Tredicenne accoltellato al centro commerciale Campania, il CNDDU condanna l’aggressione e richiama alla responsabilità
Due maggiorenni sarebbero intervenuti dopo una discussione tra minorenni. Il CNDDU richiama il ruolo degli adulti, che dovrebbero fermare i conflitti e invece…

Una discussione tra due minorenni, poi l’intervento di due adulti e un tredicenne colpito più volte al torace con un coltello. È la ricostruzione dell’aggressione avvenuta sabato 17 ottobre nel parcheggio del centro commerciale Campania di Marcianise, in provincia di Caserta. I carabinieri hanno fermato due uomini di 34 e 20 anni, domiciliati a Caivano, gravemente indiziati, in concorso, di tentato omicidio.
Il ragazzo è stato accompagnato inizialmente al pronto soccorso di Frattamaggiore e successivamente trasferito all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza. Secondo le informazioni diffuse il 19 ottobre, era ricoverato in prognosi riservata. Gli investigatori hanno raccolto testimonianze ed esaminato le immagini della videosorveglianza per ricostruire l’accaduto. Sulla vicenda interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che esprime «sconcerto e ferma condanna». Il comunicato si concentra sul possibile ruolo dei maggiorenni: secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero intervenuti in aiuto dell’altro minore, aggredendo il tredicenne.
Per il CNDDU, definire l’accaduto soltanto una lite degenerata rischia di lasciare in secondo piano il comportamento contestato ai due uomini. Il Coordinamento richiama la responsabilità di chi, davanti a un conflitto tra adolescenti, dovrebbe fermare la violenza.
Nel comunicato si parla infatti di «adulti che, anziché contenere un contrasto tra adolescenti, ricorrerebbero alla violenza come strumento di affermazione personale». Una dinamica che, se confermata, rappresenterebbe per il Coordinamento un grave cedimento della responsabilità adulta.
Prevenzione e responsabilità individuale
Il CNDDU riconosce il valore della prevenzione, ma chiede che i richiami all’educazione siano accompagnati da azioni concrete e dall’accertamento delle responsabilità. Al centro della riflessione c’è il rischio che l’uso della forza venga considerato un modo per imporsi sugli altri.
«Ancora più grave è il possibile coinvolgimento di persone adulte, dalle quali dovrebbe provenire il primo argine alla violenza e non la sua legittimazione», sottolinea il Coordinamento.
Nell’auspicare la piena guarigione del tredicenne, il CNDDU conclude: «La violenza non può essere normalizzata attraverso il linguaggio della fatalità: ogni condotta ha un autore e ogni responsabilità deve essere accertata».
di La Redazione
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