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Crans-Montana, la tragedia continua nella vita dei sopravvissuti: il caso di Kean richiama il dovere della prevenzione

Il CNDDU richiama l’attenzione sulle conseguenze che restano nel tempo dopo una tragedia e sul ruolo della scuola nel percorso di recupero di un adolescente

La tragedia di Crans-Montana non si esaurisce nel momento dell’incendio. Per chi sopravvive, le conseguenze possono proseguire per mesi o anni, coinvolgendo salute, relazioni, studio e quotidianità. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama il caso di Kean, il diciassettenne italiano gravemente ferito, per sottolineare il valore della prevenzione e della tutela dei sopravvissuti.

“Il lungo periodo di ospedalizzazione, gli interventi chirurgici e il percorso riabilitativo che ancora oggi scandisce la sua quotidianità mostrano una dimensione della tragedia che non può esaurirsi nel momento dell’emergenza.”

Per il Coordinamento, quando a essere coinvolto è un adolescente, gli effetti dell'evento incidono anche su una fase decisiva della crescita e della costruzione del futuro.

“Per chi sopravvive a eventi di tale gravità, infatti, le conseguenze continuano nel tempo e coinvolgono la salute, gli affetti, lo studio, le relazioni e la possibilità di recuperare le autonomie precedenti. Quando tutto questo riguarda un adolescente, viene inevitabilmente coinvolta anche una fase fondamentale della costruzione del futuro, normalmente dedicata alla formazione, allo sport, alle amicizie e alla progressiva conquista dell’indipendenza.”

La vicenda di Crans-Montana diventa così, secondo il CNDDU, anche un'occasione per interrogarsi sulla sicurezza nei luoghi frequentati dai giovani e sull'effettiva applicazione delle misure di prevenzione.

“La vicenda di Crans-Montana impone quindi una riflessione sulla sicurezza come concreta espressione della tutela della persona. Nei luoghi di aggregazione, soprattutto quando frequentati da giovani, prevenzione, adeguatezza degli spazi e continuità dei controlli non possono essere considerate questioni meramente amministrative.”

Un principio che il Coordinamento sintetizza in una frase particolarmente netta: “Una prescrizione tutela realmente la vita soltanto quando viene applicata e verificata con rigore.”

Sul fronte giudiziario, il CNDDU richiama naturalmente la necessità di attendere gli accertamenti della magistratura.

“Spetterà alla magistratura accertare le responsabilità individuali connesse all’incendio, ed è necessario evitare qualsiasi anticipazione di giudizio.”


Esiste però, sottolinea il Coordinamento, un piano più ampio sul quale le istituzioni sono chiamate a interrogarsi: quello della prevenzione e dell'efficacia dei sistemi di sicurezza.

“Ogni tragedia che evidenzi possibili criticità nei sistemi di sicurezza dovrebbe indurre le istituzioni a verificare non soltanto ciò che non ha funzionato nel singolo caso, ma anche l’efficacia complessiva della prevenzione, la disponibilità di risorse adeguate e la capacità di individuare i rischi prima che producano conseguenze irreversibili.”

La sicurezza, aggiunge il CNDDU, non può essere ridotta alla presenza di documenti o alla semplice conformità formale.

“La sicurezza, in questa prospettiva, non coincide con la semplice conformità documentale. È una responsabilità quotidiana che coinvolge amministrazioni, gestori, organismi di controllo e comunità.”

E proprio la prevenzione, spesso meno evidente dell'intervento durante un'emergenza, rappresenta una delle forme più concrete di tutela.

“La prevenzione è meno visibile dell’emergenza, ma rappresenta una delle manifestazioni più concrete della tutela dei diritti fondamentali.”

Il CNDDU richiama inoltre l'attenzione su un altro aspetto: quello dei sopravvissuti, che rischiano di scomparire dall'attenzione pubblica quando diminuisce la pressione della cronaca.

“Altrettanto importante è non dimenticare i sopravvissuti quando diminuisce l’attenzione della cronaca. Le dimissioni da un ospedale non rappresentano necessariamente la conclusione di una tragedia. Possono essere l’inizio di un percorso lungo, segnato da terapie, riabilitazione e dalla necessità di ricostruire la propria quotidianità.”

Da qui la necessità di garantire continuità nell'accompagnamento, non soltanto sul piano sanitario.

E proprio la prevenzione, spesso meno evidente dell'intervento durante un'emergenza, rappresenta una delle forme più concrete di tutela.

“La prevenzione è meno visibile dell’emergenza, ma rappresenta una delle manifestazioni più concrete della tutela dei diritti fondamentali.”

Il CNDDU richiama inoltre l'attenzione su un altro aspetto: quello dei sopravvissuti, che rischiano di scomparire dall'attenzione pubblica quando diminuisce la pressione della cronaca.

“Altrettanto importante è non dimenticare i sopravvissuti quando diminuisce l’attenzione della cronaca. Le dimissioni da un ospedale non rappresentano necessariamente la conclusione di una tragedia. Possono essere l’inizio di un percorso lungo, segnato da terapie, riabilitazione e dalla necessità di ricostruire la propria quotidianità.”

Da qui la necessità di garantire continuità nell'accompagnamento, non soltanto sul piano sanitario.

di La Redazione


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