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INACCETTABILE ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 41 E PERDERE 300 EURO MENSILI

È quanto afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief sulla pensione


pensione

Novità in vista per i lavoratori interessati all’uscita anticipata dal lavoro, altrimenti costretti ad incassare il ritorno alla legge Fornero in modo secco già dal primo gennaio 2024: il governo, scrive oggi La Repubblica, avrebbe intenzione di “sostituire l’attuale Quota 103, l’uscita anticipata a 62 anni con 41 di contributi valida solo per il 2023, con “Opzione 41”. Ovvero Quota 41 - l'uscita con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età – ma con il ricalcolo tutto contributivo dell’assegno, come oggi avviene per Opzione Donna. Un’ipotesi di questo tipo sarebbe più leggera per i conti dello Stato, ma comporterebbe per il pensionato un taglio dell’assegno fino a quasi un quinto, dalle prime simulazioni”.

Il sindacato ritiene che il cuore della questione non sono le soglie d’accesso al pensionamento da ridurre e abbassare, ma l’entità dell’assegno di quiescenza che si andrà a prendere: basta pensare a come stanno andando (male) “Quota 103”, per la quale sono state presentate appena 17 mila domande di cui 3 mila pure respinte. “Quello che abbiamo denunciato, come Anief e Cisal, anche due settimane fa al ministero del Lavoro davanti al ministro del Lavoro Marina Calderone e il sottosegretario Claudio Durigon, è che si parla tanto di quote ma non del valore degli assegni – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal - , perché non è accettabile andare in pensione con Quota 41 e perdere in media 300 euro mensili, ancora di più dopo avere versato contributi previdenziali per una vita”.


In occasione del confronto sulle pensioni tra Governo e parti sociali dopo quattro mesi di stop, il 26 giugno scorso Cisal ha predentato al ministero del Lavoro un documento con misure specifiche per garantire la dignità degli assegni pensionistici in particolare modo per chi oggi è legato al sistema previdenziale “puro” contributivo: “La verità – conclude Pacifico – è che occorre garantire di andare in pensione con il massimo dei contributi che non possono essere inferiori all'80% dell'ultimo stipendio: qualsiasi riforma pensionistica deve partire da questo punto-base, oltre che incentivare l’anticipo pensionistico per tutte le professioni logoranti, come quelle che si svolgono a scuola, senza più penalizzazioni nell’ assegno di pensione”.

“Tra il personale scolastico – continua Pacifico - c'è un alto rischio di burnout e servono soluzioni concrete per evitare di lasciare il lavoro con patologie che gravano sulle persone e sullo stato sociale: iniziamo a riconoscere il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria, ad estendere il carattere gravoso del lavoro a tutto il personale, ad introdurre agevolazioni fiscali e investimenti appropriati per le pensioni complementari per rivalutare anche quello che ad oggi è soltanto un contributo figurativo da parte dello Stato”, conclude il sindacalista autonomo.





di ISABELLA CASTAGNA


contatti: redazione@ascuolaoggi.it - info@ascuolaoggi.it


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