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Legge 104, da tre a sei giorni di permesso per i docenti fuori sede. Il CNDDU chiede un intervento a Valditara

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Il CNDDU chiede al ministro Valditara un intervento legislativo per portare da 3 a 6 i giorni mensili di permesso retribuito previsti dalla Legge 104 per i docenti di ruolo...

Tre giorni al mese possono diventare insufficienti quando, per assistere un familiare con disabilità grave, un docente deve affrontare centinaia di chilometri tra la sede di servizio e il luogo in cui vive la persona da assistere. È da questa difficoltà che nasce la nuova richiesta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che torna a rivolgersi al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per sollecitare un intervento legislativo che porti da tre a sei i giorni mensili di permesso retribuito previsti dalla legge 104/1992 per i docenti di ruolo fuori sede.


Il Coordinamento richiama una differenza sostanziale tra chi può raggiungere quotidianamente il familiare e chi, invece, deve impiegare buona parte del tempo disponibile per gli spostamenti. "L'attuale previsione di tre giorni mensili risulta spesso insufficiente quando il docente presta servizio a centinaia di chilometri dal familiare da assistere. Una parte significativa del tempo disponibile viene infatti assorbita dai trasferimenti, dalle coincidenze ferroviarie e aeree e dalle difficoltà dei collegamenti territoriali, riducendo le ore effettivamente destinate all'assistenza". Una condizione che, secondo il CNDDU, mette in discussione l'efficacia concreta di una tutela riconosciuta dalla legge. "Si determina così una contraddizione evidente: una tutela riconosciuta dalla legge perde parte della propria efficacia proprio nelle situazioni caratterizzate dai maggiori ostacoli logistici". Il problema, sottolinea il Coordinamento, è strettamente collegato anche alle difficoltà della mobilità scolastica, che possono impedire ai docenti di ottenere una sede più vicina al familiare.


"Le limitazioni della mobilità territoriale e l'impossibilità di ottenere l'assegnazione provvisoria possono mantenere il docente in una sede difficilmente conciliabile con le responsabilità assistenziali, trasferendo sul lavoratore il peso economico e organizzativo di una distanza che il sistema non riesce a superare". La richiesta non riguarda un'estensione indiscriminata dei permessi, ma una misura specifica destinata ai docenti di ruolo che possano documentare le condizioni di maggiore difficoltà. "L'estensione a sei giorni mensili dovrebbe essere disciplinata come misura specifica per i docenti di ruolo che documentino una distanza significativa tra sede di servizio e domicilio del familiare assistito, la sussistenza dei requisiti per la fruizione dei permessi e il mancato ricongiungimento territoriale".


Per individuare i possibili beneficiari, il CNDDU propone di valutare non soltanto la distanza chilometrica, ma anche i tempi effettivi di viaggio e l'accessibilità dei collegamenti. Sul piano economico, chiede invece una quantificazione puntuale degli eventuali costi, soprattutto quelli legati alle sostituzioni del personale assente. "L'ampliamento dei permessi non comporterebbe, di per sé, un incremento dello stipendio ordinario dei docenti beneficiari, mentre potrebbero determinarsi costi aggiuntivi legati alle effettive esigenze di sostituzione". Il Coordinamento chiede quindi al Ministero dell'Istruzione e del Merito e al Ministero dell'Economia e delle Finanze di individuare il numero dei docenti potenzialmente interessati e le risorse necessarie, senza sottrarre finanziamenti al funzionamento ordinario delle scuole.


"L'assenza di una rilevazione ufficiale non può continuare a giustificare il rinvio di qualsiasi decisione: acquisire i dati necessari e valutare le soluzioni praticabili rientra nelle responsabilità dell'amministrazione". La proposta, tuttavia, non dovrebbe sostituire il diritto a cercare una sede di servizio più vicina al familiare. Per il CNDDU, il ricongiungimento territoriale deve restare la soluzione prioritaria, quando possibile.

"I sei giorni mensili rappresenterebbero pertanto una misura compensativa per le situazioni nelle quali tale possibilità non risulti concretamente realizzabile, evitando che una soluzione emergenziale diventi un'alternativa permanente alla revisione delle criticità esistenti". L'appello conclusivo è rivolto direttamente al ministro Valditara, al quale il Coordinamento chiede di assumere una posizione chiara sulla possibilità di avviare una modifica normativa.


"Il CNDDU rivolge pertanto al ministro Valditara una richiesta precisa: chiarire se intenda promuovere l'estensione dei permessi attraverso un intervento normativo verificabile oppure mantenere irrisolta una criticità che continua a incidere sulla vita professionale e familiare dei docenti interessati". Il Coordinamento chiude richiamando il principio di equità che sostiene la proposta. "Applicare indistintamente la medesima disciplina a chi può raggiungere quotidianamente il familiare assistito e a chi deve affrontare centinaia di chilometri significa ignorare una differenza sostanziale nelle condizioni di assistenza. Il problema è noto, gli strumenti per valutarlo esistono e la sua soluzione richiede ormai una scelta politica esplicita, non ulteriori dichiarazioni di attenzione".


di La Redazione



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