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Studenti bocciati, il CNDDU: “Il diritto allo studio non coincide con il diritto alla promozione”. La scuola educa, non distribuisce risultati

Il CNDDU, a partire da una recente sentenza del TAR del Lazio su un caso di non ammissione alla classe successiva, richiama la centralità del dialogo educativo e del...

Il CNDDU osserva con particolare attenzione la recente sentenza del TAR del Lazio che ha respinto il ricorso presentato dalla famiglia di uno studente non ammesso alla classe successiva, confermando la legittimità della decisione del Consiglio di classe.

"Al di là del profilo giuridico, che ha trovato una chiara definizione nelle motivazioni del giudice amministrativo, la vicenda richiama l'attenzione dell'opinione pubblica su questioni che investono direttamente il senso della scuola come comunità educante e il significato della valutazione all'interno del processo formativo.

Negli ultimi anni si assiste con crescente frequenza a un ricorso agli strumenti del contenzioso per dirimere controversie che, nella loro origine, appartengono alla dimensione educativa e relazionale.


È un fenomeno che non può essere liquidato come una semplice espressione di conflittualità, ma che merita di essere letto come il sintomo di una trasformazione culturale che coinvolge il rapporto tra scuola, famiglia e società. Quando il dialogo educativo lascia spazio alla contrapposizione, il rischio è quello di attribuire alla giurisdizione il compito di risolvere questioni che dovrebbero trovare composizione innanzitutto attraverso la condivisione delle responsabilità, la trasparenza delle procedure e la reciproca fiducia.


La scuola, per sua natura, non è un'istituzione che distribuisce risultati, ma un luogo nel quale si costruiscono progressivamente conoscenze, competenze, autonomia e senso critico. In questa prospettiva, la valutazione non può essere interpretata come un atto meramente certificativo né, tantomeno, come una sanzione. Essa rappresenta uno degli strumenti più delicati dell'azione educativa, poiché rende leggibile il percorso di crescita dello studente, ne evidenzia i progressi, individua le fragilità e orienta le strategie necessarie per il loro superamento. La sua credibilità dipende dalla competenza professionale dei docenti, dalla coerenza dei criteri adottati e dalla capacità dell'istituzione scolastica di documentare con chiarezza ogni fase del percorso valutativo.


In tale contesto, il CNDDU ribadisce che la trasparenza costituisce un principio irrinunciabile dell'agire educativo. Il registro elettronico, le piattaforme digitali, la comunicazione costante con le famiglie e la tempestiva restituzione degli esiti delle verifiche non sono meri adempimenti amministrativi, bensì strumenti attraverso i quali si realizza il diritto delle famiglie a essere pienamente coinvolte nel percorso scolastico dei propri figli. Una comunicazione incompleta o non sufficientemente tempestiva può generare incomprensioni, alimentare sfiducia e compromettere quella relazione di collaborazione che rappresenta il presupposto indispensabile di ogni autentica comunità educante.


Tuttavia, sarebbe altrettanto riduttivo ritenere che la qualità del percorso educativo dipenda esclusivamente dall'efficienza degli strumenti organizzativi o dalla correttezza delle procedure. Nessuna innovazione tecnologica, nessuna attività di recupero, nessun intervento di sostegno può sostituire il ruolo attivo dello studente nella costruzione del proprio apprendimento. La formazione della persona implica un coinvolgimento diretto, una progressiva assunzione di responsabilità e la capacità di confrontarsi con le difficoltà senza ricercare scorciatoie o attribuire sempre all'esterno le cause dell'insuccesso.


La decisione del TAR richiama, indirettamente, proprio questa dimensione educativa della responsabilità. Il diritto allo studio non coincide con il diritto alla promozione, ma con il diritto a ricevere un'istruzione di qualità, ad essere accompagnati da docenti competenti, a conoscere con chiarezza il proprio percorso di apprendimento e a poter beneficiare di adeguate opportunità di recupero. Parallelamente, esso comporta il dovere dell'impegno personale, della frequenza responsabile, della partecipazione consapevole e della disponibilità a riconoscere che il sapere si costruisce attraverso un esercizio costante, spesso faticoso, che non può essere delegato ad altri.


Il CNDDU ritiene, inoltre, che la crescente tendenza a interpretare ogni insuccesso scolastico come una lesione di un diritto rischi di produrre effetti culturali profondamente problematici. Una società democratica si fonda sulla tutela dei diritti, ma anche sulla consapevolezza che ogni diritto vive in equilibrio con responsabilità, doveri e limiti. Se questo equilibrio viene meno, anche il significato educativo della valutazione rischia di essere svuotato, trasformandosi in un terreno di continua negoziazione anziché in uno strumento di crescita.


Occorre, pertanto, recuperare il valore del Patto educativo di corresponsabilità quale autentico impegno reciproco tra scuola e famiglia. Non un documento da sottoscrivere formalmente all'inizio dell'anno scolastico, ma un riferimento concreto che orienti il dialogo quotidiano, favorisca il confronto anche nelle situazioni più difficili e consenta di affrontare eventuali divergenze senza compromettere la fiducia reciproca. La comunità scolastica cresce quando ciascuno riconosce il proprio ruolo e comprende che il successo formativo degli studenti dipende dalla qualità delle relazioni educative molto più che dalla semplice sommatoria delle prestazioni individuali.


La scuola rappresenta uno dei luoghi più significativi nei quali una democrazia forma il proprio futuro. È lì che si apprendono non soltanto conoscenze disciplinari, ma il valore della responsabilità, del rispetto delle regole condivise, del confronto civile, della cooperazione e della fiducia nelle istituzioni. Quando il rapporto educativo si incrina e viene sostituito dalla logica del contenzioso, tutti gli attori coinvolti rischiano di uscire impoveriti: la scuola vede indebolita la propria autorevolezza, le famiglie faticano a riconoscere il valore educativo del limite e gli studenti possono maturare l'idea che ogni difficoltà debba necessariamente trovare una soluzione esterna, anziché diventare occasione di crescita personale.


Educare ai diritti umani significa invece promuovere una cultura della responsabilità condivisa. Significa insegnare che la libertà non consiste nell'assenza di regole, ma nella capacità di orientare le proprie scelte con consapevolezza; che l'autonomia si conquista attraverso l'impegno quotidiano; che la partecipazione democratica richiede trasparenza, dialogo e reciproco riconoscimento. In questa prospettiva, la valutazione scolastica assume un valore che va ben oltre il voto: diventa uno strumento di verità educativa, capace di accompagnare lo studente nella conoscenza di sé, di renderlo progressivamente protagonista del proprio percorso e di prepararlo ad affrontare con maturità le sfide della vita sociale.


Il CNDDU auspica che vicende come questa non alimentino sterili contrapposizioni, ma inducano tutte le componenti della comunità scolastica a riflettere sulla necessità di ricostruire un'alleanza educativa solida, fondata sulla fiducia reciproca, sulla chiarezza dei ruoli e sulla convinzione che il successo formativo non possa essere garantito per via giudiziaria, ma debba essere costruito quotidianamente attraverso l'incontro tra competenza professionale, responsabilità personale e partecipazione consapevole. Solo in questo modo la scuola continuerà a essere il luogo privilegiato in cui i diritti trovano il loro fondamento più autentico: nella formazione di cittadini liberi, responsabili e pienamente consapevoli del valore del bene comune".

di La Redazione




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