Alberto Angela: "Voi siete il vento che spinge le nostre vele. È il lettore che fa grande il libro, non lo scrittore "
"Mio padre ha acceso un faro, io umilmente cerco di mantenere viva la fiamma, con un mestiere che non è facile..."

“Voi siete il vento che spinge le nostre vele. È il lettore che fa grande il libro, non lo scrittore”. Sono queste le parole che Alberto Angela, divulgatore scientifico e figlio del grande Piero Angela, ha rivolto al suo pubblico durante un recente incontro all’Anima Festival di Cervere.
Un messaggio semplice ma di grande significato: ognuno di noi, anche il più grande, ha bisogno dell'altro per capire chi è veramente quale importanza abbia ciò che fa. Pensate a un medico senza i suoi pazienti, pensate a un’insegnante senza i suoi allievi e, infine, come afferma Angela, pensate a uno scrittore senza qualcuno che legga i suoi testi. Dunque non è solo questione di “fare un buon lavoro”, un lavoro si può dire buono solo quando raggiunge il suo vero scopo: trasmettere qualcosa all’altro.
Durante l'incontro Alberto Angela ha rivolto un pensiero anche a suo padre dal quale, come lui stesso afferma, ha imparato la necessità di puntare sulla qualità del lavoro. Queste le sue parole: “Mio padre ha acceso un faro, io umilmente cerco di mantenere viva la fiamma, con un mestiere che non è facile, perché è cambiata molto la televisione, è diventato molto più difficile per mille motivi. Però la voglia di imparare della gente è innata. Qualunque bambino che nasce oggi vuole sapere”.
Alberto Angela ha seguito le orme del padre, scegliendo di svolgere lo stesso lavoro. In questo caso si tratta di un lavoro complesso perché porta con sé la responsabilità del sapere.
Tutti nasciamo con una caratteristica imprescindibile: la curiosità. Gli adulti, annebbiati dalle responsabilità, crescendo spesso la perdono, mentre nei bambini abbonda. Ed è proprio questo che il divulgatore scientifico continua a ricercare: la curiosità nelle menti ingrigite, ma anche nei bambini apparentemente più disinteressati.
Permettere ad un individuo di accrescere le proprie conoscenze, introdurlo in aspetti che lo riguardano da vicino ma che, forse, considera troppo complessi, oppure farlo appassionare a quello che viene prima della modernità e della tecnologia sono tutti aspetti che hanno a che fare con una forma sottilissima di cura: preoccuparsi della conoscenza all'altro. Continua, sempre in riferimento al padre: “non potrei fare dei paragoni perché sarebbero riduttivi. Ti accorgevi nella vita quotidiana di stare vicino ad una persona che ragionava in modo diverso. Mi ha sempre colpito il suo ottimismo, anche nei momenti più bui. Lui serenamente ti diceva la soluzione, ed aveva ragione. Aveva la capacità di vedere il futuro, come se ci avesse già vissuto. Quando gli chiedevo come facesse, lui mi diceva «io mi informo, e penso molto»”.
Forse sta proprio in quest’ultima frase la chiave per comprendere il cambiamento avvenuto nelle nostre vite: conservare ancora un po’ di curiosità anche da adulti e andare alla ricerca di un’informazione nuova, capace di attivare un pensiero, una riflessione su noi stessi e sulla nostra vita. Conclude Alberto Angela: “Non vorrei che quello che mio padre ha creato finisse qui”.
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di Natalia Sessa




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La curiosità o il perché delle cose sono sempre presenti in me.
Tutto ciò mi porta ad esplorare il.mondo che mi circonda, cercando elementi nuovi per andare avanti.
Per una persona adulta, tutto ciò è fondamentale.