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Crepet: "I grandi sono fragili, i cretini no". La vera forza nasce quando smettiamo di nascondere il dolore

Aggiornamento: 12 mag

"È nell'esatto momento in cui ci si riconosce fragili che inizia il vero cambiamento, perché non permettiamo più di farci manovrare dal senso di vergogna, ma diventiamo padroni di..."

"I grandi sono fragili, i cretini no". Una frase forte, d'effetto, quasi provocatoria per sottolineare come sempre più spesso tendiamo a nascondere, proviamo un senso di vergogna, verso ciò che ci fa soffrire pur di mostrarci invincibili. Poche ma di impatto le parole utilizzate da Paolo Crepet, che continua il suo intervento affermando: "Chi ammette la propria fragilità ha già quasi risolto il problema che ha generato la sua fragilità".

È nell'esatto momento in cui ci si riconosce fragili che inizia il vero cambiamento, perché non permettiamo più di farci manovrare dal senso di vergogna, ma diventiamo padroni di una vita che fino a poco tempo prima non riuscivamo a vivere perché eravamo bloccati. "La fragilità è una sorta di autocura. Se tu ammetti la tua debolezza allora vuol dire che sei forte. Se tu la respingi vuol dire che sei debole". È nella consapevolezza che viene custodita la nostra forza. Accettarci per i pregi è semplice, ma è per quelli che a noi sembrano difetti che intraprendiamo un vero e proprio percorso di rinascita.

Anche perché non guardare in faccia le nostre fragilità produce degli effetti negativi sul nostro modo di vivere ed interpretare la vita: "puoi fare anche delle cose sbagliate, come prendertela con gli altri invece che con te stesso, prendertela col mondo invece che tirarti su le maniche".

Quando non ammetti la tua debolezza, ogni occasione è quella giusta per giudicare l'altro o giudicare una situazione che deve, per forza di cose, apparire cattiva. L'altro riesci a comprenderlo, quindi a non giudicarlo più, solo quando sei passato attraverso la tua sofferenza o fragilità.

Per metterti in gioco davvero, buttarti nelle situazioni a capofitto, occorre necessariamente aver imparato ad essere fragile e forte allo stesso tempo. Fragile per tutto ciò che non abbiamo deciso di vivere, ma risulta essere per noi travolgente, e forte per rialzarci dopo un'eventuale caduta. Perché cadere non ci fa sentire solo il dolore, ma ci permette di scoprire quanto in alto possiamo arrivare.

E tu, lettore che ci segui, hai mai provato vergogna per una tua fragilità? Quando sei riuscito ad accettarti davvero?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di Natalia Sessa

10 commenti


Alessandra
10 mag

Non so se sono d'accordo con Crepet. Il mio dolore non passa, non cambia, non si trasforma in qualcosa di costruttivo.Sta li e non si muove.Esternarlo è stato impossibile da evitare e me ne sono fregata delle lacrime e singhiozzi che gli altri potevano scorgere. Non è servito a farmi stare meglio farmi vedere fragile. Anche quando soffro di nascosto..non va meglio. Una cosa è certa: nessuno che non ci sia già passato non può capire e non può offrire soluzioni. Nessuno può alleviare il dolore per un lutto.A questo non c'è soluzione e non è vero che il tempo aiuta.Ma la vita va avanti che tu soffra oppure no e questo ti permette di respirare..un po'.

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Blu
09 mag

La mia più quando fragilità è amare, sono innamorata da 35 anni di un uomo che prima era un ragazzo, abbiamo vissuto lontani 1400 km. Non sono riuscita a farmi una famiglia mia e a quasi 50 anni l’ho ritrovato, abbiamo convissuto per due anni e adesso lui non vuole più una convivenza. Ho dovuto prendere una casa da sola e da quando ci siamo separati vivo piangendo tutto il giorno. Non avevo considerato un fallimento, l’amore che in questi anni mi ha dato in forme diverse è stato importante e adesso non riesco a reagire a questa separazione. Lui vorrebbe stare con me ma in due case diverse, io avrei voluto un matrimonio. Come si supera tutto ciò

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Djamila
09 mag

Concordo con Crepet 🩵

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Ospite
09 mag

Mi vergognavo della mia sensibilità e mi nascondevo dietro a una corazza per paura di non essere accettata x quella che sono.. cresciuta in un contesto familiare violento e arido accettando tutto Senza Senza ribellarsi, facendomi calpestare in vari occasioni..poi ho lavorato su me stessa e mi accetto x quella chi sono e NON permetto a nessuno di mancarmi di rispetto..x che adesso io MI AMO e sono fiera della mie imperfezioni.!

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Eddy
09 mag

Dopo anni passati nella violenza,sia fisica che verbale ne sono uscita. Da ragazza ero timida arrossivo x nulla e venivo considerata una nullità. Poi basta. Ne debbo uscire.....ad oggi vivo una vita completamente diversa, sono sola, ma almeno sto bene con me stessa.

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