Lucangeli: “Educare è dare amore agli altri, un buon maestro ha la forza di gettare il cuore oltre l’ostacolo”
- La Redazione

- 1 ora fa
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Un buon maestro sarà in grado di dare amore, focalizzando la sua attenzione non su quello che ostacola il suo modo di operare ma anzi concentrandosi su come ottenere la più autentica connessione con lo studente…

“Tutti ci troviamo quotidianamente ad affrontare piccole e grandi difficoltà, sia nella sfera personale che in quella professionale, e dobbiamo imparare a «digerirle» bene e capire come inserirle nel modo più funzionale nel film della nostra vita”, queste le parole utilizzate da Daniela Lucangeli, stimata scienziata e docente di Psicologia dello sviluppo all'Università di Padova, per iniziare la sua significativa disamina.
In tale prospettiva appare importante comprendere fino in fondo che “i momenti difficili, se affrontati nel modo giusto, diventano occasioni per scoprire chi siamo davvero, metterci in gioco completamente e mostrare abilità che neanche sapevamo di avere. La cosa fondamentale è prendere in mano le redini delle situazioni ed evitare di esserne travolti”, così come spiegatoci molto accuratamente dalla stimata scienziata.
Anche se alle volte può sembrare davvero molto complicato, occorre imparare a trasformare gli ostacoli in punti di forza e fonti di energia perché solo in tal modo si potrà crescere e maturare consapevolmente, ricostruendo le fondamenta della propria autostima.
Il messaggio che vuole trasmetterci Daniela Lucangeli appare nitido e cristallino: quando la vita sembra metterci a dura prova, non bisogna mai mollare, ma anzi occorre mettersi gioco così da riscoprire delle abilità che neppure pensavamo di avere.
Si pensi, ad esempio, agli insegnanti che sempre più frequentemente devono far fronte agli studenti con BES, ovvero con bisogni educativi speciali. Facciamo riferimento, più nello specifico, agli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e a quelli che soffrono di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD): per ognuno di loro la scuola scrive un Piano Didattico Personalizzato, così da predisporre una didattica individualizzata.
Vi sono, poi, gli alunni con disabilità certificata, che vengono supportarti dagli insegnanti di sostegno e che usufruiscono di un Piano Educativo Individualizzato.
In un panorama così articolato, l’importante funzione svolta dall’insegnante appare ancora più evidente: la docente di Psicologia dello sviluppo all'Università di Padova sottolinea con grande forza e determinazione come “ogni persona, bambino o adulto, anche in presenza di una disabilità cognitiva, ha abilità e difficoltà diverse e può e deve servirsi di tutti gli ausili possibili per potenziare le abilità e compensare le difficoltà”.
Non dimentichiamo, infatti, che un buon maestro “si adatta a ogni situazione pur di raggiungere il suo scopo: insegnare. Educare è dare amore agli altri. Amore è tutto ciò che combatte la perdita dell’altro e presuppone la disponibilità e la forza di gettare il cuore aldilà dell’ostacolo”, in tal modo Daniela Lucangeli culmina la sua profonda riflessione.
Un buon insegnante, pertanto, sarà in grado di dispensare amore, focalizzando la sua attenzione non su quello che ostacola il suo modo di operare ma anzi concentrandosi su come ottenere la più autentica connessione con lo studente.
E tu, lettore che ci segui, pensi che un buon maestro possa fare la differenza, dispensando amore e gettando il cuore aldilà dell’ostacolo?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Valentina Tropea




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