Recalcati: “Il dono più grande è saper tacere l’amore”. Il momento che aiuta figli e studenti a trovare la propria strada
- La Redazione

- 18 ore fa
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Aggiornamento: 5 ore fa
Lo psicoanalista Massimo Recalcati riflette sul momento più delicato della crescita di una persona...

“Il dono più grande non è il sapere ma quello di saper «tacere l’amore». Questo dono è il più prezioso perché non vincola ad alcuna obbedienza, ma lascia sempre liberi di andarsene, di separarsi”. E se il lavoro più importante avvenisse proprio nel silenzio? Questo intervento di Massimo Recalcati si adatta bene anche al contesto genitoriale, dove il silenzio del genitore, che per un figlio può sembrare una punizione, in realtà nasconde la più grande forma d’amore, quella che lascia liberi di scegliere il proprio destino.
Ma c’è una differenza importante, è bene ricordare che la relazione tra allievo e maestro prevede una fine, mentre, un figlio deve riuscire a trovare la propria dimensione di indipendenza pur mantenendo un legame che non si esaurisce con i suoi genitori. Il silenzio, inteso come possibilità per l’altro di imparare a badare a sé stesso, è una pratica necessaria anche nel campo psicologico. Infatti, continua Recalcati: “Nell’esperienza dell’analisi questo silenzio è decisivo. Solo se il desiderio dello psicoanalista opera senza domandare nulla all’analizzante – guarire, imparare, cambiare – potrà consentirgli di separarsi per trovare la propria misura della felicità”.
Questo, afferma Recalcati : “ non riguarda, però, solo la coppia analista-analizzante, ma potrebbe adattarsi bene anche alla coppia maestro-allievo. Se il maestro non sa tacere il proprio amore, rischia di esigere, volontariamente o meno, che l’allievo segua le sue orme, che diventi ciò che lui si attende. Solo saper tacere l’amore può svuotare il luogo dell’Altro di ogni attesa e permettere al soggetto di incamminarsi per la propria via”.
Il distacco di cui parla Recalcati, prevede certamente un intenso lavoro prima, ma il compito più duro arriva proprio in questo processo di separazione. Quando bisogna accettare che l’allievo intraprenda la propria strada. “Né l’analista né il maestro occupano la posizione del padrone. Non pretendono di misurare, di valutare, di definire le vite che hanno di fronte nell’aula o stese sul divano”.
Il compito delle figure di riferimento di cui parla Recalcati non è trattenere l’allievo, ma accompagnarlo fino al momento in cui sarà pronto a trovare la propria strada. È una separazione che, a volte, può essere netta e decisiva per il suo futuro. L’obiettivo di un maestro, infatti, è permettere allo studente di trovare la propria dimensione, anche quando questa non coincide con l’idea tradizionale di successo. Infatti: “Per principio, lo psicoanalista - o il maestro - non pretende di misurare le vite, né di dire che cosa sia il bene o il male per una vita. Ascolta senza giudicare e senza domandare. Ma cosa rende possibile questo tipo di ascolto? La risposta di Lacan è chiara: «Tacere l’amore». Attenzione, però: questo significa che c’è dell’amore nell’ascolto che l’analista - o il maestro - offre” conclude Recalcati.
Il silenzio, dunque, non è assenza d’amore, ma il momento in cui un maestro o un genitore lascia all’altro la libertà di trovare la propria strada. Diventa così uno dei passaggi più delicati nel percorso di crescita di un giovane. Quando la figura del maestro, o del genitore, diventa troppo ingombrante, rischia infatti di impedire quella separazione necessaria che porta una persona a dire: “Adesso è compito mio decidere”.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi genitori e insegnanti facciano fatica a lasciare davvero liberi i giovani di scegliere la propria strada?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. A volte il gesto più difficile non è trattenere qualcuno, ma avere il coraggio di lasciarlo andare.
di Natalia Sessa



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Si lo penso, e stato difficile per una madre chioccia come me.
Ma ho molto pensato, e pou ho capito che il vero amore e quello di lasciare liberi i figli, di fare, di sbagliare e se non ti chiedono aiuto fare finta di niente.
Lasciare che da soli superino l'ostacolo.
Mi sono comperata un piccolo pister di madre Teresa di Calcutta dice cosi
I figli sono come gli aquiloni insegnerai a volare, ma non voleranno il tuo volo;insegnersi a sognare, ma non sogneranno il tuo sogno, insegnerai a vivere, ma non vivranno la tua vita.
Ma in ogni volo,in ogni sogno e in ogni vita rimarra per sempre l"impronta dell"insegnamento ricevuto
Egregio professore, io semplicemente affermo che sarei la donna piu` felice del mondo se potessi erigerLe un monumento.Mi viene da piangere,invece, quando sono costretta a constatare quanta presuntuosa ignoranza brancoli in ordine al tema da Lei trattato.Credo che la maggior parte dei genitori"rovinino i figli per essersi voluti sostituire ai figli nelle scelte, si puo` dire di vita ? Speriamo sia eccessivo, pessimistico
Un po' piu` felice,spero sia la posizione degli insegnanti.GRAZIE INFINITE PER LA SUA PREZIOSISSIMA OPERA.