al concorso altri percorsi per l'accesso al ruolo, valorizzando anche l'esperienza e i risultati già conseguiti dai docenti.
"Agevolando le assunzioni a tempo indeterminato, il doppio canale di reclutamento dei docenti consentirebbe di superare la 'supplentite', garantendo un livello di continuità didattica che non si vede da tempo. Potrebbe davvero fare la differenza, elevando la qualità dell'insegnamento".
Pittoni ricorda che l'idea del doppio canale nasce anche da un precedente introdotto nella scuola alla fine degli anni Ottanta.
"In realtà l'ispirazione me l'ha data il capo dello Stato Sergio Mattarella. Nel 1989, da ministro dell'Istruzione, è stato lui a portarlo nella scuola. A quel tempo era considerato inaccettabile non garantire a tutti gli studenti i loro insegnanti titolari dal primo giorno di scuola e intervenne in questo modo".
Il progetto, successivamente trasformato in disegno di legge, torna oggi a essere collegato alla questione degli idonei dei concorsi PNRR e alla possibilità di non disperdere il percorso compiuto da chi ha superato una selezione senza risultare vincitore.
"Ci sono voluti tre anni per convincere la Commissione europea a correggere il tiro e restituire le graduatorie di merito, ma alla fine ce l'abbiamo fatta".
Un passaggio che, secondo Pittoni, trova oggi un'evoluzione negli Elenchi regionali, pensati per evitare che gli aspiranti docenti siano costretti a ripartire ogni volta da una nuova procedura.
"Con gli Elenchi regionali abbiamo gettato le basi affinché chi desidera intraprendere la carriera dell'insegnante non si ritrovi più a entrare in una sorta di 'selezionificio' senza fine. Un percorso lungo, complesso e costoso che troppe volte non ha garantito l'ingresso stabile nel sistema scolastico, ma solo anni di precariato e continui passaggi da una procedura all’altra".
Il prossimo nodo sono le GPS
"Adesso l'attenzione si sposta sul cosiddetto “precariato storico” a partire dalle Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), che per un certo periodo hanno consentito l'accesso al ruolo sia sul sostegno che per posto comune. Tale possibilità è stata poi limitata al sostegno".
Secondo Pittoni, proprio l'esperienza dell'accesso al ruolo da GPS rappresenta un precedente sul quale costruire ulteriori strumenti di reclutamento.
"L'accesso al ruolo da GPS, ispirato all'articolo 59 della Legge 106 del 23 luglio 2021, è infatti a tutti gli effetti un tassello già collaudato del meccanismo presente nel mio ddl 1920/2020 al quale da tempo si guarda in funzione dell'obiettivo di garantire che nessuna categoria resti esclusa dalla possibilità di puntare al ruolo".
Resta infine il tema economico, legato alla differenza di spesa tra personale di ruolo e supplenti.
"Finora a raffreddare le buone intenzioni ci ha pensato il notevole risparmio economico che nel nostro Paese comporta affidarsi a supplenti. L'eventuale riavvicinamento della spesa tra le due categorie, che di fatto hanno le stesse responsabilità, agevolerebbe il superamento delle storiche perplessità degli organi economici sulla stabilizzazione dei docenti".
Quanto ai prossimi concorsi, Pittoni esclude per ora decisioni definitive sulla loro eventuale sospensione, ma segnala un possibile cambio di impostazione nei rapporti con Bruxelles:
"Bruxelles sta finalmente mostrando disponibilità a ragionare su bandi mirati, da utilizzare solo dove nelle graduatorie non ci sia più personale con le caratteristiche richieste".
Il tema, quindi, resta aperto. La sfida è capire se il sistema di reclutamento riuscirà davvero a trasformare graduatorie, idoneità ed esperienza maturata in percorsi concreti verso il ruolo, riducendo progressivamente quella “supplentite” che da anni rappresenta uno dei problemi strutturali della scuola italiana.
di La Redazione
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