Tamaro: “Coltivare la vita ci rende liberi. Ma cos’è che ci fa perdere questa libertà e ci espone alla manipolazione?”
- La Redazione

- 7 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 8 dic 2025
Viviamo in un mondo dove tutto scorre e nulla sedimenta: cosa stiamo perdendo quando smettiamo di coltivare ciò che conta davvero?

"Viviamo in tempi di assolute certezze e di pochi dubbi. Tempi in cui non sembra esserci spazio per le inquietudini, le malinconie, i sentimenti più sottilmente umani che sono alla base di tanta letteratura che ci ha formato e fatto crescere. Alla cultura si è sostituita l’informazione, la denuncia, il consumo, la polemica. Niente sedimenta, tutto scorre. E così mi sono trovata a riflettere sul significato e l’origine della parola «cultura». Etimologicamente, alla base della parola «coltivare» c’è la radice indoeuropea kwel, il cui significato è quello di produrre un movimento circolare, nel passaggio al latino è diventato colĕre. Coltivare, appunto", queste le parole grazie alle quali la scrittrice Susanna Tamaro inizia la sua profonda disamina.
"Per coltivare la terra, bisogna conoscere il passato, vedere il presente e immaginare il futuro, sapendo che ogni nostro gesto potrà produrre nuova vita, nuova fertilità. Per rendere fecondo il terreno, è necessario saper osservare con molta attenzione, saper ascoltare, saper leggere i legami chiari tra le cose e intuire quelli meno chiari, bisogna essere curiosi, provare, sperimentare, sforzarsi, consapevoli che l’impegno non sempre sarà ripagato dal successo. Si deve soprattutto amare e credere nella vita, perché non si coltiva solo nutrimento, ma qualcosa di molto più grande, che è l’idea di un futuro in cui le generazioni si susseguono. Dall’idea di coltivare la terra si è passati all’idea di coltivare la propria interiorità, i propri talenti, i rapporti. La «cultura» della mente non richiede attitudini molto diverse dalla «coltura» dei campi: senso del passato, del presente e del futuro, saper creare legami, essere spinti a crearne sempre di nuovi sulla base di un’insaziabile curiosità e coltivare il dubbio come costante fattore di crescita", in tal modo la scrittrice, con forza e determinazione, continua la sua splendida riflessione.
Dunque, solo una persona capace di coltivare il senso della vita, di credere nella vita, non sarà mai manipolabile ed anzi sarà in grado di trasformare il tempo in una preziosa risorsa, strumento indispensabile per cogliere la bellezza delle cose semplici ma durature, riuscendo a far rifiorire il proprio talento, le proprie passioni, senza lasciarsi travolgere da una società nella quale tutto scorre via e nulla sedimenta.
D'altronde la nostra più antica e straordinaria virtù è proprio la pazienza.
"Noi siamo tutti fragili, abbiamo bisogno della pazienza per comprenderci, per comprendere, per andare avanti in una vita che è fatta di continue cadute e rialzate, senza la pazienza non possiamo fare nulla. È la capacità di attendere, che i pastori imparano dal ritmo della natura mentre noi viviamo in un mondo nel quale si preme un pulsante e si ottiene tutto. L’uomo impaziente è un uomo disperato perché è un uomo che non arriverà mai al cuore di se stesso. La pazienza significa lentezza, saper guardare, saper aspettare, l’essere consapevoli che uno mette un seme e poi forse germoglierà o non germoglierà , forse non vivrà abbastanza per vederlo germogliare, però quel seme lo ha messo", in tal modo Susanna Tamaro culmina la sua accurata riflessione.
Ecco allora l'importanza di essere pazienti, di saper aspettare, imparando ad ascoltare se stessi ed il proprio cuore, così da riscoprire quella forza che permetterà di rialzarci dopo ogni caduta senza mai desistere perché le cose belle richiedono tempo, cura e tanta dedizione.
di VALENTINA TROPEA



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