Bonus casa al 65% per infissi e condizionatori, cosa sta valutando il Governo
La detrazione maggiorata potrebbe premiare gli interventi che riducono i consumi energetici. Per ora, però, non esistono domande da presentare né spese...

Una detrazione del 65% per riqualificare energeticamente le abitazioni. Questa è una delle ipotesi esaminate dal Governo in vista della prossima Manovra, grazie ai nuovi margini di flessibilità concessi dall’Unione europea per gli investimenti destinati alla sicurezza energetica. La misura potrebbe interessare infissi, pompe di calore, condizionatori ad alta efficienza, solare termico, schermature solari, cappotti e sistemi ibridi. Non si tratterebbe, quindi, di un contributo per qualsiasi lavoro in casa, ma di un incentivo rivolto agli interventi capaci di ridurre i consumi e la dipendenza dai combustibili fossili.
Perché si torna a parlare del 65%
Attualmente le principali detrazioni per i lavori edilizi sono allineate al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili. La percentuale non aumenta automaticamente quando l’intervento produce un maggiore risparmio energetico.
Il possibile ritorno dell’ecobonus al 65% servirebbe proprio a creare una differenza tra una normale ristrutturazione e un lavoro capace di rendere l’edificio più efficiente.
L’obiettivo europeo è indirizzare le risorse verso investimenti strutturali, evitando che i margini di bilancio siano utilizzati per riduzioni generalizzate delle accise o per altri aiuti legati ai combustibili fossili.
Quali lavori potrebbero rientrare
Il perimetro non è ancora definitivo, ma l’agevolazione potrebbe riguardare:
sostituzione degli infissi;
installazione di pompe di calore;
sostituzione degli impianti di climatizzazione con sistemi ad alta efficienza;
sistemi ibridi composti da caldaia e pompa di calore;
cappotti termici e coibentazione;
schermature solari;
impianti solari termici per la produzione di acqua calda;
dispositivi per la gestione automatizzata dei consumi.
Sul fronte dei condizionatori, la semplice installazione di un apparecchio potrebbe non essere sufficiente. Seguendo la logica dell’ecobonus, l’incentivo dovrebbe essere collegato alla sostituzione totale o parziale di un impianto esistente con una pompa di calore ad alta efficienza e al rispetto di precisi requisiti tecnici.
Uno spazio potenziale da 14 miliardi
Per l’Italia, la flessibilità europea potrebbe liberare uno spazio finanziario complessivo vicino ai 14 miliardi di euro. Questa cifra, tuttavia, non coincide con le risorse già destinate al nuovo ecobonus. Rappresenta il margine teoricamente utilizzabile per un insieme più ampio di interventi sulla sicurezza energetica. Il Governo dovrà decidere quali misure finanziare e indicarne costi, efficacia e capacità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Anche l’eventuale innalzamento della detrazione richiederebbe una copertura. Se il 65% fosse applicato alle abitazioni principali al posto dell’attuale 50%, lo Stato dovrebbe sostenere quindici punti percentuali in più, distribuiti negli anni attraverso le rate della detrazione fiscale.
I passaggi ancora necessari
L’Italia dovrà presentare alla Commissione europea l’elenco degli interventi per i quali intende utilizzare la flessibilità, accompagnandolo con una stima delle spese e con la documentazione necessaria a dimostrarne l’efficacia.
Successivamente potrebbero essere necessari il via libera europeo, l’autorizzazione parlamentare allo scostamento di bilancio e l’inserimento delle nuove regole nella Manovra.
Soltanto il testo definitivo potrà chiarire:
se la percentuale sarà realmente del 65%;
quali immobili potranno beneficiarne;
quali lavori saranno ammessi;
da quale data saranno agevolabili le spese;
quali saranno i massimali e gli adempimenti richiesti.
Chi sta programmando un intervento, quindi, non dovrebbe considerare il 65% già disponibile né rinviare o anticipare i lavori basandosi soltanto sulle anticipazioni. Fino all’approvazione della norma continuano ad applicarsi le agevolazioni attualmente in vigore.
di La Redazione
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