Crepet: "Mi fa orrore chi resta neutrale". Dalle guerre all'educazione dei figli, il rischio di chi sceglie di non vedere
- La Redazione

- 10 ore fa
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"Ma una volta chiuso lo schermo, riusciamo ad avere lo stesso riscontro nella vita vera? La nostra famiglia sorride a pranzo? Riusciamo a prenderci cura di noi stessi? ..."

"Nei momenti di grande crisi dell'umanità, chi sceglie di essere neutrale dovrebbe andare nei posti più caldi dell'inferno". La celebre frase attribuita a John Kennedy è stata ripresa da Paolo Crepet per affrontare un tema che gli sta particolarmente a cuore: il pericolo di chi osserva ciò che accade senza prendere posizione, senza reagire e senza assumersi responsabilità.
“Io sono semplicemente d'accordo da cittadino, nel senso che mi fa orrore l'idea di dover ponderare in un momento, appunto, in cui si massacrano i bambini, si uccidono gli inermi, si fa qualsiasi cosa. Ma io non sono preoccupato solo per le guerre, sono preoccupato anche per altre cose”. Crepet ha spesso espresso un parere negativo nei confronti della neutralità, quella tendenza a osservare la realtà senza intervenire, come se ciò che accade non ci riguardasse direttamente.
Infatti la neutralità di cui parla Crepet non riguarda soltanto i conflitti. Per lo psichiatra esiste una forma di passività ancora più sottile: quella che ci porta ad accettare senza reagire cambiamenti che stanno trasformando il nostro modo di vivere, educare e persino pensare. “Io credo che quello che sta accadendo con le tecnologie digitali, con l'intelligenza artificiale, se non riusciamo a controllarla può produrre degli effetti collaterali. È interessante, no? Cioè che chi l'ha fatta, i tecnocrati plurimiliardari, adesso dicono che effettivamente ci sono dei problemi”.
Anche l’intelligenza artificiale non manca mai negli interventi di Crepet. Il rischio, secondo l'esperto, non è la tecnologia in sé, ma l'abitudine ad accettarla senza spirito critico, delegando sempre più aspetti della nostra vita a strumenti che finiscono per condizionare le nostre scelte.
Sugli schermi vediamo una vita edulcorata. Ci piacciono le immagini di famiglie felici che mangiano insieme sorridendo, ci piacciono immagini di persone sane che si prendono cura del proprio corpo, ci piacciono i contenuti di benessere e salute mentale. Ma una volta spento lo schermo, riusciamo ad avere lo stesso riscontro nella vita reale? La nostra famiglia sorride ancora? Riusciamo davvero a prenderci cura di noi stessi?
Sono domande scomode, ma è proprio da qui che nasce la riflessione di Crepet: dalla distanza crescente tra ciò che mostriamo e ciò che viviamo realmente.
Continua Crepet: “Mi sta molto a cuore quello che diceva un grandissimo della storia repubblicana, Mario Lodi. Mario Lodi è stato il più grande maestro rivoluzionario del dopoguerra, aveva iniziato la sua rivoluzione proprio leggendo un capitolo della Costituzione che diceva che tutti avevano il diritto all'espressione e si chiedeva: "Ma anche i bambini ce l'hanno? Oggi cosa diremmo? Che i bambini hanno diritto all'espressione? Siamo sicuri? No”. E proprio i bambini rappresentano, secondo Crepet, uno degli esempi più evidenti di questa passività collettiva. Anche i bambini non si comportano più come tali, sono assuefatti a loro volta dal mondo digitale ma forse agli adulti pesa ammetterlo:
“perché quando è venuta la Principessa Kate, siamo stati tutti contenti di riceverla nel nostro Paese ma è andata a finire a Reggio Emilia, perché c'era Reggio Children. E che cosa le hanno fatto vedere? Dei bambini che disegnavano con i lapis colorati. È un'ipocrisia totale, è una pantomima, perché i bambini stanno sui cellulari, stanno sugli schermi, non stanno con i lapis, non sanno più neanche scrivere così. Non sono andati a vedere i bambini rimbambiti con gli schermi”.
Dalla guerra alla tecnologia, fino all'educazione dei figli, il filo che unisce tutte le riflessioni di Crepet è sempre lo stesso: il rifiuto della neutralità. Perché, secondo lo psichiatra, ogni volta che smettiamo di porci domande, di esercitare spirito critico e di assumerci responsabilità, lasciamo che siano altri a decidere per noi. Crepet parla anche di una bellezza apparente della quale siamo tutti ammaliati e lo scarso riscontro nella realtà aumenta il nostro senso di frustrazione. Ed infine i nostri bambini, coloro che potremmo preservare, invece troppo presto incontrano ciò che li renderà schiavi.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi siamo ancora capaci di fermarci, riflettere e prendere posizione davanti a ciò che accade intorno a noi?
Scorri in basso e raccontaci il tuo pensiero. Il confronto tra idee diverse può essere il primo passo per non lasciare che siano sempre gli altri a scegliere per noi.
di Natalia Sessa




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