Pensioni 2027: assegni più bassi a parità di contributi, cosa cambia per chi lascia il lavoro
Il nuovo calcolo riguarda anche docenti e ATA. Ecco gli esempi in euro e quali elementi possono fare la differenza sull’importo finale...

Chi andrà in pensione nel 2027 avrà un calcolo meno favorevole: a parità di età e contributi accumulati, l’assegno sarà più basso rispetto a quello ottenuto con i parametri attuali. Per esempio, a 67 anni, con 200mila euro di contributi rivalutati, la differenza sarà di 188 euro lordi all’anno, circa 14,46 euro per tredici mensilità.
La novità arriva dal decreto del 16 ottobre 2026, pubblicato dal Ministero del Lavoro il 20 ottobre, che aggiorna i valori utilizzati per calcolare le nuove pensioni dal 1° gennaio 2027.
Quanto cambia in euro
Per capire l’effetto del nuovo calcolo prendiamo come riferimento una persona che va in pensione a 67 anni, ipotizzando diverse somme di contributi accumulati e rivalutati.
Contributi accumulati e rivalutati | Importo annuo con il calcolo attuale | Importo annuo con il nuovo calcolo | Differenza mensile su 13 mensilità |
100.000 euro | 5.608 euro | 5.514 euro | −7,23 euro |
200.000 euro | 11.216 euro | 11.028 euro | −14,46 euro |
300.000 euro | 16.824 euro | 16.542 euro | −21,69 euro |
Gli importi sono lordi e riguardano la pensione contributiva o la sola quota contributiva di una pensione mista. Le simulazioni mantengono invariati età e contributi per mostrare esclusivamente l’effetto dei nuovi parametri.
Perché il calcolo diventa meno favorevole
La percentuale scende perché il calcolo viene aggiornato tenendo conto dell’allungamento della vita media. In pratica, gli stessi contributi accumulati devono coprire un periodo di pensionamento più lungo e vengono quindi trasformati in un assegno annuo più basso.
A 67 anni la percentuale scende dal 5,608% al 5,514%. Applicando una percentuale più bassa alla stessa somma, si ottiene un importo inferiore. La revisione interessa anche le altre età indicate nella tabella ministeriale.
Chi è interessato, anche docenti e ATA
I nuovi valori riguardano le pensioni con decorrenza nel biennio 2027-2028, comprese quelle di docenti e personale ATA.
Per chi rientra interamente nel sistema contributivo, il meccanismo riguarda tutto l’assegno. Per chi ha una pensione mista, invece, cambia il calcolo della parte contributiva, mentre la quota retributiva segue le proprie regole.
Chi è già in pensione non subirà una riduzione per effetto di questa revisione. Gli aumenti annuali legati all’inflazione seguono un meccanismo distinto.
Restare al lavoro può comunque aumentare la pensione
Continuando a lavorare si aggiungono nuovi contributi, quelli già accumulati vengono rivalutati e può crescere la percentuale collegata all’età.
Il risultato personale dipende dall’insieme di questi elementi. Per chi sta valutando quando lasciare il servizio, il confronto utile è tra gli importi stimati alle diverse date di pensionamento, considerando anche quanto si accumula restando al lavoro.
E tu, lettore che ci segui, sai già quanto prenderai quando andrai in pensione? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci quali dubbi vorresti chiarire.
di Leandro Castagna




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