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Tupini: “I bravi genitori sono rarissimi”. Per capire i figli bisogna prima capire sé stessi: solo allora si può educare all’indipendenza

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

La psicologa Gabriella Tupini riflette sul rapporto tra genitori e figli e spiega perché capire sé stessi aiuta ad accompagnarli verso l’indipendenza...

"Cosa succede al ragazzino che non è pronto, a diciott’anni, ad andarsene? E la stragrande maggioranza non lo è, non è pronta. Succede che, per poter funzionare, per poter vivere, per poter sopravvivere, chiude tutti i suoi sentimenti e diventa una mente pensante. Cioè anestetizza la propria sensibilità e quindi il suo sentire, quindi il suo sentimento, e va all’esterno con una mente disanimata. ".


La psicologa Gabriella Tupini riflette su un aspetto fondamentale per la crescita di un figlio. In particolare analizza la differenza tra pensare di essere indipendenti ed esserlo davvero. Secondo la psicologa, a 18 anni sono pochi i giovani davvero pronti a lasciare casa: c'è l'adrenalina, la voglia di sperimentare, ma anche delle mappe cognitive ancora non completamente mature. Secondo Tupini, non essere pronti a lasciare casa e farlo comunque può incidere significativamente sulla vita del ragazzo, che inizierà a fare i conti con delle responsabilità forse troppo grandi che, anziché permettergli di crescere, potrebbero indurirlo e renderlo freddo.


In questo modo, continua Tupini: "si getta sul lavoro, però poi non riesce ad avere un sano rapporto con i suoi amici o con l’altro sesso. Non riesce a lasciarsi andare. Non parla mai di sé. Non vuole saperne di problemi. Non vuol saperne dei problemi suoi e non vuol saperne dei problemi degli altri. Non prova tenerezza. È asettico. È disanimato. Per cui rivalutiamo un po’ questa cosa. L’indipendenza è una cosa difficilissima da avere. E quelli che se ne vanno a diciott’anni non hanno raggiunto l’indipendenza: hanno raggiunto l’anestesia".

Anche prendersi cura di sé stessi fa parte delle responsabilità della vita e, se fino a qualche tempo prima si poteva contare sull'appoggio dei genitori, trovarsi in una realtà dove l'unica persona sulla quale puoi contare sei tu, allora potrebbe sorgere qualche problema. Allora forse la chiave che vuole suggerirci l'esperta non è far restare con noi i figli per sempre, ma permettere loro un distacco graduale e in questo processo insegnare loro cosa vuol dire davvero "cavarsela da soli". Maturare sta proprio nel capire anche quando si ha bisogno di un aiuto.

Infatti, afferma Tupini: "Quelli che si ritengono indipendenti devono farsi una domanda, e cioè: "Da chi dipendo che non so?". Perché nessuno è indipendente. La dipendenza è un condizionamento che, da un lato fa soffrire; da un lato, però, fa crescere. Perché, se noi dipendiamo, per non soffrire dobbiamo cercare di liberarci e di apprendere tutto ciò che l’esterno ci può dare per questo. Quindi è una doppia arma". Avere questo desiderio di indipendenza precoce potrebbe nascondere meccanismi più profondi. Per esempio, la paura di restare legati potrebbe mettere subito in fuga i giovani. In questi casi è importante far capire loro che hanno bisogno di rapporti per poter andare avanti e che si sentiranno in parte dipendenti dai propri genitori, anche quando saranno in grado di stare da soli.

Conclude l'esperta: "I bravi genitori sono rarissimi, i genitori che capiscono i figli sono rarissimi. Ma intendiamoci: i genitori sono figli e sono stati figli anche loro. Devono capire loro stessi per capire i figli e per questo sono pieni di input".  In queste ultime parole di Tupini c’è la chiave per affrontare questa situazione: basta che i genitori ricordino di cosa avevano bisogno loro quando erano giovani, in termini di emozioni e vicinanza. Un passaggio utile per comprendere le motivazioni che spingono un figlio ad andare via in maniera repentina e, prima che si indurisca, provare a decidere insieme la strada migliore. Questo non esclude il fatto che il giovane possa comunque scegliere un futuro diverso, perché i figli sono del mondo e hanno il diritto di essere artefici del proprio destino.


Per te, lettore che ci segui, un tempo i giovani erano davvero più pronti a lasciare casa oppure erano diverse le condizioni economiche, sociali e familiari? Esiste un’età giusta per andare a vivere da soli?

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di Natalia Sessa

1 commento


Ospite
32 minuti fa

Non c' è un' età giusta, bisogna capire il momento in cui si può scegliere di andare via da casa, dal nido, una maturità completa e malgrado ciò si arriva sempre almeno una volta nella vita a chiederci se quel momento è stato quello giusto

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