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Docenti e ATA: assistenza sanitaria integrativa, parte il confronto. Il personale precario è coinvolto

25 mag 2025
Tempo di lettura: 4 min

Avviato il tavolo tra MIM e sindacati sull’assistenza sanitaria integrativa: fondi fino al 2029, prestazioni anche per i precari e attenzione al burnout del personale scolastico.


Venerdì scorso si è tenuto il primo incontro tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali per l’avvio del sistema di assistenza sanitaria integrativa rivolto al personale scolastico. Presenti per il MIM una delegazione guidata dal nuovo capo dipartimento Nando Minnella. Per Anief, i segretari generali Chiara Cozzetto e Stefano Cavallini.

In questa fase interlocutoria, il Ministero non ha ancora presentato una proposta operativa, ma ha riaffermato l’obiettivo di costruire un sistema aperto a tutti i lavoratori della scuola, senza esclusioni legate alla tipologia contrattuale.

“È stato ribadito da parte Anief di considerare l’accesso al sistema integrativo per le spese sanitarie aperto a tutti i lavoratori della scuola, determinati e indeterminati, senza alcun tipo di discriminazione per i precari”, sottolineano i rappresentanti del sindacato.

Il confronto ha messo in luce la necessità di non limitare l’assistenza alle sole prestazioni escluse dal Servizio Sanitario Nazionale, ma di includere anche quelle ordinarie, alla luce dei tempi di attesa spesso troppo lunghi nel pubblico.

Il finanziamento previsto dal Decreto Legge n. 25/2025 prevede uno stanziamento totale di 220 milioni di euro in cinque anni:

  • 20 milioni nel 2025

  • 50 milioni nel 2026

  • 50 milioni annui dal 2027 al 2029

Tali fondi saranno gestiti tramite contrattazione collettiva integrativa nazionale, che dovrà definire i criteri di accesso, le modalità di fruizione e il pacchetto di prestazioni sanitarie garantite.

“Questi 65 milioni annui fino al 2029 devono essere un inizio – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma devono essere integrati con altri fondi aggiuntivi, vista la platea di quasi 1,2 milioni del personale scolastico”.


Il MIM ha annunciato che convocherà nuovamente il tavolo per presentare una proposta dettagliata, da cui scaturirà la gara d’appalto da affidare entro fine anno, tramite bando europeo.

Tra le priorità evidenziate da Anief, anche il tema del burnout, particolarmente sentito tra i docenti:

“Bisognerà tener conto anche del burnout – conclude il presidente del sindacato – visto che il personale scolastico, soprattutto docente, ne è a rischio. Porteremo le nostre osservazioni e proposte al tavolo quando il Ministero ci presenterà una proposta organica e più completa”.

Sono previste infine campagne informative rivolte a tutto il personale scolastico e un monitoraggio annuale per garantire trasparenza, qualità ed efficacia del sistema.

L’avvio di questo percorso rappresenta un segnale importante: il diritto alla salute viene finalmente messo al centro della contrattazione per tutto il personale della scuola, precari inclusi.




Il CSPI, riguardo al secondo parere espresso su quanto previsto dal citato art. 7 che prevede che “in sede di prima applicazione, coloro i quali, alla data di entrata in vigore del decreto-legge abbiano superato, presso un’università estera legalmente accreditata nel Paese di origine o altro organismo abilitato all’interno dello stesso, un percorso formativo sul sostegno agli alunni con disabilità ed abbiano pendente, oltre i termini di legge, il relativo procedimento di riconoscimento, ovvero abbiano in essere un contenzioso giurisdizionale per mancata conclusione del procedimento entro i termini di legge per la conclusione, possono iscriversi ai percorsi di formazione attivati dall’INDIRE o dalle università, autonomamente o in convenzione con l’INDIRE, riferiti ad un solo grado di istruzione, se, contestualmente all’iscrizione, presentano rinuncia a ogni istanza di riconoscimento sul sostegno”.


  • rileva la stessa difformità già segnalata nel primo parere tra i percorsi erogati dalle Università e quelli erogati da INDIRE, nonché tra i titoli finali rilasciati dai due soggetti;

  • evidenzia un’eccessiva semplificazione dei percorsi rivolti a soggetti che risultano in possesso di titolo di specializzazione conseguito all’estero e non riconosciuto dalle autorità italiane. L’opportunità di accedere a tali percorsi, pur vincolata alla rinuncia all’eventuale contenzioso in corso o all’istanza di riconoscimento già presentata e per la quale siano decorsi i termini di legge previsti per il riconoscimento, comprende i soggetti che abbiano ricevuto dal Ministero dell’istruzione e del merito rigetto dell’istanza;

  • ritiene che il superamento presso un’università estera legalmente accreditata nel Paese di origine, o altro organismo abilitato all’interno dello stesso, di un percorso formativo sul sostegno agli alunni con disabilità, con durata non inferiore a 1500 ore o, in alternativa, idoneo al conseguimento di almeno 60 CFU, non costituisca garanzia di coerenza rispetto alle caratteristiche del sistema scolastico italiano;

  • rileva altresì che non essendo prevista una durata minima dei percorsi, è possibile che gli stessi siano compressi in tempi anche molto ridotti, inferiori alle necessità di una formazione adeguata, peraltro prevista in non meno di 4 mesi per i docenti a tempo determinato con almeno tre anni di servizio su posto di sostegno (art. 6 del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71);

  • ritiene, infine, che il sistema controverso di acquisizione dei titoli di specializzazione all’estero richieda attenzione e cautela: le numerose sentenze, talora tra loro contraddittorie, non hanno fatto sufficiente chiarezza su una materia tanto complessa.



di LA REDAZIONE



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