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Amianto, 1.160 nuovi casi di malattia ogni anno: manca ancora la mappatura delle scuole

In Lombardia un edificio scolastico su cinque contiene ancora fibre di amianto, e il dato lascia pensare a oltre 14mila istituti a rischio in tutta Italia. Il presidente dell'ente avverte…

Nelle scuole italiane costruite tra gli anni Sessanta e Novanta potrebbe nascondersi ancora l'amianto. È quanto emerge da una pubblicazione dell'Inail che ha acceso i riflettori su un pezzo di patrimonio edilizio scolastico costruito in un'epoca in cui questo materiale veniva impiegato senza alcuna restrizione. Il dato di partenza arriva dalla Lombardia, unica regione a disporre di una mappatura precisa: su 5.470 edifici scolastici censiti, 1.127 contengono amianto, pari al 20,6% del totale.

Se si proietta questa proporzione sull'intero Paese, la stima sale a oltre 14mila scuole potenzialmente a rischio.

Il problema, però, è che un quadro nazionale completo non esiste. Nessuno può dire con certezza quante siano davvero le scuole con amianto, in che stato si trovino gli edifici e dove siano localizzati con precisione. Lo stesso rapporto dell'Inail parla di "lacune conoscitive e operative ancora rilevanti", una formula che fotografa bene la situazione: si sa che il rischio c'è, ma non se ne conosce l'esatta portata. Per decenni, di fatto, generazioni di studenti hanno respirato la stessa aria degli operai esposti nei cantieri e nelle fabbriche, senza che questo aspetto venisse affrontato con la dovuta attenzione. Le bonifiche procedono, ma a un ritmo lento, e l'incognita resta aperta.


Il tema è stato al centro dell'audizione del presidente dell'Inail, Fabrizio D'Ascenzo, davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro. Trentaquattro anni dopo la legge che ne ha vietato l'utilizzo, l'amianto continua a colpire. Il motivo, ha spiegato D'Ascenzo, sta nei tempi di latenza della malattia, che possono superare i quarant'anni: chi è stato esposto anche decenni fa può ammalarsi soltanto oggi. Una persona che ha lavorato a contatto con questo materiale negli anni Ottanta, ad esempio, potrebbe scoprire solo ora di essere malata.


I numeri forniti dall'ente raccontano una vicenda che non si è ancora chiusa. In media, ogni anno vengono riconosciute 1.160 nuove malattie professionali causate dall'esposizione all'amianto. L'andamento degli ultimi cinque anni mostra un calo, seppure lento: 1.242 casi nel 2020, scesi a 1.022 nel 2024. Un miglioramento che, secondo gli esperti, non deve far abbassare la guardia, perché l'emergenza è tutt'altro che superata.

Tra le patologie riconosciute, i tumori del mesotelio rappresentano la quota più consistente, il 40% del totale. Seguono le altre malattie della pleura, con il 29%, e i tumori dell'apparato respiratorio, al 13%.


Il restante 17% riguarda malattie polmonari provocate da agenti esterni. A pesare più di ogni altro dato, però, è la letalità: il 41% dei casi riconosciuti si conclude con la morte del lavoratore. A fine 2024 l'Inail aveva in pagamento 15.125 rendite ai superstiti, quasi la metà di tutte quelle erogate complessivamente per malattie professionali. Dietro ogni numero c'è una famiglia che ha perso qualcuno, o convive con le conseguenze di una malattia che si porta dietro per il resto della vita: l'età media di chi percepisce una rendita è 78 anni, con un grado medio di menomazione del 38%, più del doppio rispetto alle altre patologie professionali.

I settori più colpiti restano quelli tradizionali: metalmeccanica e edilizia. Nel 2024 tre casi su quattro sono stati registrati nell'industria, tra lavoratori che per anni hanno respirato polveri sottili senza sapere a cosa stessero andando incontro.

Sul fronte della prevenzione, l'Inail non è rimasto fermo. I Bandi Isi finanziano le imprese che rimuovono l'amianto dai luoghi di lavoro, il Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM) monitora costantemente l'evoluzione delle malattie, e la ricerca scientifica è al lavoro su tecnologie più efficaci per le bonifiche. Restano però da colmare due vuoti: un censimento nazionale degli edifici scolastici a rischio, che oggi non esiste, e i tempi lunghissimi con cui il minerale continua a manifestare i suoi effetti sulla salute, decenni dopo l'esposizione.

di Leandro Castagna



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