Giuseppe Riva: "La tecnologia sia al servizio della curiosità, non un sostituto delle relazioni umane". Maturità 2026, seconda prova Scienze Umane
- La Redazione

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Nel primo documento proposto agli studenti, lo psicologo riflette sul rapporto tra infanzia, identità e tecnologie digitali, invitando genitori ed educatori ad accompagnare la crescita senza rinunciare alle relazioni e all'esperienza diretta.

"L’alfabetizzazione digitale nella prima infanzia non può essere ridotta al semplice insegnamento dell’uso degli strumenti tecnologici."
Con questo passaggio si apre il primo documento proposto nella seconda prova del Liceo delle Scienze Umane alla Maturità 2026. Giuseppe Riva, psicologo e studioso delle tecnologie della comunicazione, invita a guardare oltre smartphone, tablet e applicazioni, spostando l'attenzione sul modo in cui il digitale entra nei processi di crescita dei bambini.
"Si tratta di un processo complesso che coinvolge lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino in una fase cruciale della sua crescita."
La riflessione proposta agli studenti parte da un presupposto preciso: la tecnologia non è soltanto uno strumento da imparare a utilizzare, ma un elemento che può influenzare il modo di pensare, di relazionarsi e di costruire la propria identità. Per questo motivo il ruolo degli adulti diventa centrale nell'accompagnare i più piccoli verso un uso consapevole del digitale.
"Questi stessi progressi cognitivi espongono il bambino a rischi più sottili ma potenzialmente più duraturi."
Riva richiama l'attenzione anche sugli aspetti più delicati della questione. Tra questi compaiono la vulnerabilità ai messaggi impliciti, il rischio di sviluppare dipendenze comportamentali e la possibilità che l'identità sociale venga influenzata dalle dinamiche digitali. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di comprenderne opportunità e limiti.
"L’obiettivo finale rimane accompagnare lo sviluppo di competenze digitali integrate in una crescita armoniosa."
È probabilmente questo il cuore della traccia proposta dal Ministero. La sfida non consiste nello scegliere tra tecnologia e relazioni umane, ma nel trovare un equilibrio che permetta ai giovani di sviluppare competenze digitali senza rinunciare alle esperienze concrete, alle relazioni autentiche e alla crescita emotiva.
"La tecnologia rappresenti uno strumento al servizio della curiosità e della creatività, non un sostituto delle relazioni umane e dell’esplorazione del mondo fisico."
Con questa affermazione si chiude uno dei passaggi più significativi del testo. La tecnologia può diventare una risorsa educativa importante, uno strumento espressivo e creativo, ma solo se inserita all'interno di un percorso che continui a valorizzare il contatto con gli altri, l'esperienza diretta e la scoperta del mondo reale.
di La Redazione




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