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Recalcati: "Le parole hanno un peso: lasciano segni, accendono ricordi, aprono i cuori. Non sono fatte d’aria, spostano le vite e decidono l’amore"

Aggiornamento: 25 feb

Il pensiero di Massimo Recalcati sul valore della parola, capace di dare forma alle relazioni, al silenzio e all’esperienza più profonda dell’essere umano

Basterebbe soffermarsi solo un attimo per comprendere fino in fondo come le parole abbiano un peso: ogni parola pronunciata con amore, infatti, può arrivare dritta al cuore, accarezzando la nostra anima, mentre ogni parola pronunciata con disprezzo può mortificarci o umiliarci.

Ad avvalorare tale tesi è proprio lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati che in merito ha così espresso il suo pensiero: “L’esperienza della psicoanalisi insegna il peso delle parole. Le parole non sono fatte d’aria, possiedono una loro consistenza: spostano le vite delle persone, lasciano segni, accendono entusiasmi e ricordi, aprono i cuori, armano le mani, sentenziano, liberano, incatenano, sconvolgono, sospingono all’odio o all’amore, aprono o chiudono i mondi”.

Si pensi, ad esempio, allo psicoanalista che paradossalmente trascorre la maggior parte del suo tempo in silenzio, senza parlare; eppure il silenzio è una merce rara e preziosa ed è la sola cosa che davvero onora la parola, così come spiegatogli molto dettagliatamente dal saggista italiano.

Ed allora a cosa assomiglia davvero la parola? Massimo Recalcati, in via esemplificativa, ci propone tre diverse immagini.

“La prima è un’immagine inconsueta perché noi siamo abituati nel nostro tempo a pensare che la parola sia uno strumento che serve alla comunicazione. In realtà la prima immagine che vi voglio offrire è che la parola assomiglia alla luce. Ed il fatto che la parola assomiglia alla luce ci è indicato dalla nipotina di Sigmund Freud che soffriva di disturbi del sonno e dunque chiedeva a sua madre di starle vicino fino a notte fonda. Ad un certo punto la madre spazientita dice alla piccola: ‘adesso vado di là, ho sonno, spengo la luce, dormi ’ e la bambina rivolta alla madre dice: ‘sì, tu spegni la luce, ma continua a parlarmi perché la tua parola è luce’. La parola porta la luce nella misura in cui allarga l’orizzonte del nostro mondo, nella misura in cui moltiplica i mondi, nella misura in cui, illuminando le cose, le fa esistere in modo nuovo. E questa è la dimensione più straordinaria, bella, della parola”, in tal modo il saggista italiano continua la sua significativa disamina.

“Ma la psicoanalisi ci insegna che accanto a questa rappresentazione della parola luce ce n’è un’altra: quando la parola assomiglia ad un proiettile. Parole che ci hanno attraversato, che ci hanno ferito, che ci hanno fatto sanguinare, che ci hanno fatto soffrire, che ci hanno umiliato, che ci hanno offeso. Quando la parola diventa proiettile? Quando assomiglia all’insulto. La parola può essere molto pericolosa. Dunque, si arresta il movimento luminoso della parola e prevale la violenza sulla parola. Ciò si verifica quando viene meno lo sforzo degli adulti di assumersi le conseguenze delle parole che pronunciano.

“Infine il terzo ritratto, che è il più breve ma che è anche il più significativo per uno psicoanalista, è la parola come appuntamento mancato, sono le parole che non abbiamo detto, le parole che non abbiamo avuto il coraggio di pronunciare, di dire, di affermare. La parola che è rimasta chiusa nella nostra bocca. Queste per gli psicoanalisti sono le parole che fanno ammalare: le parole non dette sono le parole che si convertono in sofferenza. A volte il corpo nella sua sofferenza dice le parole che non abbiamo osato dire”, attraverso tale terza immagine Massimo Recalcati conclude la sua profonda riflessione.

Non dobbiamo mai dimenticare, pertanto, quanto siano importanti le parole che pronunciamo: queste ultime, infatti, sono in grado di portare la luce nella misura in cui allargano l’orizzonte del nostro mondo; ma al contempo le parole possono ferire proprio come proiettili, infliggendoci sofferenza e mortificandoci fin nel profondo della nostra anima.

Per te, lettore che ci segui, ti sei mai chiesto quali parole hanno lasciato un segno nella tua vita e quali, invece, avresti voluto dire e non hai detto? Le parole restano, nel tempo e nella memoria, molto più di quanto immaginiamo.

Scorri in basso e condividi, anche in forma anonima, la tua riflessione può aiutare altri lettori a fermarsi un attimo e ascoltarsi davvero.



di VALENTINA TROPEA

16 commenti


Ospite
27 feb

È vero, le parole fanno male, ma come si fa a non rispondere se la tua partner è una provocatrice?

Lo so, ci si dovrebbe allontanare e far passare il momento, ritornandoci su con calma, ma nella teoria delle cose è tutto molto semplice, la realtà invece è totalmente differente, ognuno di noi quando è "sotto attacco" tende solo a difendersi, è ciò che la natura ci ha insegnato. Per cui, almeno per me, non è l'offesa il maggior problema, perché comunque sappiamo benissimo che in quello che ci viene detto in qualche maniera ci sia del vero, ma accettare chi siamo e capire da soli fino a che punto ci interessi questo rapporto.


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Anna
27 feb

Scrisse un libro, notevole nel suo genere, Marie Cardinal: "Le parole per dirlo", a me piacque molto, lo rileggo almeno una volta all'anno. Dall'esperienza personale e dolorosa dell'autrice scaturisce la consistenza e l'esito drammatico delle parole non dette e di quelle dette per ferire, disconoscere, umiliare.

Bisogna trovarle le "parole per dirlo" perché capita anche di non conoscerle e di non sapere dove e come andarle a cercare, e allora è importante farsi aiutare, con l'umiltà che, personalmente, ritengo il più profondo e alto atto di coraggio.

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Luisa Bocedi
26 feb

Mi trovavo in una situazione di improvvisa e grave difficoltà, per motivi di salute di mio marito.

Ho letto, in modo fortuito, queste parole di Marie Curie:

"Le cose non sono da temere, sono da capire".

Mi hanno indicato la strada che dovevo seguire: non smarrimento, ma lucidità.

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Emmealfa
26 feb

Bellissimo il testo di Recalcati ma ancor più i commenti. Così densi di dolore, alcuni. A far capire bene quanto sia vero che le parole siano armi potenti. Però lo sono perché vestono le emozioni e sono quelle che producono dolore o salvano. Le parole accompagnano le emozioni e in qualche maniera sono le emozioni. Quindi le parole vestono e sostanziano le emozioni. In uno strano gioco di identificazione. La madre che si accosta al letto della figlia dolorante e si accanisce su lei ne è un esempio. La madre mostra alla figlia il suo dolore vivo e tagliente invece di una comprensione umana. Quindi é quel dolore che parla. É quel NON AMARE che sostanzia altro dolore dentro …

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Ospite
25 feb

Le parole cattive sono diventate la rovina del mondo. Basti pensare o guardare un qualsiasi programma politico televisivo! Le parole vengono usate solo ed unicamente per colpire ed atterrare gli avversari. Che educazione o valore aggiunto possiamo trarre da questi comportamenti? In democrazia ogni pensiero è legittimo ma non si può pensare che sia legittimo anche l'insulto o la denigrazione di chi non la pensa come te.... eppure è proprio così...

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