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Crepet: “Ai nuovi miserabili mancano le idee, non i soldi”. La felicità non si compra, la vera ricchezza è quella dell’anima

Crepet riflette sul significato della felicità. L'impoverimento non riguarda il denaro, ma la perdita di ideali, tempo...

“Se per miseria si intendesse non tanto l’impossibilità di comprarsi ciò che si desidera, quanto quella di poter scegliere il proprio ideale, allora non si può negare che buona parte dei benestanti siano rimasti o diventati, magari solo inconsapevolmente, indigenti. I nuovi miserabili sono quelli a cui mancano le idee, non i soldi”, queste le significative parole utilizzate dal sociologo e psichiatra Paolo Crepet per iniziare la sua ragguardevole disamina.


Dunque, se da un lato sembrava radicarsi l’idea che l’agiatezza economica potesse condurre alla felicità, dall’altro, però, tale pensiero si è trasformato ben presto in una chimera.

D’altronde “cosa c’è di più penoso di chi pensa di potersi permettere tutto quando non riesce ad assicurarsi nemmeno un briciolo di serenità? Le vite di alcune tra le persone più potenti e ricche lo dimostrano in maniera assolutamente disarmante”, così come spiegatoci a gran voce e senza alcuna esitazione dallo psichiatra.

La vera ricchezza, pertanto, non si misura in base a ciò che si possiede, in base ai beni materiali o al denaro, ma piuttosto si tratta di una ricchezza interiore che connota le persone speciali, quelle ancora capaci di emozionarsi, quelle capaci di donare amore incondizionatamente senza mai chiedere nulla in cambio, perché in fondo il denaro non può comprare la felicità e non può assicurarci la serenità.

“Essere poveri significa non possedere denaro, ma ciò non impedisce certo il sogno di realizzare la propria felicità. Una vita che galleggia sul privilegio non porta sempre a pareggiare i conti e nemmeno a farli tornare: quello che si ottiene è evidente a tutti, ciò che si perde è invisibile agli altri. Si può essere miserabili senza esser poveri, proprio come quei facoltosi che continuano a essere miserabili in quanto vuoti”, in tal modo Paolo Crepet continua la sua profonda riflessione.


Ed allora si può essere ricchi anche se si è poveri e si può essere poveri anche se si è ricchi: sembra una contraddizione eppure spesso ci si scopre ricchi ma emotivamente poveri e “la miseria dell’anima non è una tessera vuota nel puzzle esistenziale che si può riempire comprando qualche altra cosa, sarebbe troppo facile”.

La ricchezza più grande resta sempre quella del cuore: le persone più ricche sono quelle ancora in grado di porgere la mano a chi ha più bisogno, quelle in grado di regalare un sorriso, perché ci si riscopre ricchi nella semplicità dei piccoli gesti, ed è straordinario essere capaci di dispensare amore in un mondo cinico e spietato in cui sembra non esserci più spazio per i sentimenti e per la bontà d’animo.


“Mi è capitato di sentirmi povero anche quando ho potuto concedermi ciò che da giovane nemmeno riuscivo a immaginare. Parlo della condizione spirituale, di ciò che è imprescindibile. L’ho capito gradualmente e in maniera contraddittoria, ma se, raggiunta una certa età, non ne fossi cosciente, significherebbe non essere riuscito ad andare oltre i propri fallimenti. Lo spirito si allieta e si nutre concedendo, a sé e agli altri, tempo. Quando un nonno dona al nipote l’occasione per andare a pesca, camminare in un bosco, o si fa vedere mentre legge o ascolta della musica, non offre una visione romantica e scontata di se stesso, ma uno sguardo diverso sulle cose del mondo che non contempla solo metri cubi o titoli bancari”, queste quanto dichiarato espressamente dallo psichiatra per culminare la sua ragguardevole disamina.

Ecco allora perché spesso ci si chiede se siamo felici, se lo siamo stati o semplicemente se speriamo di poterlo essere.

E tu, lettore che ci segui, pensi che si possa essere ricchi anche se si è poveri e si possa essere poveri anche se si è ricchi? La vera ricchezza non si misura in base a ciò che si possiede ma piuttosto si tratta di una ricchezza interiore che connota le persone speciali, quelle ancora capaci di emozionarsi e di donare amore?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

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