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Scuola dell’infanzia, bambina cade da un albero e si frattura il gomito: “Mancava la sorveglianza”? La sentenza

La ricostruzione dell’incidente ha acceso i riflettori sul tema della vigilanza nelle scuole dell’infanzia e su dettagli che, secondo il giudice, avrebbero potuto evitare la caduta...

Il cortile di una scuola dovrebbe essere un luogo sicuro, ma basta un attimo di distrazione per generare un incidente. È la dinamica emersa dalla ricostruzione di un grave infortunio avvenuto nel giardino di una scuola dell’infanzia della Provincia Autonoma di Trento.


In questo luogo è presente un faggio con un ramo molto basso, distante meno di un metro dal suolo. La direzione scolastica aveva imposto una chiara direttiva al riguardo: l’accesso all’albero era consentito a un solo bambino per volta, senza possibili interazioni tra compagni. Tuttavia nessuna delle due maestre incaricate della sorveglianza stava controllando che la regola venisse applicata. Una si trovava in tutt’altra zona del giardino, mentre la seconda era occupata ad assistere un altro bambino.


A questa mancanza di supervisione si univa un difetto strutturale dello spazio giochi, sprovvisto di qualsiasi pavimentazione gommata, in grado di attutire eventuali cadute. Il tutto accadde nel primo pomeriggio del 24 marzo 2017. Intorno alle 13:40, un’alunna di sei anni si era seduta sul tronco del faggio. Improvvisamente, una compagna di classe l’ha raggiunta e le ha dato una spinta, facendola precipitare per un'altezza compresa tra gli ottanta e i cento centimetri. Al Pronto Soccorso i medici hanno riscontrato alla giovanissima paziente una complessa frattura al gomito sinistro, stimando una prognosi di due mesi per il recupero. 


Il giorno seguente, la bambina ha subito un intervento per riposizionare dei frammenti ossei, per poi essere dimessa con una pesante ingessatura al braccio sinistro mantenuta per circa un mese.

Di fronte alla richiesta di spiegazioni da parte dei genitori, l’amministrazione si è difesa sostenendo che si fosse trattato di una fatalità imprevedibile, giudicando non pericolosa l’abitudine di sedersi su un ramo così basso.


La ricostruzione ha smentito questa tesi, ribadendo che un tronco a quell’altezza rappresenta un pericolo oggettivo per bambini di cinque o sei anni e che la presenza delle maestre avrebbe potuto bloccare del tutto quel gioco pericoloso o intervenire prima della spinta. Quando una famiglia iscrive un figlio a scuola, l’istituto si assume l’obbligo di tutelarne la sicurezza e l’incolumità. Constatata questa palese inadempienza nella sorveglianza, l’ente scolastico provinciale è stato ritenuto responsabile dell’accaduto e obbligato  a versare un risarcimento di oltre 7.000 euro per le spese mediche e il danno permanente della bambina.

di LEANDRO CASTAGNA





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