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Docente costretto a insegnare in due scuole distanti oltre 60 chilometri: "Così spenderò un patrimonio"

Aveva scelto il posto orario per avvicinarsi alla famiglia, ma si è ritrovato con due sedi molto distanti tra loro. Ora chiede un intervento dell'Ufficio scolastico regionale, mentre...

Sessantuno chilometri al giorno per insegnare in due scuole diverse. È quanto si ritrova a fare Pietro Rienzi, 39 anni, insegnante di lettere di Lavino, in provincia di Bologna. Il suo posto orario, riporta la Repubblica, è stato diviso tra le scuole medie di Castello di Serravalle, dove svolgerà 10 ore, e quelle di Porretta Terme, dove ne terrà altre 9.

Rienzi aveva scelto proprio il posto orario per avvicinarsi a casa e alla famiglia, con un figlio piccolo. Il regolamento prevede che le scuole assegnate non siano distanti più di 30 chilometri tra loro. Nella pratica, però, la distanza tra le due sedi è più del doppio, e nessuna delle due è vicina alla sua abitazione.

Non è una novità per lui: da sei anni viene assegnato ogni volta in un comune diverso, lontano da casa. Aveva persino lasciato le scuole superiori per passare alle medie, sperando in incarichi più vicini.

A pesare è anche il modo in cui è stata costruita la cattedra: nell'Istituto di Castello di Serravalle c'erano 19 ore di italiano da coprire, una in più delle 18 previste dal contratto, e la scuola ha scelto di spezzarle in due posti orario anziché assegnarle a un solo docente. Un meccanismo che ha coinvolto anche una collega, destinata invece a Castiglione dei Pepoli, a 77 chilometri.

"Solo che spenderò un patrimonio in benzina, con gli stipendi da insegnanti", denuncia Rienzi, che dovrà spostarsi in auto perché il treno, con partenza da Bologna, richiede tempi troppo lunghi.

Il caso si inserisce in un problema più ampio: anche la Cisl Scuola Romagna ha segnalato nei giorni scorsi posti orario con scuole distanti fino a 37 chilometri tra loro, parlando di un sistema che rischia di trasformarsi in un "ricatto" per i precari, costretti a scegliere tra accettare cattedre spezzate su territori troppo ampi o rinunciare, perdendo le supplenze per due anni.

Rienzi ha già segnalato il problema all'Istituto comprensivo, senza ottenere risposta. Il prossimo passo sarà rivolgersi all'Ufficio scolastico regionale.


di Leandro Castagna


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