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Docenti e ATA Precari, la CGIL: "per Valditara saranno “solo” 155 mila, ma si è dimenticato degli Ata. Sulla questione salariale e sulla stabilizzazione non possiamo stare fermi"

2 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

"Per la segretaria generale della Flc Cgil servono risorse sufficienti in legge di bilancio per stipendi e stabilizzazioni. “Gli anticorpi contro l’onda nera che avanza si..."

La segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, esprime alcune considerazioni sull'anno scolastico concluso e su quello appena iniziato. I temi salienti sono ancora una volta il precariato, la questione salariale, le controriforme di Valditara. Entriamo nel dettaglio:

La scuola non chiude mai, come è noto, ma le lezioni stanno cominciando proprio in questi giorni in tutto il Paese a seconda delle regioni: ha iniziato il 7 settembre la provincia autonoma di Bolzano e concluderà il 17 settembre la Puglia. Entreranno in classe circa 8 milioni ragazze e ragazzi e 900 mila insegnanti di ruolo o meno. Quello passato è stato un anno complesso, con poche buone notizie (ad esempio il rinnovo del contratto della scuola) e tante negative. L’ultima, la polemica sui precari: per Valditara saranno “solo” 155 mila, ma si è dimenticato degli Ata.

LE CONTRORIFORME DI VALDITARA

Ragioniamo di questi temi con Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil. Che conferma: “Effettivamente abbiamo avuto un anno molto difficile perché purtroppo il governo Meloni, e in particolare il ministro Valditara, non si è mai fermato: ha prodotto tutta una serie di interventi di riforma, in primis quella dell’istruzione tecnica, che nasce dal Pnrr ma che è stata peggiorata”. Una riforma che, in sintesi, mette l’istruzione al servizio delle imprese, totalmente schiacciata sulle esigenze a brevissimo termine del mercato del lavoro e rispetto alla quale la Flc Cgil ha messo in campo la scorsa situazione una serie di mobilitazioni che stanno continuando.


Questa riforma, e quelle della filiera tecnologico-professionale in 4 anni e del liceo del made in Italy, attacca la sindacalista, “hanno in comune l’idea di una ‘segregazione’, che una volta si sarebbe detta di classe, nell'accesso ai percorsi di istruzione. Secondo questa idea vi devono essere percorsi finalizzati alla cosiddetta occupabilità. Per noi la missione della scuola è un’altra: offrire gli strumenti necessari per poter affrontare il percorso intero della vita lavorativa. Per tanto, fossilizzarsi sulle esigenze delle singole imprese del singolo territorio è un grave errore, così come costruire percorsi d’istruzione di serie A e di serie B”.

 Coerentemente, in questi progetti c’è un arretramento sulle materie trasversali, come se, riprende Fracassi, “per essere cittadini consapevoli a questi ragazzi e ragazze non fosse necessario imparare la storia, la geografia, il diritto e solo le materie d’indirizzo, quelle collegate al mondo del lavoro”. Sono ovviamente istanze importanti, queste, che la scuola non può trascurare, in una fase in cui l’Intelligenza artificiale sta cambiando tutti i paradigmi e in cui “c’è bisogno di quella partecipazione democratica dei cittadini che noi invece vediamo affievolirsi e rispetto alla quale la scuola ha un ruolo fondamentale”.

L’ETERNO TEMA DEI PRECARI

Anche quest’anno i precari saranno ben oltre 200 mila, ma il ministro, nell’ennesima polemica con la Flc Cgil, ha parlato di 155 mila (come fossero pochi), dimenticando i 60 mila precari tra gli Ata. Per la segretaria generale della Flc Cgil, “non è la prima volta che il ministro dà numeri che non corrispondono alla realtà.

