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Luca Ward: "Se mia figlia non rispondeva, prendevo un aereo e le suonavo al campanello. Non ho mai smesso di cercarla"

6 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

L’attore racconta cinque anni di silenzi, tentativi e attese: rispettare il dolore di un figlio non significa smettere di esserci...

“Mia figlia mi ha dichiarato guerra, ma proprio guerra aperta. Non voleva più entrare nella mia vita, voleva che io sparissi dalla sua vita”. Luca Ward racconta, in una delle sue ultime interviste, un periodo doloroso del suo rapporto con la figlia Guendalina, nata quando l’attore aveva 22 anni. Dopo la fine del matrimonio con la prima moglie Claudia, avvenuta, come precisa Ward, “in maniera assolutamente pacifica”, la figlia reagisce diversamente. Non accetta la nuova vita del padre e decide di allontanarlo.

Di fronte al suo rifiuto, Ward sceglie di non forzare la porta che Guendalina aveva chiuso. “Ho rispettato il suo volere per quello che riguardava il non entrare nella mia nuova famiglia”, racconta. Una decisione difficile, ma rispettare la distanza richiesta da un figlio non significa necessariamente smettere di esserci. Significa, qualche volta, restare in attesa senza trasformare l’amore in un’imposizione. Ward comprende che dietro quella rabbia non c’è soltanto un rifiuto. C’è la sofferenza di una ragazza che vede cambiare la propria famiglia e ha bisogno di tempo per accettare una realtà diversa da quella che aveva conosciuto. “Ho rispettato perché trovavo giusto rispettare anche il suo dolore. Perché quello era il dolore di quella ragazza. Era un dolore grande. Però io non ho mai smesso di cercarla”.

È proprio in quel “non ho mai smesso” che il racconto cambia direzione. Quando Guendalina, impegnata professionalmente all’estero, non risponde alle sue chiamate, Ward la raggiunge personalmente: “Io andavo a Fiumicino, prendevo un aereo e le suonavo al campanello in qualsiasi posto del mondo”. Semplicemente per ricordarle che lui era ancora lì. Un figlio può avere bisogno di allontanarsi, ma anche di sapere che, quando deciderà di voltarsi, troverà qualcuno che non ha smesso di aspettarlo.

L’attore racconta anche le parole che pronunciava quando la figlia le apriva la porta: “Potrebbe essere l’ultima telefonata. Rispondi”. Una frase dura, nata dalla paura che il tempo possa sottrarci occasioni che consideriamo scontate. È un equilibrio sottile: rispettare la ferita di una figlia senza rinunciare al proprio ruolo, accettare il suo silenzio senza rispondere con un altro silenzio. A sbloccare qualcosa non è un grande discorso e neppure un chiarimento preparato a lungo. Accade durante una sera sul Mar Rosso, dove Guendalina si trovava per lavoro. La figlia chiede al padre di vedere una fotografia di Lupo e Luna, i bambini nati dalla nuova famiglia di Ward.

L’attore, intuendo che dietro quella richiesta si stava aprendo uno spiraglio, si fa inviare immediatamente le immagini dalla moglie. “Da lì poi si è sbloccato tutto”, racconta. A volte i rapporti non ricominciano con le parole che abbiamo atteso per anni. Possono ripartire da una domanda apparentemente semplice, da una fotografia o dal desiderio finalmente ammesso di conoscere la parte della vita dell’altro che fino a quel momento avevamo respinto. Luca Ward racconta la scelta di un padre: non negare il dolore della figlia, non costringerla a perdonare e, nello stesso tempo, non smettere di cercarla. Perché esserci non significa sempre trovare le parole giuste o riuscire immediatamente a ricucire una ferita. A volte significa continuare a bussare con rispetto, lasciando che sia l’altro a decidere quando aprire.


Per te, lettore che ci segui, rispettare la distanza richiesta da un figlio significa lasciarlo andare o continuare a fargli sentire, senza invadere il suo spazio, che siamo ancora lì? Ti è mai capitato di aspettare a lungo che una persona amata riaprisse la porta?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. La tua esperienza può essere preziosa anche per altri genitori che stanno attraversando un momento di distanza dai propri figli.



di Katia Piemontese

7 commenti


Lillio
3 ore fa

Padri che odiano i figli : non appartengono al genere umano né alla specie animale.

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Lillio
3 ore fa

Un padre deve esserci sempre per un figlio,qualsiasi distanza possa esserci sia materiale che caratteriale.E' un rapporto che vive per sempre.Mai un padre dovrebbe dire" dovevo esserci,"

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Ada Gianzi
3 ore fa

Può sembrare irriverente; ma ci sono anche genitori che odiano i figli, e non vedono l' ora di sbarazzarsene...

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Simona
3 ore fa

Così si fa, i figli sempre prima di tutto.

Ho avuto un figlio con il mio compagno che ne aveva già due. Li ho sempre rispettati, mai ostacolato il loro rapporto con il papà (anche quando lui forse lo avrebbe voluto) e infatti oggi hanno con me e con il fratello un rapporto meraviglioso. Il mio compagno poi è andato via con un' altra donna e da allora ha completamente abbandonato nostro figlio che la sua nuova compagna non accetta. Con mia grande emozione i suoi primi figli gli hanno detto che se non risolve questa situazione, potrà dimenticarsi anche di loro. Non si è genitori solo perché si mette al mondo un figlio...

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Emanuela Giustra
6 ore fa

Vivo questa orribile realtà....ho due figlie ed hanno deciso di seguire il padre con la compagna e costruire una nuova famiglia con loro e con altri figli. Io nel silenzio, aspetto il loro amore.....

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Ospite
4 ore fa
Risposta a

Dispiacciono queste situazioni particolari .

Certo che una figlia decids di sndare con il padre e ke dur figlie avute da un altra compagna rasenta il culmine e dispiace tanto per la mamma. È una situazione un po paradossale perche i figli stanno vom la mamma soprattutto quanfo il padre si è tifstta una nuovs famiglia

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