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Docenti precari, fino a 70mila euro di risarcimento per l’abuso dei contratti a termine. Pacifico (Anief) a Didacta: precarietà causa di denatalità ed emigrazione

Aggiornamento: 14 mar

L’instabilità lavorativa dei docenti precari pesa su scuola e famiglie e limita la stabilità professionale. Pacifico (Anief) sottolinea che un insegnante su tre resta escluso dal ruolo, mentre chi ricorre al giudice ottiene risarcimenti fino a decine di migliaia di euro...

"C’è un legame diretto tra precarietà lavorativa e instabilità familiare, al punto che la mancanza di stabilità professionale è tra le principali cause della denatalità e dell’emigrazione di giovani qualificati: lo ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante un convegno organizzato con Eurosofia a Fiera Didacta Italia 2026.


Il sindacalista Anief ha messo in risalto come il lavoro instabile incida profondamente sulle scelte personali e sulla possibilità di costruire un futuro sicuro: l’insicurezza lavorativa, ha aggiunto, produce effetti diretti anche sul sistema scolastico, ostacolando il riconoscimento professionale e la qualità dell’insegnamento.

Pacifico ha anche ricordato che l’intervento sindacale ha già consentito in passato di riattivare la graduatoria del primo concorso ordinario e di avviare un concorso straordinario per l’immissione in ruolo. L’iniziativa, ha spiegato, non compromette il diritto al risarcimento per i docenti che maturano successivamente la stabilizzazione.

Nel corso del convegno, alla presenza del cardinale Augusto Paolo Lojudice, è stato ribadito il principio che una scuola efficiente si fonda sulla certezza del lavoro. Anief ha quindi chiesto un impegno condiviso delle istituzioni e della società civile per superare definitivamente la logica del precariato, assicurando ai docenti di religione e a tutto il personale scolastico prospettive di carriera coerenti con la funzione educativa svolta.


Quindi, il leader del giovane sindacato ha ricordato il caso degli insegnanti di religione cattolica, esempio emblematico di precarietà strutturale: a vent’anni dall’entrata in vigore della normativa specifica che ha aperto ai concorsi periodici per stabilizzare questa categoria di insegnanti, uno su tre continua a non potere essere stabilizzato per legge, poiché l’organico utile alle immissioni in ruolo risulta limitato al 70 per cento dei posti disponibili.

Il paradosso, ha detto Pacifico, è che si tratta di un diritto leso, che porta i giudici a procedere con sostanziosi risarcimenti danni, che possono raggiungere anche 70mila euro. Il sindacato Anief, quindi, una soluzione normativa stabile che metta fine al contenzioso e garantisca la piena immissione in ruolo di tutti i docenti aventi diritto, proseguirà nelle azioni legali.


Anief ricorda anche che queste sentenze sono la conseguenza dalla cattiva applicazione, tutta italiana, della Direttiva UE 70/CE del 1999 che impone agli stati membri di stabilizzare i precari, in presenza di posti privi di titolare, dopo 36 mesi di servizio anche non continuativo. Le ‘bacchettate’ non sono poi arrivate solo dai giudici nazionali, ma ricordo che di recente c’è stato anche il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea, proprio per il surplus di supplenze e per le mancate immissioni in ruolo.


La verità è che continuare a tenere in piedi un sistema di reclutamento che auto-produce 200mila supplenze l’anno e a mandare in pensione tanti docenti da precari, spesso di religione, è anche una sconfitta per l’intero sistema scolastico, gli alunni e le loro famiglie. In sindacato ricorda, infine, che di recente ha ottenuto dal Governo il raddoppio dell’indennizzo per mancata immissione in ruolo rendendo quindi ancora più conveniente il ricorso al giudice per ottenere fino a 24 mensilità, quasi 40mila euro netti recuperati, sempre a seguito dell’abuso dei contatti a tempo determinato".

di LA REDAZIONE







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