Recalcati: "Le parole hanno un peso: lasciano segni, accendono ricordi, aprono i cuori. Non sono fatte d’aria, spostano le vite e decidono l’amore"
- La Redazione

- 12 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Il pensiero di Massimo Recalcati sul valore della parola, capace di dare forma alle relazioni, al silenzio e all’esperienza più profonda dell’essere umano

Basterebbe soffermarsi solo un attimo per comprendere fino in fondo come le parole abbiano un peso: ogni parola pronunciata con amore, infatti, può arrivare dritta al cuore, accarezzando la nostra anima, mentre ogni parola pronunciata con disprezzo può mortificarci o umiliarci.
Ad avvalorare tale tesi è proprio lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati che in merito ha così espresso il suo pensiero: “L’esperienza della psicoanalisi insegna il peso delle parole. Le parole non sono fatte d’aria, possiedono una loro consistenza: spostano le vite delle persone, lasciano segni, accendono entusiasmi e ricordi, aprono i cuori, armano le mani, sentenziano, liberano, incatenano, sconvolgono, sospingono all’odio o all’amore, aprono o chiudono i mondi”.
Si pensi, ad esempio, allo psicoanalista che paradossalmente trascorre la maggior parte del suo tempo in silenzio, senza parlare; eppure il silenzio è una merce rara e preziosa ed è la sola cosa che davvero onora la parola, così come spiegatogli molto dettagliatamente dal saggista italiano.
Ed allora a cosa assomiglia davvero la parola? Massimo Recalcati, in via esemplificativa, ci propone tre diverse immagini.
“La prima è un’immagine inconsueta perché noi siamo abituati nel nostro tempo a pensare che la parola sia uno strumento che serve alla comunicazione. In realtà la prima immagine che vi voglio offrire è che la parola assomiglia alla luce. Ed il fatto che la parola assomiglia alla luce ci è indicato dalla nipotina di Sigmund Freud che soffriva di disturbi del sonno e dunque chiedeva a sua madre di starle vicino fino a notte fonda. Ad un certo punto la madre spazientita dice alla piccola: ‘adesso vado di là, ho sonno, spengo la luce, dormi ’ e la bambina rivolta alla madre dice: ‘sì, tu spegni la luce, ma continua a parlarmi perché la tua parola è luce’. La parola porta la luce nella misura in cui allarga l’orizzonte del nostro mondo, nella misura in cui moltiplica i mondi, nella misura in cui, illuminando le cose, le fa esistere in modo nuovo. E questa è la dimensione più straordinaria, bella, della parola”, in tal modo il saggista italiano continua la sua significativa disamina.
“Ma la psicoanalisi ci insegna che accanto a questa rappresentazione della parola luce ce n’è un’altra: quando la parola assomiglia ad un proiettile. Parole che ci hanno attraversato, che ci hanno ferito, che ci hanno fatto sanguinare, che ci hanno fatto soffrire, che ci hanno umiliato, che ci hanno offeso. Quando la parola diventa proiettile? Quando assomiglia all’insulto. La parola può essere molto pericolosa. Dunque, si arresta il movimento luminoso della parola e prevale la violenza sulla parola. Ciò si verifica quando viene meno lo sforzo degli adulti di assumersi le conseguenze delle parole che pronunciano.
“Infine il terzo ritratto, che è il più breve ma che è anche il più significativo per uno psicoanalista, è la parola come appuntamento mancato, sono le parole che non abbiamo detto, le parole che non abbiamo avuto il coraggio di pronunciare, di dire, di affermare. La parola che è rimasta chiusa nella nostra bocca. Queste per gli psicoanalisti sono le parole che fanno ammalare: le parole non dette sono le parole che si convertono in sofferenza. A volte il corpo nella sua sofferenza dice le parole che non abbiamo osato dire”, attraverso tale terza immagine Massimo Recalcati conclude la sua profonda riflessione.
Non dobbiamo mai dimenticare, pertanto, quanto siano importanti le parole che pronunciamo: queste ultime, infatti, sono in grado di portare la luce nella misura in cui allargano l’orizzonte del nostro mondo; ma al contempo le parole possono ferire proprio come proiettili, infliggendoci sofferenza e mortificandoci fin nel profondo della nostra anima.
Per te, lettore che ci segui, ti sei mai chiesto quali parole hanno lasciato un segno nella tua vita e quali, invece, avresti voluto dire e non hai detto? Le parole restano, nel tempo e nella memoria, molto più di quanto immaginiamo.
Scorri in basso e condividi, anche in forma anonima, la tua riflessione può aiutare altri lettori a fermarsi un attimo e ascoltarsi davvero.
di VALENTINA TROPEA



.jpg)
.jpg)




















%20(2).jpg)
.jpg)





















Ho 75 anni di parole ne ho dette ed ascoltate a non finire e mi sono reso conto che si dicono e si ascoltano rendendosi conto che spesso non appartengono a pensieri articolati. Ho notato che i silenzi sono quelli che più colpiscono e lasciano il segno. Impongono la riflessione. Il ricordo che tuttora mi lascia il cuore più caldo furono uno scritto di mio padre il giorno degli esami di stato ed al quale non risposi con un abbraccio ed un grazie ero giovane e non capivo l'importanza del gesto.
Saggio breve ma molto efficace, complimenti
Sacrosante parole, esimio dottore!
Io purtroppo solo quello che recano strappi ho ascoltato, e quelle piu dolorose da mia madre.
Dette per sfogare la sua frustrazione personale su una adolescente disobbedienti. Incapace di pronunciare amore. Solo una volta una sola ( ora ho 50 anni ma porto dentro gravi carenze psico affettive. non sono sposata e non ho figli e vivo una relazione tossica da cui non riesco ad uscire, sarà per questo?) mentre piangevo disperata a notte fonda si è seduta sul mio letto e mi ha chiesto: ma cosa ti hanno fatto? Che ti è successo?
Poi solo insulti che una madre mai dovrebbe dire anche se arrabbiata (tipo sei una strega era la sua preferita. Sei una…
grazie per questa riflessione , le mie purtroppo sono parole che feriscono e fanno male penso di usarle a fin di bene ma dette da me suonano in modo da farti sentire sbagliato e ora forse un po troppo in ritardo me ne sono accorta.
Le persone ferite usano parole che inconsapevolmente feriscono.