Gesù: “Dio perdona tutte le nostre colpe, ci circonda di bontà e misericordia. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe” (Omelia del 13 settembre)
Perdonare non è facile, soprattutto quando il dolore ricevuto alimenta rabbia e desiderio di vendetta. Eppure il rancore avvelena la vita e inaridisce il cuore...

Di Don Vincenzo Carnevale
La Parola di oggi ci insegna l’arte del perdono, che non è un atto istintivo ed è considerato, addirittura, umanamente impossibile, “ma a chi ama Dio tutto è possibile”, ci incoraggia il nostro S. Francesco! Chi ascolta quanto Gesù, oggi, ci insegna e chi Lo imita, come Lo hanno imitato i Santi, riuscirà a perdonare non “sette volte” ma sempre (“settanta volte sette”) ed illimitatamente. Certo, non è facile, costa, e quanto costa! Infatti, facciamo fatica anche a perdonare a noi stessi e ci portiamo dietro il peso e il rimorso delle colpe commesse nel percorso della nostra vita.
Solo il credere che Dio è Amore e Misericordia infinita ci risolleva, dona fiducia e pace. È difficile, se non quasi impossibile, perdonare agli altri, perché la nostra mente è dominata dal “chi sbaglia deve pagare” e il male ricevuto provoca in noi astio, rancore, rabbia e ira, che sfociano nel desiderio e proposito di vendetta. Ma, Dio non agisce così, ci ricorda Ben Sira, nella prima Lettura, e ci invita ad imitare Dio che ci perdona sempre e, perciò, anche noi dobbiamo perdonare sempre le offese e le colpe al nostro prossimo. Anche perché il rancore, la vendetta e l’ira “sono cose terribili” che il peccatore porta dentro e che intossicano e avvelenano la vita, inaridiscono il cuore, fino a renderlo sterile e, perciò, incapace di amare e di relazionarsi agli altri, Il Salmo ci ricorda che Dio si rivela a Mosè quale “Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà, che conserva il Suo amore per mille generazioni”,
Egli perdona tutte le nostre colpe, “ci circonda di bontà e misericordia” e “non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe”. Per poter perdonare, ci dice Paolo, nella seconda Lettura, bisogna amare come ci ha amato Cristo, al quale apparteniamo, in quanto, “Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” il quale ha donato la Sua vita per noi peccatori “ed è ritornato in vita, per essere il Signore dei morti e dei vivi”.
Gesù, nel Vangelo, ci insegna l’arte del perdono illimitato e della riconciliazione fraterna, quale principio basilare della vita cristiana. La Preghiera e la Carità ne sono l’anima. Il ”Padre Nostro”, pregato quotidianamente, ce lo ricorda costantemente.
Il Vangelo del perdono non distrugge i diritti e i doveri, la giustizia, le leggi e le regole, ne è l’anima, ma annuncia l’amore senza limiti di Dio; contesta e vuole scuotere e convertire noi che siamo stati perdonati, con amore senza misura, e che non riusciamo a condonare piccoli e insignificanti debiti degli altri. L’insegnamento di Gesù rimarca ed evidenzia il contrasto stridente tra la smisurata misericordia di Dio, che condona subito e non dilaziona, come richiesto e invocato dal servo, l’enorme debito (equivalente a seimila giornate lavorative!) e la nostra piccolezza, meschinità e grettezza nel condonare il piccolo debito ai nostri fratelli, che ce lo chiedono!
Chi, infatti, ha ricevuto tanta misericordia, non doveva fare altrettanto con quel “fratello”, sul quale, invece, scarica la sua ira, fino a farlo imprigionare, finché non avesse restituito il poco? È inevitabile, perciò, che questi sia dato in mano agli aguzzini, finché non abbia restituito tutto il suo enorme debito!
La sentenza conclusiva del Vangelo di oggi è tutta per Noi e per ciascuno di Noi: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello” (Mt 16, 35).Solo chi ha fatto esperienza dell’amore, può amare, come solo chi ha fatto esperienza della malattia e della solitudine, del dolore in genere, può comprendere il dolore e la sofferenza altrui! Così, solo chi ha fatto esperienza di essere stato “in molto” perdonato, può capire perché deve perdonare, in quanto deve, condonando “il poco” al fratello, dare risposta al “molto” che gli è stato perdonato. Chi si sente perdonato, è capace di perdono, come e quando chi si sente amato risponde all’amore.
Sei stato perdonato mille volte e per colpe molto più gravi di quelle, per le quali ragioni e motivi, dominato “dal rancore e dall’ira” (Sir 27,33), dalla vendetta e dal tuo egoismo, prendi il fratello “per il collo” e lo soffochi (Mt 18,28)?
Ricorda il debito grande che ti è stato condonato e sappi condonare anche tu il piccolo debito al tuo fratello! Ricorda il tuo errore (Salmo 50,5: Il peccato mi è sempre dinnanzi!) per non caderci più e per essere debitore solo di amore e di perdono verso tutti,




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Le parole di Gesù e del vangelo mi danno sempre conforto. Non mi sono mai sentita amata né perdonata ma se imparo comunque ad amare e a perdonare, forse un giorno riceverò anche io questo