193 euro in più per fare scorta di pellet: dopo i carburanti, arriva un'altra stangata per le famiglie
Prezzi in aumento del 34% rispetto al 2025. Un sacco da 15 chili costa in media 7,61 euro. Ecco quanto peserà il rincaro con l'inverno alle porte.

193 euro in più per acquistare la stessa quantità di pellet dello scorso anno. È il conto che si trova davanti chi, in vista dell'inverno, decide di fare scorta acquistando 100 sacchi da 15 chili. Nel settembre 2025 avrebbe speso mediamente 568 euro. Oggi, per la stessa quantità, ne servono 761. Dopo i rincari dei carburanti e delle bollette, arriva così un'altra stangata per le famiglie italiane. E questa volta riguarda un combustibile che, soprattutto nei piccoli centri e nelle zone montane, rappresenta una risorsa importante per affrontare i mesi più freddi.
Secondo le rilevazioni dell'AIEL, l'Associazione italiana energie agroforestali, il prezzo medio di un sacco di pellet certificato ENplus A1 è passato da 5,68 a 7,61 euro in dodici mesi, registrando un aumento del 34,2%.
Pellet, quanto costa fare scorta per l'inverno?
Il rincaro di un singolo sacco è di 1,93 euro. Una differenza che diventa significativa quando si acquistano quantità maggiori di combustibile.
Quantità acquistata | Settembre 2025 | Settembre 2026 | Aumento |
20 sacchi | 113,60 € | 152,20 € | +38,60 € |
50 sacchi | 284 € | 380,50 € | +96,50 € |
100 sacchi | 568 € | 761 € | +193 € |
150 sacchi | 852 € | 1.141,50 € | +289,50 € |
Elaborazione sui prezzi medi nazionali AIEL, IVA inclusa e trasporto escluso. Le quantità sono esempi di acquisto e non rappresentano il consumo standard di una famiglia.
La spesa effettiva dipenderà dalle dimensioni dell'abitazione, dall'isolamento termico, dalla zona climatica e dalle ore di utilizzo dell'impianto.
Pellet, dove si registrano gli aumenti maggiori?
Il rincaro interessa tutta Italia, ma non nella stessa misura.
Nel Nord-Est l'aumento annuo ha raggiunto il 37,6%, seguito dal Centro con il 34,4% e dal Nord-Ovest con il 32,6%. Nel Sud e nelle Isole l'incremento è stato del 28,9%.
Proprio nel Mezzogiorno e nelle Isole, tuttavia, si registra il prezzo medio più elevato: 7,68 euro per un sacco da 15 chili, contro i 7,58 euro del Nord-Est.
Anche il pellet sfuso ha subito un rincaro significativo. A settembre 2026 il prodotto certificato consegnato in autobotte costava mediamente 525 euro a tonnellata, rispetto ai 393 euro di un anno prima.
Pellet, gas o gasolio: quale conviene per riscaldare casa?
Nonostante l'aumento dei prezzi, il pellet conserva un vantaggio economico rispetto al gas naturale e al gasolio da riscaldamento nel confronto tra i costi dell'energia contenuta nei combustibili. Secondo le elaborazioni basate sui dati AIEL, a settembre 2026 i valori erano i seguenti:
Combustibile | Costo per MWh di energia del combustibile |
Pellet certificato ENplus A1 | 106 € |
Gas naturale | 163 € |
Gasolio da riscaldamento | 205 € |
Legna da ardere classe A1 | 65 € |
Il pellet risulta quindi meno costoso del gas naturale e del gasolio in termini di energia acquistata. Questo, però, non significa che tutte le famiglie risparmieranno automaticamente scegliendo il pellet. Il costo reale del riscaldamento dipende anche dall'efficienza dell'impianto, dalla manutenzione e dalle caratteristiche dell'abitazione.
Come risparmiare sull'acquisto del pellet
Con prezzi così elevati, confrontare le offerte diventa ancora più importante.
Prima di acquistare conviene verificare il prezzo al chilogrammo, considerare le eventuali spese di consegna e valutare attentamente il costo complessivo dei bancali. È utile controllare anche la certificazione ENplus A1, che attesta il rispetto di specifici requisiti di qualità del combustibile. Attenzione, infine, alle offerte online con prezzi insolitamente bassi: verificare l'affidabilità del venditore e le condizioni di pagamento può evitare brutte sorprese.
Il caro vita pesa anche sul riscaldamento
Il pellet è ormai una fonte energetica utilizzata da numerose famiglie italiane. Secondo l'ISTAT, nel 2023 ne faceva uso il 7,8% delle famiglie, quasi il doppio rispetto al 4,1% registrato nel 2013. Nei piccoli Comuni montani la percentuale raggiungeva il 16,2%, a conferma della sua importanza soprattutto nelle aree dove il riscaldamento è necessario per molti mesi all'anno. E proprio qui il rincaro rischia di farsi sentire maggiormente. Perché quando il prezzo del combustibile aumenta del 34%, il problema non è soltanto quanto costa accendere la stufa. È quanto rimane nel bilancio familiare dopo aver pagato tutto il resto.
di La Redazione
Pensioni scuola 2027, domande da oggi al 21 ottobre: requisiti e date da ricordare
Assicurazione sanitaria docenti e ATA, il codice di conferma non arriva? Cosa controllare per completare la registrazione
GPS, il punteggio può cambiare dopo la prima supplenza: cosa controlla la scuola e perché conservare il decreto di convalida




.jpg)
.jpg)




















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)




















.jpg)
Commenti