Lo scorso anno ci sono stati 302.000 incarichi a tempo determinato: ciò vuol dire che un quarto del personale tra docenti e Ata è precario. Quest’anno, a inizio settembre, eravamo già a quota 220 mila precari”. Insomma, “la precarietà nella scuola, soprattutto nel sostegno, è ormai strutturale, non varia negli anni. E dunque quello che c’è da fare è molto semplice: quei posti vanno stabilizzati”.

LA QUESTIONE SALARIALE

Tra le poche buone notizie di quest’anno c’è stato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Il precedente, come è noto, non era stato sottoscritto dalla Flc Cgil perché si limitava a recuperare appena un terzo dell’inflazione maturata nel triennio. E qui si tocca un altro tema centrale - insieme a quello della precarietà - che riguarda il lavoro nell’istruzione: la questione salariale.

Fracassi è netta: “Considerare chi opera nella scuola come un lavoratore da pagare meno dà l’esatta misura della valutazione che lo Stato dà di questi lavoratori e lavoratrici”. Quindi, anche dopo la firma dell’ultimo contratto rimane “un serissimo problema di riallineamento degli stipendi che nei nostri settori, anche università e ricerca, scontano un gap elevato con il resto della pubblica amministrazione che arriva anche al 20%”. Per questo, sottolinea, “chiediamo che nella prossima legge di bilancio vengano collocate risorse aggiuntive per poter fare quello che si è fatto in altri settori. Serve un fondo perequativo che possa quantomeno consentire di recuperare quei dieci punti percentuali che abbiamo lasciato sul tavolo del governo nel precedente contratto”.

L’OFFENSIVA IDENTITARIA DEL GOVERNO

Un altro pezzo molto forte dell'offensiva di Valditara è stato spingere sugli aspetti identitari e securitari, in piena sintonia con l’estrema destra sovranista globale. Proprio nei giorni scorsi d’altra parte il ministro si è incontrato a Buenos Aires con Milei. La perla che ben riassume questa ideologia è probabilmente la frase molto commentata che compare nelle Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e primaria: “Solo l’Occidente conosce la storia”. “L'emergenza per noi è iniziata quattro anni fa - commenta Fracassi -. Le iniziative per il controllo politico nei nostri settori si sono moltiplicate: ispezioni, censure, ordinanze, spesso ridicole. Clamoroso il caso dell’evento dedicato alla strage di Cutro, quando c'è stata rifiutata la sala poiché secondo quell'istituto la nostra iniziativa non rispettava la par condicio”.

E poi quella che pare una vera e propria ossessione e che, sottolinea la sindacalista, il ministro ripete a ogni intervista: “L’egemonia della sinistra nella scuola italiana per cui, a partire dai contenuti di apprendimento dei ragazzi, bisogna eliminare qualsiasi idea progressista e legata ai valori della Costituzione. Per quanto mi riguarda, questa è la linea di connessione tra la destra italiana e quella mondiale, le comuni parole d'ordine in cui si riconoscono”. Ma la scuola è un’altra cosa: “Non un luogo dove piantare la bandierina di un nuovo identitarismo e nazionalismo, ma un posto aperto a tutti e plurale, come dice la nostra Costituzione. E non si tratta di una battaglia corporativa: noi stiamo difendendo qualcosa che riguarda tutti, perché è proprio nella scuola che si producono gli anticorpi capaci di contrastare quell'onda nera che purtroppo in molti casi è già arrivata”.

UN AUTUNNO CALDO?

In conclusione, i problemi che vanno affrontati alla ripresa sono tanti e tutti interconnessi. Sarà un autunno caldo? “Noi pensiamo che sulla questione salariale e sulla stabilizzazione dei precari non possiamo stare fermi - risponde Fracassi -. Ripeto, il passaggio decisivo è quello della legge di bilancio: le risorse vanno collocate in quella norma. I tempi sono stretti. Non so quanto e se l’autunno sarà ‘caldo’, ma faremo le nostre valutazioni e questo autunno ci vedrà sicuramente protagonisti, questo è sicuro”.

di La Redazione


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