Scuola, precari e personale ATA chiedono la mobilità intercompartimentale: “Serve una svolta”
- La Redazione

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L'esaurimento psicologico e l'eterna incertezza lavorativa stanno mettendo in ginocchio chi lavora tra i banchi. La proposta di un comitato per sbloccare le assunzioni e…

L'esaurimento psicologico e le tensioni accumulate nelle aule stanno prosciugando le energie di chi lavora ogni giorno a contatto con gli studenti. Molti insegnanti e collaboratori scolastici chiedono oggi, con forza, di poter semplicemente cambiare percorso di vita, spostandosi a lavorare in altri uffici dello Stato. Questa via d'uscita, fino a oggi bloccata da regole molto rigide, viene vista invece come una mossa vitale: permetterebbe a chi non ce la fa più di allontanarsi con dignità, lasciando così spazio ai colleghi più giovani e a chi da una vita intera attende il posto.
Una vera e propria boccata d'aria fresca per un ambiente lavorativo ormai logorato e stanco.
L'emergenza non colpisce, infatti, solo le singole persone, ma si ripercuote su un numero enorme di famiglie costrette a vivere nel limbo dell'instabilità economica e sociale, anno dopo anno. Per questo motivo è nato un accorato appello rivolto direttamente ai vertici del Governo. I lavoratori chiedono di smettere di rincorrere soluzioni fatte a pezzetti o piene di contraddizioni, per affrontare il problema alla radice con un sistema di assunzioni finalmente limpido e stabile.
Tutti i contorni tecnici, normativi e numerici della vertenza sono illustrati nel documento diffuso dal Comitato Precari Uniti per la Scuola.
Il testo, indirizzato al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, evidenzia la sproporzione fra i circa 700.000 docenti a tempo indeterminato e il bacino dei contratti a termine, stimato tra i 230.000 e i 250.000 individui, a cui vanno sommati i 200.000 addetti del personale ATA (con un 25 per cento di precariato). Per combattere lo stress da burnout, l'associazione spinge per sbloccare la mobilità intercompartimentale verso la Pubblica Amministrazione. Nel contempo, sostiene il disegno di legge della senatrice Carmela Bucalo (Fratelli d'Italia) sul doppio canale di reclutamento: la proposta prevede una ripartizione delle immissioni in ruolo al 50% tra graduatorie concorsuali e Gps (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), con l'obiettivo di arginare le reiterate violazioni sanzionabili in sede europea.
Di seguito riportiamo il testo integrale del comunicato.
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IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO
«Precariato e mobilità intercompatimentale negata: la scuola chiede una svolta La scuola italiana è ormai al limite della sostenibilità. Il perdurare del precariato strutturale, l’aumento dei carichi di lavoro e la diffusione di condizioni di stress e burnout tra docenti e personale ATA non rappresentano più un’emergenza temporanea, ma una condizione stabile del sistema.
Il quadro numerico è eloquente: i docenti a tempo indeterminato sono circa 700.000. A fronte di ciò, il personale precario e con contratti a termine ha raggiunto livelli record, tra 230.000 e 250.000 lavoratori, con un impatto diretto su altrettante famiglie coinvolte in una condizione di instabilità professionale e sociale non più sostenibile. A questi dati si aggiunge il personale ATA, che conta circa 200.000 lavoratori ogni anno tra organico di ruolo e precario (circa il 25% del totale in servizio), componente essenziale ma spesso invisibile del funzionamento delle scuole.
In questo contesto, il dibattito sul disegno di legge relativo al “doppio canale di
reclutamento”, promosso dalla Senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia, riporta al centro la necessità di un sistema stabile, equo e trasparente di immissione in ruolo del personale docente. Il doppio canale, con la ripartizione al 50% tra graduatorie concorsuali e Graduatorie Provinciali per le Supplenze, rappresenta una risposta concreta a un sistema che si regge da anni sulla reiterazione dei contratti a termine, con conseguenze sociali, economiche e giuridiche non più ignorabili anche in sede europea. La stabilizzazione del personale non è una concessione, ma un atto di giustizia e di buon funzionamento del sistema scolastico.
Accanto a questo, non è più rinviabile una riflessione seria sulla mobilità intercompartimentale del personale docente e ATA. In un sistema pubblico rigido e chiuso, la possibilità di transitare verso altri comparti della Pubblica Amministrazione non deve essere considerata un’eccezione, ma uno strumento ordinario di gestione delle risorse lavorative. Una simile misura avrebbe tre effetti immediati e strutturali: contribuire all’assorbimento del precariato storico, favorire un necessario ricambio generazionale nella scuola e ridurre in modo significativo i fenomeni di burnout che oggi compromettono la qualità del lavoro e, di conseguenza, dell’offerta formativa.
Alla luce di tutto ciò, il Comitato Precari Uniti per la Scuola rivolge un appello al Presidente del Consiglio, Onorevole Giorgia Meloni, e al Governo affinché si interrompa la stagione delle soluzioni frammentarie e contraddittorie che, negli anni, hanno alimentato precarietà e ridotto i diritti di mobilità del personale. Continuare a rinviare significa aggravare una crisi già evidente, scaricando sul personale il peso di un sistema che necessita con urgenza di riforme strutturali, coraggiose e non più procrastinabili.
COMITATO PRECARI UNITI PER LA SCUOLA»
di La Redazione
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La scuola distrugge le famiglie. Ci lamentiamo che in Italia non si fanno figli...ma come si può vivere in un paese dove per lavorare bisogna separare le famiglie. Un coniuge al nord, l'altro al sud, i figli affidati ai nonni, l'affitto da pagare, il mutuo da pagare, la macchina da pagare, le bollette da pagare e lo stipendio non basta. E il ruolo? Un sogno inseguito per una vita intera per ritrovarsi alla fine della carriera, fatta di sacrifici e rinunce, con una misera pensione. Ma smettetela di illudere i giovani!