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Caldo, quali scuole rinvieranno l’inizio delle lezioni? Schettini: “Tantissimi investimenti sulla tecnologia, pochissimi sulle strutture scolastiche” (VIDEO)

Il professore Schettini, oltre ad analizzare approfonditamente la questione, invita a guardare oltre l’emergenza. Ma quali scuole rimarranno chiuse?

“Quali scuole rimanderanno l’inizio dell’anno scolastico per il caldo?” È la domanda dalla quale parte la riflessione del professor Vincenzo Schettini, fisico, docente e divulgatore scientifico. Una domanda diventata centrale mentre le temperature elevate accompagnano il ritorno in classe e riaprono il confronto sulle condizioni degli edifici scolastici.

Al momento non esiste un provvedimento nazionale che rinvii l’inizio delle lezioni. I calendari vengono stabiliti dalle Regioni, mentre eventuali chiusure o slittamenti possono essere disposti a livello locale quando esistono condizioni concrete che rendono necessario intervenire.

Secondo Schettini, è proprio la diversità delle situazioni territoriali a rendere poco utile una risposta identica per tutta Italia. Il caldo registrato in una città del Sud può essere molto diverso dalle condizioni presenti nello stesso momento in un comune del Nord, così come cambiano profondamente le caratteristiche degli edifici e delle singole aule.

Il professore richiama l’esempio delle ordinanze adottate in inverno in caso di neve: “Ogni paese fa eventualmente delle ordinanze per chiudere la scuola per neve, perché effettivamente è proprio un problema: spostarsi, i pullman. Ogni sindaco fa una determinata ordinanza”.

Lo stesso principio, secondo il divulgatore, potrebbe essere applicato alle temperature eccezionalmente elevate, affidando alle amministrazioni locali la valutazione delle condizioni presenti nei rispettivi territori. “Ci possono essere regioni in questo momento strette nella morsa del caldo e sono convinto che gli amministratori di quelle regioni, i sindaci di quelle città, saranno sufficientemente informati”, afferma Schettini, aggiungendo di trovare “abbastanza faticosa” una discussione condotta esclusivamente sul piano nazionale.

La questione, però, non può esaurirsi nel decidere se posticipare di qualche giorno l’ingresso degli studenti. Lo stesso problema si presenta alla fine dell’anno scolastico, quando in molte zone del Paese le lezioni proseguono tra maggio e giugno in ambienti che possono raggiungere temperature molto elevate.

“A maggio, almeno in Puglia, molto spesso fa un caldo pazzesco. E nessuno dice niente, nessuno dice: ‘Le scuole devono chiudere, chiudiamole prima’”, osserva Schettini.

È a questo punto che la riflessione si sposta dalle date del calendario alle condizioni strutturali degli istituti. “Gli ambienti scolastici sono molto indietro da questo punto di vista. Si sono fatti tantissimi investimenti sulla tecnologia e pochissimi sulle strutture scolastiche”, afferma il professore.

Negli ultimi anni la scuola ha investito nella digitalizzazione della didattica, nelle piattaforme e negli strumenti tecnologici. Il cambiamento climatico impone ora di interrogarsi anche sulla vivibilità degli spazi nei quali studenti e personale trascorrono molte ore della giornata. Come sintetizza Schettini: “Onestamente non ci si è mai preoccupati del come si sta a scuola”.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 20 milioni di euro per il raffrescamento e il miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti didattici. Le scuole statali possono presentare domanda dal 7 all’11 settembre 2026 e le risorse saranno assegnate in base all’ordine di ricezione delle candidature, fino al loro esaurimento. La misura è prevista dal decreto ministeriale n. 179 del 2 settembre 2026.

Per Schettini, tuttavia, non basta installare qualche apparecchio e considerare risolto il problema. “Non è che prendiamo una decisione adesso di mettere i condizionatori e abbiamo risolto il problema. Bisogna proprio pensare a come risolverlo facendo un progetto pluriennale, in modo da fare sì che gli edifici, da un punto di vista termico, siano quanto più prestanti possibile e protetti dall’escursione termica”.

La climatizzazione rappresenta soltanto una parte dell’intervento. Occorre considerare l’isolamento degli edifici, le schermature solari, la ventilazione, i consumi energetici e le differenze climatiche tra i territori. Una scuola progettata per affrontare il cambiamento climatico non può dipendere semplicemente da uno split collocato in un’aula.

Schettini immagina quindi un progetto nazionale capace di coinvolgere ricercatori, tecnici, artigiani e nuove imprese formate anche da giovani. Una sfida che definisce “la rinascita climatica degli istituti scolastici” e che potrebbe trasformare un’emergenza in un’occasione di innovazione e lavoro.

Rinviare le lezioni può essere una risposta locale a una situazione eccezionale. Ma la vera domanda non è soltanto quando debbano riaprire le scuole: in quali condizioni studenti, docenti e personale dovranno tornarvi.

Per te, lettore che ci segui, la tua scuola è preparata ad affrontare temperature così elevate? Ritieni più utile posticipare le lezioni oppure avviare un piano strutturale per rendere finalmente vivibili gli edifici scolastici durante tutto l’anno? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.

A seguire il video integrale collegato al canale "La fisica che ci piace"



di Leandro Castagna

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