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Aumenti per docenti lontani da casa: “Dare un valore economico alla distanza” con un coefficiente progressivo (CNDDU)

Indennità crescente in base agli anni trascorsi fuori sede e una priorità progressiva nelle procedure di riavvicinamento...

Per un docente di ruolo, ottenere la stabilità può non significare riuscire a tornare a casa. Può voler dire, al contrario, continuare a vivere per anni lontano dalla propria residenza, sostenere un secondo affitto, pagare utenze, affrontare i costi degli spostamenti e organizzare, quando possibile, i viaggi per tornare dalla propria famiglia.

Il tema assume un peso ancora maggiore alla luce del quadro economico del 2026. A giugno, l’ISTAT ha registrato un’inflazione del 3% su base annua, con aumenti particolarmente marcati per i prezzi dell’energia: +9,2% per gli energetici regolamentati e +13,3% per quelli non regolamentati. Banca d’Italia, inoltre, prevede per il 2026 un’inflazione media del 3,1%, a fronte di una crescita del PIL contenuta.

In un contesto nel quale abitazione, energia e mobilità assorbono una quota sempre maggiore del reddito, la situazione dei docenti di ruolo fuori sede assume una particolare rilevanza. A parità di stipendio, chi lavora lontano dalla propria residenza può infatti dover sostenere un secondo affitto, utenze, trasporti locali e spese per i collegamenti con la propria famiglia.

Una parte della retribuzione viene così assorbita non da scelte personali di consumo, ma dai costi direttamente legati alla sede di servizio. Si crea quella distanza tra retribuzione nominale e reddito effettivamente disponibile che il CNDDU propone di leggere come “costo professionale della distanza”.

Il problema, secondo il Coordinamento, non può essere affrontato differenziando territorialmente gli stipendi dei docenti. Il valore della funzione docente deve restare nazionale. Occorre piuttosto distinguere la retribuzione dal costo aggiuntivo necessario per svolgere quella stessa prestazione lontano dal proprio territorio.

È da questa realtà che parte la proposta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che chiede di dare un valore economico alla distanza sostenuta dai docenti di ruolo che lavorano stabilmente lontano dal proprio territorio di residenza.

Il Coordinamento propone di studiare l'introduzione di un “Coefficiente di compensazione della mobilità professionale”, costruito sulla base di parametri oggettivi: distanza dalla residenza, tempi di percorrenza, costo dell'abitazione nella sede di servizio, accessibilità dei collegamenti, spese documentabili e durata della permanenza fuori sede.

Il punto più innovativo riguarda proprio il tempo. Per il CNDDU, infatti, non può essere considerato allo stesso modo chi rimane lontano da casa per un periodo limitato e chi continua a prestare servizio fuori sede per cinque, dieci o quindici anni.

Con il passare del tempo, affitto, utenze e trasporti diventano una voce strutturale del bilancio familiare. È quello che il Coordinamento definisce “costo professionale della distanza”: una parte dello stipendio viene assorbita non da una scelta personale, ma dalle spese necessarie per poter svolgere il proprio lavoro lontano da casa.

Da qui l'ipotesi di una indennità compensativa progressiva, articolata per fasce di permanenza, con soglie, massimali e requisiti precisi. La misura non modificherebbe lo stipendio tabellare e cesserebbe con il rientro nel territorio di residenza o con il venir meno dei requisiti.

Ma il CNDDU propone di intervenire anche sull'altro lato della questione: la possibilità di tornare.

La compensazione economica, infatti, non dovrebbe trasformarsi nello strumento per rendere sostenibile una lontananza destinata a durare indefinitamente. Per questo viene proposta una priorità progressiva nelle procedure di riavvicinamento, legata agli anni continuativi di servizio fuori sede.

Non si tratterebbe di garantire automaticamente una determinata scuola. Resterebbero da considerare disponibilità dei posti, organici, precedenze e altre posizioni tutelate. L'anzianità maturata lontano da casa dovrebbe però acquisire un peso crescente nelle procedure di rientro.


Il meccanismo immaginato dal CNDDU è quindi doppio: più aumenta il tempo trascorso fuori sede, maggiore dovrebbe essere la compensazione economica e più rilevante dovrebbe diventare la richiesta di riavvicinamento.

Una proposta che parte da una considerazione precisa: la scuola ha bisogno della mobilità territoriale per compensare gli squilibri nella distribuzione del personale, ma il costo di questa mobilità ricade in larga parte sul lavoratore.

E anche il ritorno estivo nella propria residenza merita, secondo il Coordinamento, una lettura diversa. Per chi vive lontano dalla propria famiglia, tornare a casa durante l'estate non significa necessariamente andare in vacanza. Può voler dire semplicemente ridurre per qualche settimana quei costi duplicati sostenuti durante l'anno scolastico.

Prima di qualsiasi intervento, il CNDDU chiede però una rilevazione nazionale che permetta di capire quanti siano i docenti di ruolo fuori sede, da quanto tempo vi rimangano, quanto incidano affitto e trasporti sul reddito e quante richieste di trasferimento non vengano soddisfatte.

Solo con questi dati sarebbe possibile quantificare la platea interessata, costruire il coefficiente e valutarne la sostenibilità finanziaria.

La proposta, dunque, non è quella di aumentare indistintamente gli stipendi. È riconoscere economicamente un costo che oggi rimane in gran parte sulle spalle del docente.

Il principio indicato dal CNDDU è quello della reciprocità istituzionale: se al docente viene richiesta una disponibilità territoriale necessaria al funzionamento della scuola, anche il sistema dovrebbe farsi carico del costo che quella disponibilità produce.

Il tema, in fondo, non è soltanto economico. È anche una questione di tempo. Cinque, dieci o quindici anni lontano da casa non possono essere considerati una variabile neutra.

Per questo il CNDDU propone di trasformare gli anni trascorsi fuori sede in un elemento che abbia un peso crescente sia sul piano economico sia nelle procedure di mobilità.

Con una sintesi particolarmente efficace, il Coordinamento indica la direzione della proposta: “L’obiettivo non deve essere finanziare indefinitamente la distanza, ma governarla.”

Ed è proprio qui che si concentra la sfida: dare un valore alla distanza senza rassegnarsi a considerarla una condizione permanente.

di La Redazione


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