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Crepet: "La fragilità non è una debolezza da nascondere,ma il punto di rottura da cui entra la luce.In una società che ci vuole sempre vincenti, rivendicare la propria fragilità è atto rivoluzionario"

In una società che impone perfezione e successo, Paolo Crepet ribalta tutto: è proprio nella fragilità che nasce la forza, e accettarla diventa un atto di coraggio...

In una società come la nostra, nella quale l’omologazione predomina incontrastata, si è sempre alla ricerca spasmodica di consenso ed approvazione e così, pur di essere accettati, si preferisce indossare una maschera che celi la nostra vera essenza.

Restare se stessi, pertanto, diventa sempre più difficile e complicato: ci si preoccupa, infatti, più dell’apparenza che dell’essenza ed è per tale motivo che assistiamo ad un vero e proprio sovvertimento di principi e valori, finendo con lo specchiarci senza più riconoscerci.

D’altronde il valore attribuito ad ogni persona dipende esclusivamente dalla propria realizzazione professionale ed individuale, e quindi dai buoni risultati raggiunti, dai progetti realizzati, dai traguardi conseguiti, così da non esserci più spazio per le cadute, per gli inciampi, per quelle fragilità che ci connotano in quanto esseri umani.

Ecco allora che il sociologo e psichiatra Paolo Crepet coglie l’occasione per esprimere il suo pensiero in merito, dichiarando espressamente che: “La fragilità non è una debolezza da nascondere, ma il punto di rottura da cui entra la luce. In una società che ci vuole sempre performanti e vincenti, rivendicare la propria fragilità è l'ultimo atto rivoluzionario rimasto".

Dunque, non occorre mostrarsi sempre perfetti, impeccabili ed infallibili ma è importante comprendere fino in fondo come ogni fragilità faccia parte di noi, e quindi come ogni debolezza debba essere accolta senza timore, senza vergogna, avendo piena consapevolezza che spesso una caduta può trasformarsi in una nuova occasione per rialzarci, per riscattarci, così da riscoprire una forza interiore che non immaginavamo neppure di avere.

“I grandi sono fragili, i cretini no. Chi ammette la propria fragilità ha già quasi risolto il problema che ha generato la sua fragilità perché la fragilità è una sorta di autocura: se tu ammetti la tua debolezza, allora vorrà dire che sei forte; se tu la respingi, vorrà dire che sei debole ed allora puoi anche fare delle cose sbagliate, come prendertela con gli altri invece che con te stesso o prendertela col mondo invece che tirarti su le maniche”, queste le significative e mai scontate parole di Paolo Crepet che anche in tale occasione ci invita ad una profonda riflessione senza tirarsi mai indietro ma anzi esprimendo il suo pensiero con grande forza e determinazione.


La fragilità, pertanto, non è una debolezza da nascondere ma un’opportunità grazie alla quale poter riscoprire e sperimentare la propria forza, perché solo chi ammette le proprie fragilità è davvero forte mentre chi le respinge si mostra debole ed arrendevole.

Non dimentichiamo, infatti, che “noi siamo scelti sulla base della nostra fragilità. Prendete uno che amate, il vostro mito, la leggenda che voi seguite, andate a studiare la sua vita, e troverete qualche caduta, qualche difficoltà, qualche cosa che fa di questa persona, una persona speciale”, così come spiegatoci molto accuratamente dallo psichiatra.


Il messaggio che vuole trasmetterci Paolo Crepet appare nitido e cristallino: in una società che ci vuole sempre vincenti ed infallibili, rivendicare la propria fragilità è un atto rivoluzionario che richiede audacia e coraggio. Non bisogna, pertanto, aver paura delle proprie debolezze: sono proprio queste ultime, infatti, che fanno di noi persone speciali e straordinarie.

E tu, lettore che ci segui, sei riuscito ad accogliere le tue fragilità senza mai nasconderle o vergognarti ma anzi trasformandole in un’opportunità per crescere, per riscattarti anche quando la vita ti ha messo a dura prova? Pensi che ognuno abbia il diritto di mostrarsi per ciò che è realmente, e quindi anche con le proprie debolezze, senza dover fingere o indossare una maschera così da apparire sempre perfetto ed impeccabile?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

1 commento


Anna
20 ore fa

Vorrei aggiungere che oggi la fragilità fa parte anche della vita degli adolescenti, che hanno così molte difficoltà ad essere veramente se stessi , a non omologarsi con gli altri e a vivere serenamente la propria identità, perché nessuno li aiuta a scoprirla… Sono proprio i più fragili da scoprire , sia dai genitori che dagli insegnanti e la cosa si fa difficile , perché spesso viene confusa con periodi di crescita. Ma non è così per tutti: sono dunque i più sensibili e fragili da prendere per mano prima possibile: basta capirli , basta dialogare , basta correggerli , basta amarli.


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