Una professoressa accoltellata a scuola, Valditara: “Ai minori di 15 anni vietare social e canali pericolosi”
Dopo l’aggressione all’Istituto Verga di Roma il Ministro esprime vicinanza alla docente e alla comunità scolastica. Il possibile ruolo dei contenuti violenti online è ancora da accertare

Una professoressa accoltellata nella scuola in cui ogni giorno entra per insegnare. È quanto accaduto all’Istituto “Giovanni Verga” di Roma. Dopo l’aggressione, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha contattato la dirigente scolastica Wanda Giacomini, esprimendo solidarietà e vicinanza alla docente ferita e all’intera comunità scolastica.
Le prime informazioni riportate dal Ministero descrivono il giovane aggressore come un ragazzo che non avrebbe manifestato particolari problematiche. Ci sono però aspetti ancora da chiarire: il ragazzo avrebbe ripreso in video il gesto e, secondo quanto riferisce il MIM, tra gli elementi da verificare c’è anche il possibile ruolo esercitato da social e siti violenti frequentati negli ultimi tempi. Un legame che, allo stato attuale, non può essere dato per accertato.
È proprio dalla necessità di proteggere i più giovani dai rischi della rete che parte l’intervento di Valditara: “oltre alla educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi”.
Il Ministro richiama quindi il Kids Act della Commissione europea, che a suo giudizio “va nella giusta direzione”, e che su determinati contenuti online “si devono stabilire regole chiare a tutela dei giovani”.
Ma nelle parole di Valditara la questione non si esaurisce davanti a uno schermo. Torna anche ciò che accade dentro le aule, nel rapporto quotidiano tra studenti, insegnanti e regole. “Al tempo stesso, come stiamo già facendo, [occorre] ripristinare nella quotidianità della vita scolastica il rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole, la disciplina e il senso di responsabilità. Non dobbiamo avere paura di affermare che chi sbaglia deve pagare”.
Prima ancora del dibattito sui social, resta però ciò che è accaduto dentro una scuola: un’insegnante aggredita mentre svolgeva il proprio lavoro e una comunità scolastica ferita da un gesto di violenza. Saranno gli accertamenti a ricostruire dinamica e motivazioni. Alla scuola, intanto, resta una domanda difficile: come educare al rispetto prima che una regola infranta possa trasformarsi in qualcosa di molto più grave.
di La Redazione
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