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Sostegno, i posti ci sono e i docenti sono specializzati: perché dopo tre anni continuano a essere precari?

Per anni la mancanza della specializzazione ha ostacolato le assunzioni. Ora migliaia di docenti hanno conseguito il titolo, ma le cattedre continuano a essere autorizzate in deroga e assegnate con contratti fino al 30 giugno.

Per anni, ai docenti di sostegno con almeno tre annualità di servizio è stato risposto che l’esperienza maturata in classe non era sufficiente per l’assunzione: occorreva conseguire anche la specializzazione. Oggi, però, migliaia di quei docenti hanno ottenuto o stanno ottenendo proprio quel titolo attraverso i percorsi straordinari organizzati da INDIRE e dalle università. L’ostacolo indicato per anni è stato quindi superato. Eppure le assunzioni continuano a non seguire il fabbisogno reale delle scuole.

Una platea sempre più ampia di docenti specializzati lavora stabilmente da anni nella scuola italiana, pur attraverso contratti formalmente temporanei. Vengono richiamati ogni settembre per rispondere a esigenze che si ripresentano puntualmente, ma il loro rapporto di lavoro continua spesso a terminare il 30 giugno.

La reiterazione dei contratti a termine non può essere considerata un elemento secondario. La normativa europea impone agli Stati membri di adottare misure efficaci per prevenire e contrastare gli abusi e proprio su questo terreno l’Italia è stata richiamata dalla Commissione europea.

È quindi vero che il possesso della specializzazione non determina automaticamente il diritto all’immissione in ruolo e che il reclutamento deve avvenire nel rispetto delle regole previste dall’ordinamento. Tuttavia, resta una domanda che merita una risposta: se migliaia di posti vengono coperti ogni anno con supplenze, spesso nelle stesse scuole e dagli stessi docenti, è davvero corretto considerarli esigenze esclusivamente temporanee? Il problema non riguarda soltanto le modalità di accesso al ruolo, ma anche la presenza di un fabbisogno che, pur ripresentandosi con regolarità, continua a essere gestito attraverso rapporti di lavoro precari. È proprio su questo aspetto che si concentra anche il dibattito europeo sull’abuso dei contratti a termine nel settore pubblico.


Il nodo, quindi, non è più soltanto quello di formare nuovi docenti specializzati, ma di riconoscere come strutturali quei posti che ogni anno vengono autorizzati nell’organico di fatto e in deroga, trasformandoli progressivamente in posti di organico di diritto sui quali procedere alle assunzioni.

Perché, se una cattedra è necessaria ogni settembre, spesso nella stessa scuola e per rispondere allo stesso bisogno educativo, continuare a definirla temporanea non significa renderla tale.


di La Redazione


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