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Gesù ha cura di te: "Non avere paura, tu vali più di molti passeri". La fede che libera, insegna a fidarsi e a rialzarsi dopo ogni caduta

il triplice invito di Gesù a non temere diventa un messaggio di speranza per chi affronta prove, sofferenze e incertezze. Dio conosce ogni sua creatura e non abbandona mai i suoi figli...

Di Don Vincenzo Carnevale

12a DOMENICA ORDINARIA 21 giugno 2026

Ci sono momenti nella vita in cui la paura prende il sopravvento: una delusione, una malattia, una perdita, una caduta inattesa. Proprio quando tutto sembra vacillare, nasce il bisogno di trovare una forza capace di sostenerci e di aiutarci a rialzarci. Nel Vangelo Gesù rivolge ai suoi discepoli un invito semplice ma potente: non lasciarsi paralizzare dalla paura, confidando nella presenza di un Padre che conosce, accompagna e non abbandona mai i suoi figli.


"Continua il “Discorso missionario”, in cui Gesù detta le Istruzioni e le Condizioni ai Dodici per poterli inviare. Il “Discorso” configura il quadro ideale della Missione e della situazione del discepolo chiamato e abilitato a testimoniare coraggiosamente la propria fede e fedeltà al Vangelo in ogni tempo. Preceduta da una serie di raccomandazioni a proposito dell’equipaggio del missionario e varie esortazioni alla perseveranza, anche di fronte alla esperienza della conflittualità, inevitabilmente suscitata dal fedele costante servizio alla Lieta Notizia, il Brano odierno invita il Missionario ad essere preparato e pronto a partecipare con fiducia  al “Destino” e alla ‘Sorte’ del proprio Maestro e a saper vedere e a verificare, in tale “assimilazione” e “somiglianza” con Lui, la più grande gioia e fiducia nella Sua costante presenza e assistenza nella realizzazione dell’annuncio e testimonianza del Suo Vangelo.


Le difficoltà, le sofferenze, i rifiuti, le oppressioni e le persecuzioni non potranno mancare, nella missione di annunciare “dalle terrazze” quello che hanno ascoltato dal Maestro, ecco, allora, per tre volte), il Suo rassicurante invito e il Suo perentorio comando: “Non abbiate paura”, perché la missione che vi è stata affidata, ha in sé forza intrinseca ed efficacia inarrestabile, che si manifesteranno nella sua piena realizzazione e definitiva attualizzazione. Il Discorso Missionario si conclude con l’invito rassicurante di Gesù ai Suoi Discepoli, inviati in missione, a non aver paura dei persecutori e delle sofferenze per il Vangelo e soprattutto ad aver fede e fiducia in Dio Padre, premuroso e sempre presente, perché tutto di noi conosce e di tutto si occupa e si interessa!


Non abbiate paura!” Per tre volte Gesù chiede ai Suoi di non avere e provare paura davanti alle ostilità e persecuzioni, che dovranno affrontare per la fedeltà e costanza  nell’annunciare il regno di Dio, assicurando loro costante vicinanza e continuo sostegno anche nella sopraffazione e avversità di ogni sorta. Nulla può e deve fermare ed interrompere il diffondersi della Parola, perché in Questa, infatti, agisce lo Spirito di vita che soffia dove, quando e come vuole! Si tratta di un Annuncio che non può essere nascosto, né tanto meno taciuto: bisogna ascoltarlo all’orecchio e gridarlo dai tetti per farlo udire e conoscere a tutti. 


Il coraggio, che si fonda su questa incrollabile fiducia e che libera da  ogni paura, inoltre, si basa sul fatto che l’empio iniquo può uccidere soltanto il corpo e non “l’anima” (psiche: la persona, l’Io vivo, cosciente e libero). Hanno potere solo “sul corpo” non “sull’anima”, possono sopprimere la vita fisica, non quella eterna. Non c’è motivo di vivere nella paura, perciò, perché il Padre veglia su di noi sempre, s’interessa ad ogni creatura e il suo amore abbraccia tutta la creazione: se non perde di vista nemmeno due uccellini, figuriamoci i suoi figli! Ha “contato” e “valutato” ogni capello del nostro capo e si è impegnato a non lasciarlo “cadere senza il Suo volere”.


La paura è una cattiva maestra e pessima consigliera: frena ogni slancio, toglie audacia e calma, trasforma piccole ombre in fantasmi, fa scorgere nemici dove non ci sono, rende aggressivi, genera atteggiamenti di difesa esasperata, ci rinchiude in noi stessi, timorosi e allergici ad ogni confronto, chiusi al dialogo e all’amicizia, induce ad esagerare, può farci percepire, come nemici, persone che semplicemente non la pensano come noi. L’unica cosa da temere, perciò, è quella di non fidarsi del Padre, non riuscire a rendere testimonianza piena al Figlio, di vergognarsi d’essere alla Sua sequela e di appartenere alla Sua comunità. Questa esortazione non è una minaccia, ma un incoraggiamento rivolto non soltanto ai Dodici, bensì a ogni discepolo chiamato a testimoniare con coraggio la propria fede nella vita quotidiana.

Come Geremia, nella prima Lettura, il cristiano non è sottratto all’esperienza della sofferenza, prova che appare come impossibile a sostenersi ed a superarsi con le proprie sole forze. È, allora, che la fede gli fa scoprire e sentire al proprio fianco “il Signore come prode valoroso”, che lo “libera dalle mani dei malfattori”."

Il messaggio del Vangelo è allora un invito a non lasciarsi vincere dalla paura e a non perdere la fiducia anche quando la vita mette davanti ostacoli, delusioni e cadute. Chi si affida a Dio non è preservato dalle difficoltà, ma trova la forza per attraversarle e rialzarsi, custodendo nel cuore la certezza di non essere mai abbandonato.

di La Redazione




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