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Crepet: “Il coraggio di avere paura”. Ecco perché la vera forza arriva proprio quando vorremmo fuggire

2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Paolo Crepet ci spiega perché il coraggio prende il sopravvento sulla voglia di scappare...

“Il coraggio non è quello di chi non ha paura, ma quello di chi conosce la paura e la vuole affrontare. Anzi, si potrebbe arrivare a dire, parafrasando Oriana Fallaci, che il coraggio è, esso stesso, fatto di paura”.

Con queste parole Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, unisce due sentimenti che siamo abituati a considerare opposti, il coraggio e la paura. Siamo abituati a considerare coraggioso chi non mostra esitazioni, ma se non esiste alcun timore affrontare un pericolo potrebbe non essere coraggio, ma soltanto incoscienza.

L’esperto, inoltre, sottolinea che provare paura non rende necessariamente fragili. “La paura è un’emozione reale, perfino banale nella sua prevedibilità. Ciò che sorprende è la voglia e la determinazione a superarla senza aspettare che siano gli altri a volerci aiutare a sconfiggerla”. La si può provare quando dobbiamo difendere qualcuno, oppure quando dobbiamo cambiare strada o affrontare una situazione che non sappiamo come finirà. In quei momenti non serve fingere di essere invulnerabili, bisogna capire se il timore ci sta proteggendo oppure ci sta impedendo di vivere.

Esiste però anche il rischio opposto. Nel tentativo di dimostrare a noi stessi e agli altri di non avere paura, possiamo perdere la capacità di valutare il pericolo. Il confine tra coraggio e incoscienza diventa allora molto sottile. Continua Crepet: “Per molti, invece, la paura della paura è un’ossessione che insegue un’esistenza intera e il coraggio è lo strumento, l’unico, per sconfiggerla. A tal punto da trasformare e tradurre il coraggio in incoscienza, in una sorta di rincorsa della più incredibile insensata audacia”.

Per spiegare come il coraggio possa manifestarsi proprio in chi non si considera forte, Crepet richiama due personaggi entrati nella storia del cinema italiano: “c’è poi chi il coraggio lo trova per strada, non sapendo di possederlo. Si tratta di un carattere molto italico nel quale pavidità, ignoranza e opportunismo si mescolano e, per caso, possono trasformarsi perfino in coraggio. Personaggi come Oreste Jacovacci, interpretato da Alberto Sordi, e Giovanni Busacca, interpretato da Vittorio Gassman, ne La grande guerra di Mario Monicelli, sono l’esempio più illuminante di questa qualità”.

Nel film, Jacovacci e Busacca non sono eroi tradizionali. Per gran parte della storia cercano di sottrarsi ai pericoli della guerra, ma nel momento decisivo trovano una forza che probabilmente non sapevano di possedere. Quando vengono catturati, scelgono di non tradire i propri compagni e pagano quella decisione con la vita. La loro paura non scompare, viene superata da qualcosa che, in quell’istante, considerano più importante.

Pensiamo anche ai pompieri, che ogni giorno corrono proprio in quei luoghi dai quali tutti fuggono. Lo fanno per salvare vite umane, mettendo spesso a rischio la propria. Sono preparati ad affrontare emergenze e imprevisti, ma la preparazione non cancella necessariamente la paura.

Avere coraggio non significa desiderare di diventare eroi, ma scoprire che esiste un limite oltre il quale non siamo più disposti ad arretrare. Crepet lo definisce “una forma sublime di riscatto dal proprio anonimato, che non significa affatto voler diventare eroi, ma persone che sanno – o meglio scoprono – che nella vita non si può e non si deve sempre chinare il capo di fronte al potere, alla violenza, alla sopraffazione”.

Il coraggio non garantisce la felicità e, a volte, può avere un prezzo altissimo. Può però lasciarci qualcosa che le assomiglia, la serenità di non aver tradito noi stessi. Conclude Crepet: “La forza del coraggio si estrinseca proprio nell’esistenza della paura e nella coabitazione con essa. Il coraggio non è e non può essere un sentimento ‘puro’, ma è sempre contaminato, ibrido, e questo non lo indebolisce, anzi lo tempra. Il coraggio senza paura è propaganda, illusione romanzesca, scarto dalla realtà”.

Per te, lettore che ci segui, il coraggio consiste nel non avere paura oppure nell’affrontarla? Ti è mai capitato di scoprire di essere coraggioso proprio nel momento in cui avresti voluto fuggire? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.



di Katia Piemontese

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