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Recalcati: “La gratificazione di un maestro è generare allievi migliori di lui, capaci di oltrepassare l’orizzonte grazie a un sapere sempre vivo e acceso”

“Il dono più grande di un genitore, come quello di un maestro, dovrebbe essere quello di sapere lasciare andare chi si è generato senza…”

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Ci si chiede spesso quale sia il legame che intercorre tra il sapere che si apprende a scuola e la vita vera. Molti considerano il sapere scolastico come sterile per cui “i veri maestri non provengono dal sapere ma dall’esperienza; la formazione più autentica sarebbe, infatti, quella che scaturisce dall’impatto, talvolta anche crudele, con la vita.

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Non è, dunque, la Scuola ma la vita vera a insegnare quello che a Scuola non si può mai imparare”, in tal modo lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati inizia la sua disamina, sottolineando come in realtà la Scuola abbia contribuito ed ancora oggi contribuisca a dare una forma singolare alla vita dei nostri figli. “Non dovremmo mai dimenticare che “il sapere della Scuola non è solo un accumulo di nozioni o di informazioni suddiviso per discipline specialistiche, ma è innanzitutto il luogo di un incontro.

In questo senso la formazione che essa rende possibile si costituisce attraverso gli incontri con i maestri e tra gli allievi. L’incontro è la dimensione più reale della vita vera che la Scuola promuove. Sono infatti gli incontri che abbiamo fatto a dare forma alla nostra vita”, così come ci spiega molto dettagliatamente lo psicoanalista.

È molto importante che il rapporto tra maestro ed allievo, così come quello tra padre e figlio, non si fondi sulla sottomissione passiva e l’obbedienza.

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Non bisogna infatti dimenticare che “il dono più grande di un genitore, come quello di un maestro, dovrebbe essere quello di sapere lasciare andare chi si è generato senza pretendere nulla in cambio. Si tratta di un vero e proprio atto di donazione perché non c’è nulla da ricevere rispetto a quello che si è dato, poiché nel lavoro di un maestro il dare non è mai simmetrico al ricevere in quanto il ricevere avviene sempre in sovrappiù, non può essere richiesto, atteso, voluto, non può essere programmato. È, dunque, solo nel dare e non nel conservare il proprio sapere che il godimento del maestro trova la sua realizzazione”.


Dunque un insegnante che dispensa solo insufficienze senza chiedersi il perché nella sua classe vi siano alunni impreparati non è altro che un burocrate che esercita il suo potere in modo arbitrario.

Ecco perché “un maestro si giudica non solo dal sapere che ha prodotto, ma anche dagli allievi che ha generato. La gratificazione di un maestro non è quella di detenere il sapere come fosse un potere, ma generare un sapere libero dal potere, un sapere vivo, acceso, i cui effetti possono a loro volta generare allievi che sappiano diventare meglio di lui e che sappiano oltrepassarne l’orizzonte”, queste le parole di Massimo Recalcati grazie alle quali poter continuare la sua profonda riflessione.

Per tale motivo “un maestro non insegna mai controvoglia, non vive il suo lavoro come un supplizio, non vive nella frustrazione, ma, piuttosto, quando insegna non vorrebbe essere in nessun altro luogo se non in quell’aula, davanti ai suoi appunti e alle citazioni che ha preparato per la sua lezione”.

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di VALENTINA TROPEA

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