Crepet: “Perché mi devono togliere il diritto di sognare?” Accontentarsi è una parola diseducativa
A volte rinunciamo prima ancora di aver provato. Non perché il nostro desiderio sia impossibile, ma perché qualcuno ci ha convinti a non guardare troppo in alto...

“Accontentarsi è una brutta parola. È una parola diseducativa”.
Ci accontentiamo. È da qui che parte la riflessione di Paolo Crepet. Lo facciamo per non rischiare, per non perdere ciò che abbiamo o per non deludere chi ci invita a essere prudenti, finendo per chiamare equilibrio quella che, in realtà, è paura di provare.
“La vita è una sfida a te stesso, alle cose, e tu devi rimanere curioso, devi avere voglia di sbalordirti”. Eppure c’è sempre qualcuno pronto a dire: “Non osare, non avere troppe ambizioni, altrimenti…”. Crepet risponde con una domanda semplice e provocatoria: “Altrimenti cosa?”.
A volte basta quell’avvertimento a farci rinunciare. Non perché una strada sia davvero impossibile, ma perché non abbiamo più il coraggio di percorrerla.
Questo non significa ignorare la realtà. Riconoscere i propri limiti è necessario, ma un limite non è una sentenza su ciò che potremo diventare. Accettare i propri limiti significa conoscerli. Accontentarsi significa lasciare che decidano tutto al posto nostro. Crepet ricorda che nel 1969 l’uomo arrivò sulla Luna e si domanda perché oggi sembriamo così abituati a guardare verso il basso.
“Voglio guardare in alto, voglio sognare. Ma perché mi devono togliere il diritto di sognare?” Sognare non garantisce che otterremo ciò che desideriamo, ma ci concede la possibilità di tentare. Nessuno dovrebbe decidere al posto nostro quale desiderio sia troppo grande o quale strada non meriti neppure di essere percorsa.
“Bisogna inventare anche il futuro, perché il futuro va reinventato. A volte il futuro ha bisogno del passato”, dice lo psichiatra. Il passato non si può riscrivere, ma anche un errore, una sconfitta o un sogno abbandonato possono diventare il punto dal quale ricominciare. Reinventare il futuro significa tornare a prendere sul serio una parte di noi che avevamo messo a tacere.
“La vita non è una bonaccia, la vita è una tempesta meravigliosa”. Non tutti i sogni si realizzeranno. Ma rinunciarvi per paura significa conoscere già il finale, senza aver vissuto davvero la storia.
Per te, lettore che ci segui, quale sogno hai messo da parte perché qualcuno ti ha detto di accontentarti? Se potessi riprenderlo oggi, da dove cominceresti? Scorri in basso e raccontacelo nei commenti. La tua esperienza potrebbe dare a qualcun altro il coraggio di tornare a guardare in alto.
di Katia Piemontese




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