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Gesù: "Non vi lascerò orfani". La promessa che consola anche nei momenti di distanza e solitudine

Le parole di Gesù sull’amore, la speranza e la promessa di una presenza che non abbandona nemmeno nei momenti più difficili...

Di Don Vincenzo Carnevale

Ci sono parole che riescono a raggiungere il cuore soprattutto nei momenti di fragilità, distanza e smarrimento. Nel Vangelo della 6ª Domenica di Pasqua, Gesù affida ai discepoli una promessa che attraversa il tempo e continua ancora oggi a parlare a chi si sente solo, abbandonato o in attesa di una speranza: “Non vi lascerò orfani”.

"Gesù, nel Vangelo di oggi, inizia il Suo insegnamento e lo consegna ai Suoi discepoli, affermando che il loro amore per Lui si compie e si testimonia nell’accoglienza fiduciosa e nell’osservanza fedele e costante dei Suoi comandamenti (Parola) e lo conclude, rivolgendosi, in terza persona, ad ogni credente di tutti i tempi: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Se uno mi ama, osserverà la Mia ParolaIl nostro amore verso Gesù, dunque, si prova e si verifica nell’accoglienza gioiosa e grata e nell’osservanza fedele ed efficace dei Suoi comandamenti.

Gesù, con queste Sue parole, non vuole spaventarci né scoraggiarci! Vuole ricordarci che osservare fedelmente i Suoi comandamenti, mettere in pratica i Suoi insegnamenti e obbedire la Sua Parola, esplicitano e testimoniano la nostra risposta di amore all’Amore che ci ha amato per primo. Noi amati per amare! L’osservanza dei Suoi comandamenti è l’effetto dell’amore per Lui! In realtà, amare (osservare i Comandamenti) è accogliere il Suo amore eterno e lasciarsi amare.

E amare Gesù, che è una cosa sola con il Padre (Gv 10:30, 17,21), nell’osservanza gioiosa e libera dei Suoi Comandamenti, è amare il Padre e realizzare la comunione perenne con Lui.L’amore non lo vedi, ma, ne constati gli effetti, come il vento che non vedi, ma lo senti e lo conosci per i suoi effetti. In questa missione-risposta di amore, Gesù non ci lascia soli, prega il Padre di mandarci l’altro Paraclito e il Padre ce lo invia e ce lo dona, perché rimanga con noi per sempre, ci permetta di compiere una missione più grande di noi e ci dona la grazia di rimanere nell’amore di Gesù nell’osservanza fedele e perseverante dei Suoi comandamenti, nell’attesa della Sua venuta!

Non vi lascerò orfani: verrò di nuovo da voi. Ancora un po’ e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete”. Scopo di Gesù, che torna al Padre, è quello di rassicurare i Suoi, di liberare i loro cuori da ogni turbamento e di renderli forti per non cedere e retrocedere davanti all’esperienza della separazione, intesa come abbandono! Solo chi ama promette di tornare da chi si sente amato, anche se questi è tentato di temere che questo ritorno possa non avvenire! Chi non si sente amato, non si nutre più di questa speranza! Noi Lo attendiamo perché Lo amiamo, “pur non avendoLo visto” (1 Pt 1,8), “Lo santifichiamo nei nostri cuori” (1 Pt 3,15), anche nell’esperienza della momentanea e apparente “orfananza” e fisica mancanza.

La promessa di Gesù, che sempre è fedele a ciò che promette, rende pieno della Sua speranza questo vuoto della Sua fisica assenza, con il dono di un “altro Paraclito”, lo Spirito della verità, che “rimane presso di voi e sarà in voi” (vv 16-17).Ed è lo Spirito che spinge i Discepoli, li guida e rende efficace la loro missione e fa crescere la Chiesa, non solo in estensione, ma soprattutto in coesione, unità e comunione. Pur nella “distanza geografica”, le Comunità dei credenti fanno riferimento e restano legati saldamente agli Apostoli che inviano da Gerusalemme Pietro e Giovanni a trasmettere, mediante l’imposizione delle mani, il dono, dello Spirito del Risorto per stringere tutti nel vincolo di comunione che edifica la Chiesa nell’unità (prima Lettura).

Nella seconda Lettura, Pietro si rivolge ai Cristiani che vivono tra i pagani e subiscono  rifiuti, opposizioni e persecuzioni a causa della loro fede, e li esorta ad essere sempre più uniti e inseriti a Cristo per essere “sempre pronti a rispondere  a chiunque domandi loro ragione della speranza che è in loro”. Questa speranza è una Persona Vivente che fa vivere, Cristo Gesù, che è morto una volta per sempre per i peccati e per “ricondurci a Dio”.



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