Mobilità, 5.500 docenti chiedono di lasciare il Nord: vita troppo cara, la famiglia rappresenta una priorità. Ma accolte solo 947 domande
- La Redazione

- 3 giu
- Tempo di lettura: 2 min
"Il caro vita rappresenta da sempre un nodo cruciale per le sigle sindacali soprattutto nelle grandi città del Nord, questo è infatti uno dei principali fattori di criticità per il..."

5.500 docenti hanno deciso di lasciare il Nord per trasferirsi in altre regioni Italiane, questo è ciò che emerge dai dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito elaborati dalla Cisl Scuola. Costi troppo elevati dagli alimenti, al fitto fino ai trasporti. Ecco l’analisi di Cisl:
5.500 le domande di trasferimento presentate ma solo 947 quelle accolte. Questo si traduce in poco meno di mille insegnanti che da settembre lasceranno Milano per assumere servizio in altre province e regioni. In particolare, i trasferimenti interessano i docenti provenienti dal Sud che dopo anni di servizio, sacrifici e rinunce tentano di ricongiungersi con le loro famiglie.
SCUOLE PRIMARIE
Il maggior numero di domande si è registrato per le insegnanti delle scuole primarie, sono state circa 334 le richieste per lasciare Milano. Questo grado di istruzione presenta una situazione delicata già in partenza, si riscontra, infatti, una certa difficoltà nel reperimento di personale e da un ricorso frequente alle supplenze, soprattutto in quelle aree urbane dove il costo degli affitti e dei servizi risulta davvero insostenibile per un docente.
CARO VITA
Il "caro vita" rappresenta da sempre un nodo cruciale per le sigle sindacali soprattutto nelle grandi città del Nord, è infatti uno dei principali fattori di criticità per il comparto scuola. Come abbiamo visto tra Nord, Centro e Sud i costi per mantenersi non sono uguali e gli stipendi degli insegnanti, uguali invece per tutto il territorio, non aiutano tale situazione. Infatti, si registrano livelli molto differenti di spesa per affitti, trasporti e servizi. Ad oggi la mobilità resta uno dei pochi strumenti che i docenti hanno a disposizione per ricongiungersi alle famiglie, migliorare la sostenibilità economica e condurre una vita lavorativa dignitosa.
di Natalia Sessa




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