Carta del Docente, tornare a casa costa caro: la richiesta per i docenti fuori sede
La Carta può alleggerire il costo degli spostamenti, ma per chi lavora lontano da casa resta una domanda: quando sarà davvero possibile usarla per viaggiare? Il CNDDU chiede chiarezza su treni e aerei.

Per molti docenti, soprattutto per chi lavora lontano dalla propria regione, tornare a casa non è semplicemente una questione di organizzare un viaggio. È una spesa che si ripete durante l'anno e che può diventare particolarmente pesante quando arrivano settembre, le festività e i periodi nei quali migliaia di insegnanti si rimettono in viaggio per raggiungere la propria famiglia.
Treni, alta velocità, aerei: la distanza dalla sede di servizio ha un costo che spesso si aggiunge a quello di un secondo alloggio e alle altre spese sostenute per vivere lontano da casa. Ed è proprio su questo punto che, alla vigilia del nuovo anno scolastico, interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), chiedendo che la possibilità di utilizzare la Carta del Docente per i trasporti diventi finalmente concreta.
La questione nasce dalle modifiche introdotte dalla legge 30 ottobre 2025, n. 164, che ha ampliato le possibilità di utilizzo della Carta includendo anche i servizi di trasporto di persone.
Una novità importante, soprattutto per chi ogni anno deve percorrere centinaia o migliaia di chilometri per raggiungere la propria sede di servizio e poi tornare dalla propria famiglia. Ma il punto, ora, è capire quanto questa possibilità sia realmente utilizzabile.
Il CNDDU parte proprio da qui:
“Alla previsione normativa deve tuttavia corrispondere una possibilità effettiva di utilizzo. Le difficoltà che ancora interessano l’acquisto dei titoli di viaggio attraverso la Carta rischiano di determinare una distanza tra il beneficio riconosciuto e la sua concreta fruizione.”
È una distinzione che, per chi deve acquistare un biglietto, fa tutta la differenza. Non basta che una possibilità sia prevista: deve essere concretamente disponibile quando serve.
Treni e voli, un unico problema
Il nodo riguarda sia il trasporto ferroviario, in particolare i collegamenti a media e lunga percorrenza e l’alta velocità, sia quello aereo. Per il CNDDU, però, il primo passo è rendere concretamente utilizzabile la Carta per i viaggi in treno: “Il CNDDU ritiene pertanto necessario che siano definite con chiarezza le condizioni che consentano ai docenti di utilizzare la Carta per l’acquisto di biglietti presso i principali operatori nazionali, a partire da Trenitalia e Italo, favorendo il completamento delle procedure necessarie e assicurando informazioni certe sullo stato degli accreditamenti.”
Accanto ai treni resta aperta la questione dei voli, particolarmente delicata per chi lavora nelle isole o a centinaia di chilometri dalla propria residenza. “Per moltissimi docenti provenienti dalla Sicilia e dalla Sardegna, così come per coloro che prestano servizio in regioni molto distanti dalla propria residenza, l’aereo non costituisce una modalità di viaggio accessoria, ma può rappresentare l’unica soluzione concretamente sostenibile in termini di tempi e distanze.” In entrambi i casi, la richiesta è che la distanza dalla propria famiglia non si trasformi in una penalizzazione economica aggiuntiva per chi lavora nella scuola.
La richiesta a Valditara
Alla vigilia dell'anno scolastico 2026/2027, il CNDDU chiede quindi al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di verificare lo stato di attuazione della misura e di promuovere le interlocuzioni necessarie con le amministrazioni competenti e con gli operatori del settore.
Soprattutto, il personale deve poter avere informazioni chiare: quali servizi sono ammessi, quali operatori sono accreditati e quando sarà possibile utilizzare concretamente la Carta per i trasporti.
“È necessario che il personale docente possa conoscere con certezza quali servizi siano ammessi, quali operatori risultino effettivamente accreditati e quali siano i tempi previsti per la piena operatività della misura. Una disposizione destinata ad alleviare il peso economico della mobilità perde inevitabilmente parte della propria efficacia se i suoi destinatari non sono posti nelle condizioni di utilizzarla proprio nel momento in cui ne avrebbero maggiore necessità.”
Dietro questa richiesta ci sono migliaia di insegnanti che da anni lavorano lontano dalla propria terra. Docenti precari, ma anche docenti di ruolo che, dopo l'immissione in servizio, continuano a vivere a centinaia di chilometri dalla propria famiglia.
Per loro la mobilità non è una scelta legata a una vacanza. È parte della vita professionale: biglietti ferroviari, voli, affitti, viaggi di ritorno e spese che si sommano mese dopo mese.
Il CNDDU chiede che la Carta del Docente possa diventare, anche su questo fronte, uno strumento realmente utile. Non soltanto una possibilità prevista dalla normativa, ma un beneficio che il docente possa utilizzare quando deve prendere un treno o un aereo per tornare a casa.
Perché dietro ogni viaggio di un insegnante fuori sede non c'è soltanto una distanza da percorrere. C'è una famiglia da raggiungere, una casa da ritrovare e un costo che, anno dopo anno, qualcuno deve sostenere.
di La Redazione
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